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Sulla vicenda dell’intestazione del Lungomare di Trappeto a Danilo Dolci, mi sembra di stare assistendo a un festival dell’ipocrisia e ad una serie di giochetti, diciamo poco corretti, da parte dei protagonisti di questa storia paesana che non fa onore all’amministrazione comunale, ma che lascia qualche ombra anche sulle altre parti in causa, il tutto consumato sul nome di Danilo, che meriterebbe ben altro che l’intestazione di una strada. Il limite più grosso di questa “bega” paesana sta nella volontà di rimanere fermi al braccio di ferro, senza la volontà di arrivare a un incontro e a una soluzione che metta fine allo scontro, non tanto per dare soddisfazione alle parti in causa, ma per esaltare l’immagine di Danilo nel paese in cui ha vissuto per oltre quarant’anni, costruendovi una struttura culturale all’avanguardia, Borgo di Dio, centro d’incontro dei più grandi intellettuali europei. Non solo per questo va ricordato il rapporto di Danilo con gli abitanti. Quando egli arriva nel borgo marinaro, dove era stato da Bambino, si rende subito conto di ciò che lo circonda e dell’immenso lavoro da fare per lottare contro malattie endemiche che si chiamano mafia, assenza di lavoro o sfruttamento bestiale del lavoro offerto, mancanza di scuole, di assistenza sanitaria e sociale, di igiene, di pane, di giustizia di scuole, immense differenze sociali fatte di privilegi, di ricchezza, di possesso degli strumenti offerti dallo stato, per garantire la propria benestante sopravvivenza. La sua arma più forte è la non violenza, ma, rispetto alla passiva rassegnazione dei siciliani egli porta con se una forte carica di ribellione e capacità di dialogare, di coagulare il dissenso e di esprimerlo attraverso l’aggregazione e la partecipazione. Il 14 ottobre del 1952 è il giorno del suo primo digiuno, a Trappeto, sul letto di un bambino morto di fame, Benedetto Barretta. Dietro di sé ha qualcun altro disposto a condividere la sua sorte, nel caso che lo stato si dimostri sordo alla protesta. La costruzione di un impianto fognario è la prima conquista, ma il rapporto di interazione con la gente del posto trova la sua sintesi nel 1953, con il matrimonio con Vincenzina Barretta, una donna del popolo vedova di un marinaio morto per malattia, che gli porta una “dote di cinque figli, Turi, Matteo, Pino, Giacomo e Luciano e che gli darà altri cinque figli: Libera, Cielo (in omaggio a Cielo d'Alcamo), Amico, Chiara e Daniela.
Sempre in territorio di Trappeto, nella baia di San Cataldo un migliaio di persone, nel gennaio del 1956 si riunisce per manifestare con uno sciopero collettivo della fame, contro la pesca di frodo, che depauperava il mare e la possibilità, per i pescatori, di poter lavorare. La manifestazione venne sciolta dalle forze dell’ordine con la curiosa motivazione che «un digiuno pubblico è illegale», così come illegale, qualche anno dopo verrà ritenuto lo “sciopero alla rovescia”, ovvero la prestazione gratuita di lavoro da parte di un gruppo di contadini, per costruire una strada di accesso ai loro terreni. Ma sono tutte cose che ormai appartengono alla storia e frammenti di una serie di altri episodi che dimostrano la capacità organizzativa di quest’uomo e la sua intuizione degli anelli deboli su cui fare leva per chiedere o pretendere quello che avrebbe dovuto essere diritto di ogni cittadino. Pertanto le beghe di questi giorni sembrano essere misere espressioni di piccole faide personali per ostacolare, impedire e dirottare quello che dovrebbe essere un comune atto dovuto alla memoria di un personaggio che il paese dovrebbe sentire come proprio concittadino, ovvero l’intestazione del Lungomare.


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Per chi non ha seguito i fatti, ecco una breve ricostruzione della dinamica degli eventi di questi giorni:

1) Il 13.3. 2017 una delle figlie di Danilo, Daniela, a nome di una “Associazione Danilo Dolci - Libero futuro”, di cui si dichiara referente, assieme a Giuseppe Lombardo, indicato come liquidatore del “Centro Studi e iniziative”, firmano una disponibilità a cedere al Comune di Trappeto la strada e le aree adiacenti di accesso al Centro di formazione Danilo Dolci, Borgo di Trappeto, esprimendo il desiderio che la strada sia intitolata a Danilo Dolci. Come indirizzo di Daniela è indicato Contrada Piano Trappeto, Borgo di Dio snc, cioè senza numero civico, con il suo numero di cellulare e la mail.

