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A squarciare il velo sugli affari della mafia oggi in Italia è il libro "Cosa loro, Cosa nostra", la prima inchiesta sulle mafie straniere in Italia scritto da Andrea Di Nicola e da Giampaolo Musumeci

In Italia la mafia continua a far soldi all’ombra del virus criminale per mano di gang appartenenti alla vecchia e alla nuova mala. A squarciare il velo sugli affari di Cosa Nostra e delle altre mafie “italiane” è il libro “Cosa loro, Cosa nostra“, la prima inchiesta sulle mafie straniere in Italia vergata da Andrea Di Nicola e da Giampaolo Musumeci.
A fare luce su cult nigeriani, dealers marocchini e triadi cinesi - volutamente con intento provocatorio, proprio nei giorni in cui si ricorda la Strage di via D’Amelio - è il criminologo Andrea Di Nicola, “detentore” del Premio nazionale Paolo Borsellino, nonché esperto delle Nazioni Unite, della Commissione e del Parlamento Europeo, del Consiglio d’Europa e dei ministeri della Giustizia e per le Pari opportunità italiani. Lo abbiamo intervistato.

Professor Di Nicola, il Covid è un affare di mafia?
Per certi versi lo è, tanto è vero che la criminalità organizzata dopo aver trovato possibilità nuove e succulente offerte sul piatto d’argento dal virus, ha messo la quinta al racket straniero in Italia. Dopotutto che cosche e pandemia siano fatte l’una per l’altra è cosa ormai assodata. Ecco: questa è una vulnerabilità del sistema commerciale ed economico italiano, sempre a caccia di nuove maniere per riciclare, occultare e ripulire i guadagni illeciti dei propri business.

Quali sono i sodalizi mafiosi stranieri più attivi su suolo nazionale?
Mentre i clan ucraini tirano le fila del contrabbando di sigarette, i tentacoli dei “cult” nigeriani dirigono il traffico della prostituzione e lo “spaccio” delle ragazze nei feudi di Cosa nostra come Ballarò. La “camorra” marocchina invece traghetta hashish dalla graziosa Tangeri a Genova mandando milioni di euro in fumo. Cresce inoltre il peso dei leader nel settore del riciclo di cash: i famigerati “padrini” cinesi, che in tempo di emergenza sanitaria si danno anche al cybercrime. Ma la mala educación passa in rassegna pure con le ferocissime gang di latinos. Infine vanno citati i “ladroni” geogiani.

Stando alle indiscrezioni choc del suo libro, i broker criminali cinesi avrebbero messo occhi e tentacoli su vaccini e mascherine.
In effetti il traffico di prodotti farmaceutici non a norma collegati al Covid è in crescita. Il perché è presto detto: la “Piovra” asiatica è pioniera sia nel campo della contraffazione che del contrabbando. Insieme alle mascherine, le forze dell’ordine italiane, stanno infatti sequestrando gel igienizzanti, termometri, guanti non conformi, prodotti in Cina o in Italia (dai cinesi). Nota curiosa: molti di noi cercano il marchio CE sulle mascherine, ma pochi sanno che l’abbreviazione CE, scritta con una grafica leggermente diversa, può voler dire “China Export”, e non come si è soliti pensare, prodotto in conformità alla Direttiva europea 93/42/CEE. Si tratta di un’operazione di plagio, simile alla frode informatica.

Farmaci clonati e phishing, però, non sono gli unici fiori all’occhiello delle organizzazioni criminali straniere in Italia.
Certo che no! Nell’ultimo anno i phisher, che ‘pescano’ in rete allo scopo di carpire password o credenziali bancarie tramite email fittizie sono aumentati dell’87%, ma ciononostante la criminalità organizzata continua a fare affari soprattutto con la tratta degli esseri umani. Una recente indagine della procura di Catania ci racconta che le aspiranti migranti, in forza del debito contratto per il viaggio dalla Nigeria all’Italia – parliamo di circa 30mila euro – possono essere obbligate a prostituirsi fino a 12 ore al giorno, avendo spesso rapporti non protetti, poiché più redditizi.

Ecco spiegato perché le mafie straniere della prostituzione farebbero affari per 2 miliardi di euro l’anno!
Esattamente; d’altra parte l’offerta è esotica, i prezzi sono cheap e le fanciulle illibate. Verrebbe da dire: un’occasione “Made in Italy” per italiani doc. Solo nel 2019 le donne nigeriane fatte prostituire lungo i marciapiedi dello “Stivale d’Europa” sono state ben 26.420. Ciascuna di loro ha lavorato 30 giorni al mese, per 12 mesi per una media di 5 prestazioni al giorno a un prezzo medio di 20 euro a sessione, per un totale di 100 euro al dì.

A voler ben guardare, però, anche il sodalizio tra prostituzione e narcotraffico è ebbro di gioia. Com’è cambiato lo spaccio durante la “peste” da Covid?
Con l’emergenza pandemica le nuove mafie, che potremmo definire cash, perché usano sempre denaro contante, hanno capito che i confini sono una linea da oltraggiare e non da rispettare, ed ecco perché si servono delle criptovalute per i pagamenti e dei pony express per le consegne in zona rossa. Ma la “roba” oggi passa pure attraverso il corridoio transoceanico. Le frontiere vengono aggirate con moderni vettori di trasporto, sottomarini carichi sia di cocaina sia di eroina liquida, la quale viene stipata nei serbatoi, lontano dai controlli.

A proposito di traffici proibiti, sembra sia tornato in voga il contrabbando delle sigarette “bionde”.
Aggiungerei anche quello delle e-cigarette, il cui liquido viene recapitato direttamente a domicilio; del resto lo “spaccio” di sigarette tradizionali ed elettroniche è una delle attività più lucrose che le mafie possano mettere in piedi. La ragione è semplice: gli introiti sono ottimi e i rischi bassi. Al momento, poi, i controlli di frontiera si concentrano più sulle persone e il loro stato di salute e meno sulle merci e ciò spiega perché i criminali dell’Est abbiano continuato ad agire in collaborazione con i club camorristici nostrani, indisturbatamente o quasi.

Che cosa vuole dire per l’erario?
Quasi 1 milione di euro l’anno di mancate entrate.

Se dico Paolo Borsellino?
Parla di uno dei più grandi depistaggi della storia. La verità è che la mafia oggi non interessa a nessuno, perciò ci vorrebbe un vaccino anche contro l’indifferenza!

Tratto da: libreriamo.it

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