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“…… il nome di Umberto Mormile è stato inserito nell’elenco che leggiamo ogni 21 marzo. Abbiamo deciso di non attendere il prossimo marzo per inserirlo, anche perché sul sito Vivi sono inserite le storie delle vittime per tutto l’anno. Un caro saluto, Daniela Marcone”.

Daniela Marcone è la vicepresidente nazionale dell’associazione “Libera” e quelle righe che avete letto me le ha mandate il 19 luglio scorso, proprio mentre mi trovavo in Via D’Amelio, a Palermo, per ricordare e onorare Paolo Borsellino, i suoi uomini della scorta e, in generale, tutte le vittime delle mafie.

Parole, quelle di Daniela Marcone, che mi hanno riempito di gioia, tanto più che sono giunte inattese a fronte di infinite amarezze che sempre hanno accompagnato le iniziative per dare il giusto riconoscimento a Umberto Mormile, mio fratello, ucciso in un vile agguato di mafia (e non solo) l’11 aprile 1990. Come capitato nel maggio 2019, quando a Umberto doveva essere intitolata un’aula di udienza del tribunale di Ancona; tutto pronto, tutto annunciato e poi, all’ultimo momento, delibera annullata senza una ragione (la ragione in realtà esiste: non si deve parlare di Umberto Mormile, altrimenti emergono prepotentemente le relazioni pericolose tra gli apparati dello stato e il mondo delle carceri che è appunto costato la vita a Umberto e che evidentemente costituiscono ancora un nervo scoperto dell’organizzazione).

Per questa ragione, anche l’inserimento del nome Umberto Mormile nell’elenco delle vittime di mafia di Libera, a me appariva una cosa irrealizzabile, nonostante a richiederlo fosse stato un avvocato irreprensibile come Fabio Repici attraverso un’accorata e documentata lettera inviata direttamente al presidente di Libera, Luigi Ciotti nel lontano 2017. A quella, sono seguiti solleciti da parte dello stesso avv. Repici, poi ripresi in maniera ossessiva e assordante da altra persona degna come David Gentili, presidente della Commissione antimafia del Comune di Milano. Nulla, sembrava tutto avvolto in un limbo infinito fino a quando non è intervenuta Daniela Marcone che, il tempo di documentarsi e capirci qualcosa, ha scritto quello che avete letto sopra, che io non credevo avvenisse.

Grazie Daniela, grazie David e Grazie Fabio. Grazie di cuore.

Certo, inserire il nome di Umberto nell’elenco delle vittime di mafia di Libera, non è il processo che sogno, quello che dovrebbe finalmente squarciare l’orizzonte verso il terzo livello dei responsabili dell’uccisione di mio fratello: dopo gli esecutori e i mandanti criminali già individuati e condannati, svelare anche mandanti e fiancheggiatori istituzionali indubitabilmente convolti. Eppure, questa “piccola” cosa di Libera, tanto piccola non è, e vi spiego perché.                

Tra le tante iniziative sul tema del contrasto alle mafie, che cura l’Associazione Libera, l’aver costruito un prezioso archivio della memoria i cui mattoncini sono costituiti proprio dalle vittime delle mafie ha, secondo me, un enorme significato. Ogni 21 marzo, il giorno dedicato alla memoria, si urla il nome di ciascuna di quelle vittime innocenti uccise perché si sono opposte alle mafie od anche perché si sono trovate accidentalmente sul loro percorso e sono state spazzate via senza pietà. Sono tanti i nomi da gridare il 21 marzo, tantissimi, troppi. Un elenco che non si riesce a chiudere, non finisce, perché le mafie, tutte le mafie, anche quelle “istituzionali”, in questo strano paese si possono combattere ma non si possono vincere, non ancora. Ebbene, l’urlo del 21 marzo, l’eco di quei nomi perlopiù anonimi, poco conosciuti, non è una piccola cosa, è una catarsi collettiva, è un ricordare a sé stessi che quei nomi sono morti per noi, che non dobbiamo dimenticarli e, anzi, dobbiamo raccogliere il testimone che ci hanno lasciato e proseguire indomabili la corsa, fino a sconfiggerle davvero le mafie. E sono nomi che hanno dietro una storia, e ciascuna storia è in qualche modo avviluppata con le altre, quasi a formare un racconto, il racconto di questo Paese, la storia nascosta di questo Paese che nessuno vuole leggere ma che tutti dovremmo invece conoscere. Perché è la nostra storia, la nostra vera storia, quella che ha generato e genera la nostra attuale condizione, quella che peserà enormemente sui nostri figli, i nostri nipoti e tutte le generazioni future. Ecco perché è importante che il nome di Umberto Mormile sia ricordato il 21 marzo, perché la storia di Umberto Mormile è un patrimonio di conoscenza prezioso per questo Paese, assieme a tutte le storie che stanno dietro i nomi gridati in piazza. Conosciamo tutte quelle storie, e saremo delle persone più consapevoli e, forse, potremo contribuire a migliorare il nostro Paese.

Tratto da: 19luglio1992.com

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