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Appello al senato e al Presidente della repubblica Sergio Mattarella

Proprio in questi giorni si sta discutendo nelle aule parlamentari della Riforma del processo penale presentata dal governo Draghi e dalla ministra Marta Cartabia qualche settimana fa. Come società civile e soprattutto come giovani ci rivolgiamo a voi senatori e a lei Presidente per esprimere la nostra preoccupazione e il nostro disaccordo rispetto alle nuove norme che stanno per entrare in vigore nel sistema giudiziale italiano. Quasi tutta la magistratura italiana, così come numerosi giornalisti, avvocati, esponenti politici, addetti ai lavori, vittime di reati e semplici cittadini e cittadine hanno definito questa Riforma pericolosa per la tenuta del sistema democratico e contraria al senso di giustizia e ai principi costituzionali della nostra Repubblica: “La peggiore della storia italiana”. Parere palesemente negativo è stato espresso anche dall’Associazione Nazionale Magistrati (Anm) e dal Consiglio Superiore della magistratura (Csm), di cui lei è Presidente. Ciò che prima di tutto ci ha lasciato sconvolti sono stati i tempi e il metodo di approvazione degli emendamenti fortemente accelerati per una Riforma così importante: in effetti, secondo diverse testimonianze dei parlamentari, la Commissione giustizia avrebbe avuto solamente 2 ore di tempo per esaminare il disegno di legge, senza neanche avere la possibilità di votare gli emendamenti. Si tratta di una violazione inaudita dei principi democratici della nostra Costituzione che, insieme ai grandi profili di incostituzionalità presentati dal decreto, impongono una presa di posizione ferma ed irremovibile. Per questo motivo e per molti altri ci rivolgiamo a voi.


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Meccanismo di improcedibilità: non velocizza i processi ma li taglia
A iniziare dall’introduzione del meccanismo dell’improcedibilità che comporterà un grave arretramento nel funzionamento del sistema di giustizia in generale, in quanto provocherà l’estinzione di tutti quei processi che non si celebreranno entro 3 anni di appello ed entro 1 anno e mezzo di cassazione, comprese le eventuali proroghe (regime in vigore dal 2024). Questo strumento non solo garantirà l’impunità ad alcune categorie di soggetti, soprattutto politici e colletti bianchi, aumentando da un lato il prestigio criminale di coloro che hanno commesso reati e condannando dall’altra le vittime e gli imputati di serie B, ma genererà una forte disuguaglianza tra i cittadini: gli imputati che potranno permettersi avvocati e collegi difensivi più bravi saranno effettivamente in grado di allungare i processi, attraverso diversi espedienti, superando così i due anni di tempo per far scattare l’improcedibilità e riuscendo conseguentemente a salvarsi dalla sentenza. Un sistema che viola l’articolo 3 della nostra Costituzione il quale prevede che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge” e soprattutto che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale” i quali limitano di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini. Questo sistema, paventato agli occhi dell’opinione pubblica come strumento di velocizzazione dei processi, causerà proprio l’effetto contrario: vanificherà le risorse umane ed economiche investite fino al momento in cui scatta l’improcedibilità; porterà ad una frammentazione dei processi, necessaria per restare entro i limiti di tempo previsti dalla Riforma; genererà una moltiplicazione dei processi stessi, aumentando il carico di lavoro per giudici e magistrati. Inoltre, la prospettiva di arrivare ad una eventuale estinzione del procedimento incentiverà gli imputati a ricorrere in secondo grado, determinando una moltiplicazione degli appelli. Poi ancora, le parti offese che si vedranno bloccare i processi si appelleranno al giudizio civile per ottenere almeno il risarcimento, dovendo però ricominciare tutto da capo e causando un aumento importante del carico di lavoro per avvocati, giudici e magistrati anche in sede civile. Il nuovo istituto dell’improcedibilità si pone in contraddizione con quello della prescrizione. In effetti, se da un lato si riprende il blocco del decorrere del tempo alla sentenza di primo grado (introdotto dalla precedente Riforma Bonafede), dall’altro si impone al magistrato e al giudice di chiudere il processo entro un termine cortissimo (3 anni inclusa la proroga per l’appello) altrimenti scatta l’improcedibilità e cioè il processo va in fumo. Si arriva quindi al paradosso per cui anche reati che avevano tempi di prescrizione molto lunghi in considerazione della loro gravità (come il disastro ambientale, 30 anni; reato di rapina e reato di estorsione, 12 anni e 5 mesi), rischiano di estinguersi molto prima, magari dopo 5 o 6 anni. Dal meccanismo dell’improcedibilità sono stati esclusi solamente i reati che prevedono la pena con l’ergastolo, mentre quelli di associazione mafiosa, terrorismo, violenze sessuali, associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, voto di scambio politico-mafioso, prevedono proroghe rinnovabili all’infinito, ma solo se viene dimostrata la “particolare complessità”: una clausola che, oltre ad essere molto pericolosa, impone di bloccare il processo ogni 3 anni per predisporre con ordinanza una valutazione del carattere di laboriosità del processo.


