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Signor Presidente,

Mi rivolgo a Lei che, oltre ad essere il mio Presidente ed il Presidente di tutti gli Italiani, é anche, come me, familiare di vittima di mafia. In realtà, parlare di vittima di mafia è riduduttivo, perché mafia, come emerso in maniera certa in numerosissimi processi, è anche quella che si nasconde nello Stato, negli apparati, nella massoneria, nelle associazioni. Non devo certamente raccontare a Lei queste cose, conosce perfettamente la situazione e le crepe istituzionali che hanno favorito e favoriscono il crimine. Credo pure che, come me, Sia preoccupato da questa disattenzione collettiva verso le mafie, anzi, direi una pericolosa inversione di rotta che ribalta il tavolo: i buoni diventano i mafiosi, i corrotti, gli intrallazzatori, gli infedeli.

I cattivi, sono quelli che combattono il degrado morale e civile.

Non sono parole a caso Signor Presidente, Lei é sicuramente informato sulle spregiudicate e inqualificabili campagne di “santificazione” dei “nuovi buoni”, come ad esempio, il Generale Mario Mori o il boss criminale Domenico Papalia. Lo schema è quello solito: abili propagandisti (proprio non riesco a chiamarli giornalisti) utilizzano l’enorme potere dei media e diffondono incessantemente appelli poggiati su articoli vergognosamente artefatti da omissioni e menzogne. Quando poi l’attenzione raggiunge l’apice, sulla Sua scrivania arriva la richiesta di grazia per la povera vittima perseguitata o, addirittura, la richiesta di nomina ad alte e onorevoli cariche dello Stato.

Non è stato così per Crespi?

Signor Presidente,

Non voglio scrivere a Lei la storia di quegli ineffabili personaggi improvvisamente celebrati come vittime ed eroi. Noi, anche Lei, Signor Presidente, sappiamo bene chi sono le vere vittime e chi sono i veri eroi. Le chiedo solo una piccola cosa:

Prima di decidere, per favore, consulti anche noi, familiari vittime di mafie.

Grazie

Stefano Mormile

Tratto da:
19luglio1992.com

Foto © Imagoeconomica

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