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Il 21 dicembre, in piena pandemia da Coronavirus ed in clima natalizio, il Governo Conte ha pubblicato in gazzetta ufficiale il decreto attuativo sui testimoni di giustizia a firma del Ministro della in-giustizia Bonafede e del Ministro degli Interni Lamorgese. Per la seconda volta siamo stati nuovamente traditi da un decreto presentato in sordina (il 7 agosto) anzi di nascosto, un atto che mortifica e umilia la nostra dignità. Mentre i testimoni facevano pervenire concrete proposte di modifica del decreto attuativo, modifiche a costo zero e quindi senza oneri di bilancio, i due Ministri Bonafede e Lamorgese avevano dato parere positivo a quello che consideriamo un atto di inciviltà giuridica contrario persino alla stessa legge voluta dalla Commissione Parlamentare Antimafia presieduta da Rosy Bindi.
Purtroppo, a differenza dell’ultima volta, non ci siamo accorti in tempo perché tutto è stato fatto, di nascosto confermando l’antidemocraticità del provvedimento e dell’operato di questa classe politica. Per chi non se ne fosse accorto siamo stati tutti gabbati.
Messo da parte l'ormai defunto motto, onestà onestà, ora viaggiano sul più pratico motto "facimmu ammuina".
Purtroppo nulla è stato rispettato nell’azione amministrativa dei rappresentanti politici, siamo stati noi da cittadini privi di incarichi istituzionali, a dover informare gli altri concittadini di questo scempio del diritto nonostante si sia persino tentato di distorcere e impedire le nostre iniziative politiche.
Già in precedenza durante il Governo Lega-M5s si era tentato di approvare una bozza di regolamento contrario al dettato normativo. Un abominio antidemocratico contrario alle vigenti normative ed a qualsiasi elementare principio giuridico. Come se non bastasse il decreto appena pubblicato il 21 dicembre non è stato nemmeno sottoposto al vaglio della Commissione Parlamentare Antimafia ne a quello del Comitato X di inchiesta sui testimoni di giustizia e collaboratori di giustizia, che quella legge avevano esitato nel dicembre del 2017: Commissione Parlamentare Antimafia e dall'allora coordinatore del Comitato presieduto dal deputato Davide Mattiello; il mancato coinvolgimento di tutti gli interessati si traduce in un sostanziale furtivo operato perché il decreto è stato letteralmente stravolto ed è cosi restrittivo che persino i relatori della legge n. 6 del 2018 fanno fatica a riconoscerne la paternità.
Per tutte le motivazioni sopraindicate, da cittadini che hanno denunciato le mafie nelle aule dei tribunali ci rivolgeremo alla magistratura per porre fine all’operato di chi predica bene e razzola male in tema di contrasto alle mafie e di politiche concrete di sostegno a coloro che denunciano. Noi siamo presenti mentre altri dovranno dimostrare concretamente di essere persone libere da logiche di partito o se vogliono continuare a indossare i panni dei voltagabbana e continuare a lisciare il pelo ai potenti di turno. Sarà come un banco di prova e noi ci saremo da liberi cittadini poiché per cambiare la nostra vita senza rinunciare alla nostra storia di riscatto civile ci abbiamo messo e ci metteremo sempre la faccia senza mai svenderci a nessuno, né per trenta danari o per molto di più.

Foto © Imagoeconomica

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