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Sei anni fa ci lasciava Santo Della Volpe, una lunga e prestigiosa carriera come inviato del Tg3 e, all’epoca presidente della Federazione Nazionale della Stampa, nonchè presidente e direttore di Libera Informazione.

Nella giornata di oggi dedicata al suo ricordo, lasciamo lo spazio alle sue parole, riproponendo un suo scritto, come siamo soliti fare.

Quest’anno è la volta dell’editoriale scritto all’indomani della nomina a presidente della Fnsi, avvenuta pochi mesi prima della sua morte.

Un’avventura, quella alla guida del sindacato unitario dei giornalisti, nella quale profuse molte delle sue ultime energie, alla ricerca di una unità interna alla categoria che la battaglia congressuale aveva allora messo in forte discussione.

L’incipit del pezzo tradisce una delle sue passioni più grandi, quella per la musica, un tratto distintivo di tutta la sua vita. “The future is unwritten”: la citazione di Joe Strummer e dei Clash offre il destro a Santo per parlare delle sfide che il giornalismo nostrano è chiamato ad affrontare, se vuole continuare ad essere sentinella per la democrazia e collante civile nella trasformazione della società italiana ed internazionale.

Della Volpe parte enumerando i problemi della categoria, un elenco tuttora valido purtroppo: dalla perdita di autonomia nei confronti dei poteri politici ed economici alla quotidiana precarietà dei tanti che nelle periferie del Paese, giovani in particolare, svolgono la professione, raccontando il territorio, senza tutele economiche e legali, spesso esposti a ritorsioni, minacce e violenze.

Il neo presidente della Fnsi sottolinea inoltre la necessità di fare argine nei confronti delle querele temerarie, quelle SLAPP messe nel mirino fin dalla sua nascita da Libera Informazione, prima con i partecipati convegni in Fnsi del 2010 e del 2012 e poi con il primo sportello d’assistenza legale dedicato alla memoria di Roberto Morrione; rivendica l’importanza delle intercettazioni, non solo per le indagini e ancora rilancia la proposta della costituzione di parte civile a fianco dei giornalisti colpiti e/o minacciati dalla violenza criminale, mafiosa. Per finire con una petizione a favore della Rai, perchè sia autonoma dalla politica, altro tema oggi più che mai attuale.

Una difesa a tutto campo del giornalismo quella del nostro direttore, ma non incondizionata: infatti secondo lo stesso, il giornalismo deve guadagnarsi libertà ed autonomia, sapendo che non sono fini a sè stesse, ma piuttosto condizioni imprescindibili per la tenuta del sistema democratico, avendo come stella polare di riferimento “il concetto etico di giornalismo”, cui Pippo Fava ispirò tutto il suo agire.

Pur sapendo bene che se c’è una professione che spinge alla competizione è proprio quella giornalistica, Santo richiama tutti i soggetti del mondo dell’informazione ad un gioco di squadra: “Se sapremo ragionare con un “Noi” collettivo che tenga conto di tutte le istanze..”.

Non c’è dubbio alcuno che in quei mesi del 2015, il nostro direttore spese tutte le sue ultime energie per tradurre le sue riflessioni in fatti concreti e tante di quelle battaglie sono ormai entrate nel dna delle punte più avanzate del giornalismo nostrano, anche se non mancano ritardi, pigrizie e financhè compiacenze con il potere, legittimo o meno, come anche la vicenda Montante ha evidenziato in tempi recenti.

Ciao Santo e grazie per il futuro che hai saputo scrivere!!

Lorenzo Frigerio

Tratto da: liberainformazione.org

Foto © Internazionale/Flickr

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