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Ieri erano precisamente 17 anni da una delle più grandi manifestazioni avvenute a Washington

La metropoli americana in effetti, il 25 aprile del 2004, vide marciare nelle proprie strade più di 1 milione di protestanti, donne e non solo, pronte a reclamare il proprio diritto di poter scegliere liberamente e con consapevolezza. Il tema centrale della protesta era delicatissimo e molto attuale ancora oggi: l’aborto e la sua legalizzazione. Con questo non si intende semplicemente il diritto e la possibilità legale di abortire, ma anche e soprattutto la possibilità di avere accesso a delle cliniche sicure, ad un'educazione sessuale adeguata fin dall’adolescenza, all’accesso e all’informazione riguardo ai contraccettivi. Le manifestanti rivendicavano inoltre il diritto di poter prendere decisioni non condizionate da motivi economici o sociali, chiedendo l’aiuto e la protezione delle istituzioni pubbliche, che in ogni Paese hanno il dovere di offrire e di predisporre gli strumenti necessari.
The March for Women’s Lives non fu la prima mobilitazione di questo genere ma fu sicuramente quella che lasciò il segno, visto l’immenso numero di persone che vi parteciparono e le numerose associazioni che la sponsorizzarono. Tra i tanti nomi c’erano The Black Women's Health Imperative, The National Latina Institute for Reproductive Health, The National Organization for Women, The Feminist Majority, NARAL Pro-Choice America, the Planned Parenthood Federation of America, and the American Civil Liberties Union. Erano presenti anche attori e personaggi del mondo dello spettacolo.
 "My Body Is Not Public Property!" "It's Your Choice, Not Theirs!”. Questi sono solo alcuni dei motti che i manifestanti, donne, uomini, ragazzi e ragazze, gridavano mentre passavano davanti alla Casa Bianca denunciando le politiche dei governatori del tempo. Quel giorno soprattutto i giovani fecero sentire la propria voce; si conta infatti che un terzo delle donne presenti alla marcia avessero meno di 25 anni. Molte erano anche le grida dei contrari alla legalizzazione. La protesta infatti fu molto accesa e sentita: motti, urla si contrastavano, cercando di sopraffarsi.
Una delle frasi più pronunciate durante la marcia fu quella che diceva “Pro-life, that's a lie, you don't care if women die" e "Not the church, not the state, women will decide their fate". Un’affermazione forte, che conteneva e contiene ancora oggi la drammaticità, la difficoltà e l’individualità della questione, che forse solo una ragazza o donna che si ritrova in tale situazione può davvero comprendere nel profondo.
Oggi sono tanti ancora i paesi che presentano un tasso altissimo di donne morte per aborti clandestini e in condizioni sanitariamente non sicure. Questo purtroppo accade in stati come Malta in cui l’aborto è illegale senza eccezioni e il Venezuela, dove è possibile abortire solo con condizioni specifiche.
Da una parte, spesso tale scelta è dettata da motivi economici, familiari, sociali o dalle violenze subite. Dall’altra, c’è l’assoluta necessità di proteggere la vita in ogni sua forma ed espressione, anche embrionale. Si tratta quindi di temi e di bilanciamenti molto complicati, delicati e soprattutto personali, in cui non si può dare spazio a pregiudizi né a decisioni affrettate. Indubbiamente la politica di ogni governo è chiamata in prima linea a farsi carico di tutto ciò, prendendosi cura dei propri cittadini e cittadine: eliminando prima di tutto ogni tipo di violenza, provvedendo e rimediando a condizioni socialmente ed economicamente instabili o insufficienti, educando ed informando di effetti e conseguenze, creando così le condizioni per una scelta consapevole e veramente libera. Il dibattito è aperto ancora oggi e l’argomento, molto sensibile, è spesso causa di grandi contrasti. Sicuramente quella marcia, 17 anni fa, fu un’occasione per donne di tutte le età, anziane e giovanissime, di unire le forze per far sentire la propria voce, lanciando un segnale forte ai governi e alle generazioni future e ponendo così l’attenzione su una questione di fondamentale importanza, di cui è necessario e doveroso parlare e discutere.

Foto © "March for Women's Lives" by ericwagner is licensed under CC BY-NC-SA 2.0

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