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Modesto passo in avanti con le modifiche, ma ancora gravissime patologie
Sicuramente rispetto alla deriva totale prevista dalla prima bozza del disegno di legge, il raddoppiamento dei termini per i reati “ordinari” e la triplicazione dei termini per i reati con l’aggravante mafiosa rappresenta un passo in avanti, ma purtroppo le modifiche non riducono né annullano gli aspetti fortemente patologici e pericolosi della Riforma. In effetti, in particolare nel contrasto alla mafia, gli effetti collaterali sarebbero comunque devastanti, considerando che l’intera criminalità organizzata viene agevolata anche e soprattutto dai rapporti con parti deviate della politica, delle istituzioni, dell’imprenditoria e del mondo finanziario: soggetti che vengono generalmente processati per reati contro la pubblica amministrazione, riciclaggio, corruzione, peculato, concussione e così via, i quali sono considerati reati “ordinari” e che rimangono assoggettati ai termini generici (3 anni per appello e 1 anno e mezzo per Cassazione). Per non parlare di altri reati per cui non si prevede né l’esclusione né un apposito regime speciale: reati finanziari, reati ambientali (inquinamento ambientale, traffico illecito di rifiuti, distruzione ambientale ecc.), reato di prostituzione minorile e di istigazione alla corruzione, propaganda ed istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. Il maxi-processo Ambiente Svenduto sull’ex Ilva di Taranto per esempio, conclusosi con sentenza di condanna di primo grado lo scorso 31 maggio, sarebbe gravemente a rischio di improcedibilità in appello e in cassazione, vista e considerata la sua elevata complessità. Diverse associazioni, a cominciare da Legambiente, Greenpeace e WWF, hanno già denunciato nel merito la Riforma, così come i familiari delle vittime delle stragi di mafia, di Viareggio, del Ponte Morandi, i cui processi con questa Riforma si sarebbero estinti o rischieranno di estinguersi prima che si possa arrivare a sentenza definitiva.


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Parlamento indica ordine di priorità dei reati: una palese incostituzionalità
Inoltre, senatori e Presidente ci rivolgiamo a voi perché, rispettivamente in sede di votazione e di promulgazione della legge, possiate rilevare un profilo di incostituzionalità palese ed evidente. È quello che riguarda l’obbligatorietà dell’azione penale del pubblico ministero (art.112) e l’indipendenza e l’autonomia della magistratura da ogni potere esterno (art.104), soprattutto quello politico. L’articolo 112 della Costituzione, posto a garanzia dei principi di uguaglianza della nostra Repubblica, prevede in effetti che i pubblici ministeri sono tenuti a perseguire i crimini di cui giunge notizia in Procura senza compiere valutazioni né scelte discrezionali di preferenza relative al tipo di reato, ovvero al soggetto che vi si trovi coinvolto. Mortificando totalmente questo principio si prevede che il Parlamento, e quindi la maggioranza politica del momento, possa dettare alle procure le linee generali per definire l’ordine di priorità dei reati da perseguire, decidendo quali siano i reati più importanti e quelli meno importanti. Questa norma si pone in palese contrasto con il principio di separazione dei poteri espresso dall’articolo 104 della Costituzione, che vieta alla politica di inserirsi nell’esercizio della funzione giudiziaria, segnando così un passo grave verso il sostanziale assoggettamento delle procure al potere politico.
Si tratta di un assalto vergognoso al nostro assetto democratico e costituzionale, contro cui è necessario reagire prima che vengano causati danni irreparabili a tutta la cittadinanza italiana. Invece di barattare diritti fondamentali di ogni cittadino italiano in cambio di soldi provenienti dall’Europa, ci si rifiuta di andare “a monte”, cioè alla base, per risolvere veramente il problema della lunghezza dei processi e dell’inefficienza della giustizia. Si dovrebbe cominciare da politiche riformiste e di inclusione sociale in grado di diminuire le aree dell’”illegalità di sussistenza”, e poi ancora, sarebbe necessario riformare il sistema carcerario e l’apparato di polizia penitenziaria, espungere le contravvenzioni dal penale, riformare il giudizio in appello con verifiche rigorose e stringenti sulla fondatezza dei ricorsi, riorganizzare infine gli uffici giudiziari, predisponendo soprattutto più risorse umane per alleggerire il lavoro.


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In nome della costituzione italiana: no alla riforma!
In nome di tutti i cittadini e cittadine che voi senatori siete chiamati ogni giorno a rappresentare e in nome della Costituzione che avete scelto di rispettare e difendere; in nome del ruolo presidenziale che lei Presidente Mattarella detiene all’interno del Csm, organo di governo autonomo dell’intera magistratura italiana e in nome dei principi costituzionali di cui lei è assoluto garante; in nome del vostro giuramento di fedeltà prestato alla Repubblica di fronte a tutto il popolo italiano, vi chiediamo di esaminare a fondo il disegno di legge e di rilevare le evidenti incostituzionalità di questa Riforma della giustizia. Noi non ci riconosciamo nell’attuale maggioranza politica che ha espresso voto favorevole in Camera dei deputati, ma confidiamo nel vostro esame oggettivo ed incondizionato in sede di votazione e poi di promulgazione, sicuri che se questa legge dovesse entrare in vigore, si genererebbe una drastica limitazione dei nostri diritti fondamentali e delle nostre libertà costituzionali.
(Prima pubblicazione: 08-08-2021)

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Qui il link di Instagram sulla petizione: https://www.instagram.com/p/CSUOPgZsjVC/?utm_medium=copy_link

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