2) La passata sindacatura di Pino Vitale, poi deceduto, aveva nominato una commissione toponomastica che, tra le tante proposte, aveva fatto quella dell’intestazione del lungomare a Danilo. Viene fatta una delibera di giunta di questa decisione e l’invio della richiesta alla prefettura, che avrebbe solo chiesto l’indicazione dei numeri civici per dare il suo benestare. Secondo l’attuale amministrazione la richiesta non è mai stata spedita e pare che non siano state neanche inviate, come d’obbligo, le note biografiche alla biblioteca di Storia patria. Sarebbe per prima cosa da accertare se non è stato dato seguito a quanto deliberato, da parte di chi e perché. Altra domanda che nasce tra le righe è di sapere se la Commissione Toponomastica era a corrente della richiesta di Daniela e, in caso affermativo, perché, cioè con quale motivazione non l’ha presa in considerazione. Per questa seconda domanda si può solo inferire che, data la differenza d’importanza tra una trazzera e un lungomare, la cosa aveva già la sua risposta.

3) La nuova amministrazione, il cui sindaco era stato vicesindaco di Vitale, il cui vicesindaco era allora assessore e il cui presidente del Consiglio è rimasto lo stesso, anziché avallare quanto aveva già deliberato, nomina una nuova commissione toponomastica, che rivede alcune precedenti indicazioni, tra le quali quella del lungomare, da intestare, questa volta, a Giovanni Paolo Secondo. Nelle dicerie paesane si fa notare che nella precedente Commissione c’era Orazio De Guilmi, già collaboratore di Danilo Dolci, il quale non è stato rieletto nella nuova, e che perciò avrebbe ordito tutta una serie di sotterranee manovre per non cambiare quanto deliberato con la sua partecipazione. Sempre secondo le strategie di Radiofante, si sussurra che, in previsione delle prossime elezioni amministrative Orazio o suo figlio starebbero meditando di candidarsi a sindaco e pertanto abbiano cominciato a fare campagna elettorale e a cercare visibilità.

4) Un articolo del blog locale “Il Tarlo” si occupa dell’argomento e riporta un’intervista di un consigliere comunale e del presidente del consiglio, in cui si sostiene che “è stata rispettata la volontà dei figli di Danilo”, espressa in un documento del 2017, venuto fuori o ripescato in questa circostanza.

5) In previsione del 98° anniversario della nascita di Danilo viene avanzata una richiesta per una manifestazione commemorativa di Danilo davanti al grande murale che fa bella mostra di sé sul lungomare e dove da poco tempo è stata data la concessione per un posto di ristoro con tavoli e sedie, che copre parte dei versi scritti sul murales, da alcuni ritenuta uno sfregio al murale. Orazio si preoccupa di invitarmi e mi propone di scrivere un articolo su tutta la vicenda, lasciandomi credere che si tratterà di una protesta contro l’amministrazione comunale, per una revoca della decisione presa e per un ritorno all’originaria proposta. Scrivo l’articolo, lo mando ad Orazio per email, ho, sempre per email, il suo benestare e lo pubblico si ANTIMAFIADuemila. Si noti che Orazio non mi ha detto che non si trattava di manifestazione commemorativa e non ha corretto quanto da me riportato e da lui riferito.

6) Pino Maniaci a nome di Telejato e quelli de “Il tarlo” con un nuovo articolo, si sentono in dovere di difendere l’operato dell’amministrazione, cosa che non manca di stupirmi, dato che il blog è stato sempre critico nei confronti di questa amministrazione, chiaramente schierata a centrodestra, con pericolose suggestioni provenienti da una locale cellula di Forza Nuova. Mi viene spedita copia della lettera del 2017 e in un nuovo articolo si fa riferimento a dichiarazioni di parte, al tentativo di creare scontri tra cittadinanza e amministrazione, a informazioni capziose e quant’altro, sempre a difesa della posizione, a mio parere poco difendibile, dell’amministrazione. La più curiosa di queste accuse è quella di strumentalizzazione, fatta da chi ha strumentalizzato un documento di cinque anni prima , che, secondo il blog sarebbero “le carte”, a firma di una sola dei figli, ma che, secondo le reiterate dichiarazioni dei politici locali esprimerebbero la volontà di tutti i figli.

7) De Guilmi mi viene incontro fornendomi un documento che è come l’asso di briscola, nel quale a nome della famiglia e dei sostenitori di Danilo, si chiede al Sindaco, al Presidente, al Prefetto, l’intestazione del Lungomare a Danilo, con una serie di ragionate motivazioni. Il documento è a firma di Amico Dolci, ma porta anche il nome di Libera Dolci, ai quali si è associato anche Sereno Dolci, attualmente in Norvegia, in attesa della nascita della figlia, ma c’è anche la firma di Pino Lombardo, il liquidatore del 2017, che ha firmato anche la richiesta della manifestazione, che si terrà il 28.6 alle ore 18, sul Lungomare.

