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La storia di Noemi, morta a soli 30 anni

Nelle pagine di La Repubblica Palermo, in questi giorni, trova spazio una storia che non può lasciare inermi ed apre a profonde riflessioni.
E’ la storia di Noemi Ocello, ragazza siciliana di 30 anni, morta sabato dopo aver ingerito una dose doppia di metadone mentre stava attraversando una forte crisi di astinenza.
Un dramma se si considera che da bambina aveva perso il padre per le medesime circostanze.
Una battaglia con se stessa, quella della giovane. Perché era riuscita a prendere un’altra strada, prima di ricadere nel tunnel della droga qualche mese fa, dopo aver conosciuto un ragazzo, a sua volta tossicodipendente: “Noemi aveva una gran voglia di vivere. Si era innamorata di lui e voleva salvarlo - ha raccontato Nino Rocca, da quarant’anni volontario nei vicoli di Palermo - Lo aveva anche convinto ad andare al Sert, ma si è persa”.
In passato la ragazza era stata già soccorsa dal 118 e i medici avevano consigliato il ricovero per lo stato di debolezza in cui si presentava il suo cuore. Ma la giovane siciliana si era rifiutata di andare in ospedale. Non voleva lasciare il compagno da solo.
Giovedì, l’ennesima crisi e la telefonata d’aiuto: “L’ho accompagnata al Sert - ha raccontato Rocca - dove le hanno dato il metadone. Ma avrebbe avuto bisogno di altro”. Il volontario di Palermo si è detto amareggiato: “Da tre anni la sostenevo. L’avevo anche accompagnata a Trapani, alla comunità di recupero Saman. Avevo soprattutto provato a mettere in collegamento le strutture che si erano occupate di lei: l’Asp e i servizi sociali. Ma la verità è che è sempre mancato un progetto per questa giovane che viveva un disagio interiore forte, ma aveva una grande voglia di fare”.
Noemi era andata via da casa alcuni anni fa, lasciando i suoi affetti più cari e da qualche tempo, non voleva più dormire nei centri di accoglienza.
Percepiva il reddito di cittadinanza e con quei pochi soldi aveva iniziato a risistemare un vecchio pub abbandonato di Discesa delle capre, un vicolo di via dei Candelai, il cuore della movida palermitana.
Era un ex studentessa del liceo artistico, spesso andava in giro per Palermo e con il suo cellulare fotografava la vita che scorre: persone, e scorci dai contorni indefiniti, così vedeva la città.
Amava le poesie di Neruda e ne aveva trascritto una in particolare sul suo profilo Facebook: “Ora lasciatemi in pace. Ora, abituatevi alla mia assenza. Io chiuderò gli occhi e dirò solo cinque cose, cinque radici preferite. Una è l’amore senza fine”. Noemi aveva un cuore grande, si prendeva cura delle persone più sole di lei. “Un giorno - ha proseguito Nino Rocca nel suo racconto - mi sottopose il caso di una donna ghanese che andava in giro con una bambola, dicendo che era sua figlia e che doveva occuparsi di lei”.
In una delle foto scattate e pubblicate sui social aveva scritto: “La solitudine è per pochi... capirla è altrettanto difficile... ci si abitua e la si deve conservare gelosamente”.

La denuncia di un commerciante
Uno dei commercianti di via Candelaia ha commentato l’accaduto sostenendo che la ragazza di recente “Aveva lo sguardo perso nel vuoto”.
La storia di Noemi, purtroppo, non è l’unica che racconta il dramma e la caduta di un giovane a causa delle droghe.
Proprio in quei vicoli, infatti, da tempo è tornata forte la presenza dei pusher e lo spaccio di eroina e di crack regnano indiscussi, con giovani e non solo, che chiedono la droga. Dietro all’offerta c’è sempre una domanda.
Sabato pomeriggio, in Discesa delle capre erano presenti gli agenti dell’Investigativa del Commissariato Centro, impegnati quotidianamente nella lotta allo spaccio. Era presente sul posto anche il sostituto procuratore Federica Paiola, che poi ha disposto l’autopsia. Perché non restino ombre su quanto accaduto.
Per il momento, di questa storia, resta il volto di Noemi presente nella bacheca del suo profilo Facebook, o il pezzo di una poesia di Pablo Neruda da lei pubblicata: “Ma perché chiedo silenzio non crediate che io muoia, mi accade tutto il contrario, succede che sto per vivere… Lasciatemi solo con il giorno. Chiedo il permesso di nascere”.
Il sorriso spezzato della trentenne deve far riflettere su di un tema ancora sottovalutato nella nostra società.
Lo spaccio di stupefacenti è tutt’oggi un problema presente nelle strade delle nostre città e purtroppo tanti, troppi ragazzi cercano, e spesso trovano, la libertà di esprimere se stessi e le loro insicurezze tramite le dipendenze.

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