8) Non avendo altro cui attaccarsi per polemizzare, si trova che nel mio primo articolo io facevo cenno a una manifestazione di protesta e non a una commemorazione: viene agitato il fantasma di una protesta con qualche possibilità di violenza ed anche De Guilmi si lascia coinvolgere da questa falsa polemica, dichiarando che la manifestazione non è di protesta e che chi ha scritto questa cosa se ne assume le responsabilità e ne dovrà rispondere. In realtà non c’è niente di cui debba rispondere, dal momento che la protesta è un elemento delle varie manifestazioni, in tutti i paesi democratici, quindi il problema non esiste ed è solo un pretesto per gettare fumo, ma questa cosa avrei preferito sentirla dire da Orazio. Scopro nel frattempo che esistono dissensi tra la redazione del Tarlo e De Guilmi, tra i figli di Danilo che ancora non sono venuti in possesso dell’archivio di Danilo, custodito da uno di essi, Cielo, tra l’associazione CESIE, alla quale è stata affidata la gestione di Borgo di Dio e altri soggetti che non riescono a trovare un’unità di intenti.

9) Proprio su Borgo di Dio andrebbe aperta una discussione seria, nel senso di arrivare a una chiara definizione della proprietà, a una nuova riabilitazione della struttura, considerato che una parte dei lavori di ripristino e di ristrutturazione fatti si sta di nuovo perdendo. Sulla funzione della struttura non c’è discussione: dovrebbe rimanere quella cui è stata destinata da Danilo, con il ripristino o la riapertura di biblioteca, sala convegni, sale di studio, attrezzature mediatiche e personale, nella prospettiva di avanzare costantemente proposte per "una nuova Resistenza" siciliana, considerato che la Sicilia è al primo posto tra le regioni europee per il tasso di povertà, per il numero di disoccupati e inoccupati, per la perversa distribuzione della ricchezza, per la disastrosa amministrazione della giustizia, per l’infelice distribuzione delle acque potabili e irrigue, per la disastrosa viabilità, per la mancanza di posti di lavoro, per la desertificazione dei terreni, per la devastazione degli incendi, per il lavoro nero, per il controllo mafioso delle poche attività produttive, e che invece occupa l’ultimo posto per il sistema di raccolta dei rifiuti, per la produzione industriale, per la mancanza di politiche agricole, per la situazione scolastica (locali, personale, attrezzature), per le strutture sanitarie, per la modernizzazione tecnologica, per il reddito pro capite, per la semplificazione burocratica, e per tante altre cose, sulle quali a ripetizione aleggia il messaggio comunicato da Danilo con la sua Radio nel 1970 “S.O.S…..S.O.S, Qui si sta morendo….”
Conclusione: giorno 28.6 io sarò sul Lungomare e mi farò carico di segnalare, davanti al murale di Danilo, il mio punto di vista sull’intestazione del Lungomare, che ritengo sacrosanta, non tanto perché lo sostiene De Guilmi o alcuni, se non tutti i figli di Danilo , ma perché è doverosa e il non volerne tenere conto manifesta la scarsa sensibilità che l’amministrazione sta mostrando su un argomento che non avrebbe nemmeno dovuto essere sfiorato. Mi spiace che, davanti a questo obiettivo c’è chi non viene a causa di dissensi e di giudizi critici sull’operato di alcune persone, mentre, comunque, a parole, manifestano tutti grande apprezzamento per il personaggio.

Ciao Danilo: mi sembra di rivederti quando ti ho incontrato a Partinico, vicino al bar del Viale, con i tuoi pantaloni corti, e ti ho raccontato come, attraverso una serie di manovre, il liceo Scientifico di Partinico era stato intestato a Santi Savarino, amico di Frank Coppola, fascista e firmatario del documento in appoggio alle leggi razziali del 1936. Ricordo il tuo commento: “Mascalzoni”. Tranquillo. Tu ci hai messo una vita per cercare di cambiare le cose, ma, per dirla con il tuo contemporaneo Tomasi di Lampedusa, “I siciliani non vorranno mai migliorare la loro condizione, perché credono di essere perfetti: la loro vanità è più forte della loro miseria”. Nonostante tutto noi continueremo a crederci avendo come punti di riferimento uomini come te, Peppino Impastato, Mauro Rostagno.

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