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La Chiesa sta divenendo per molti l’ostacolo principale alla fede. Non riescono più a vedere in essa altro che l’ambizione umana del potere, il piccolo teatro di uomini che, con la loro pretesa di amministrare il cristianesimo ufficiale, sembrano per lo più ostacolare il vero spirito del cristianesimo.
(Benedetto XVI)

Salus extra ecclesiam non est, scriveva nel 256 d.C. san Cipriano, vescovo di Cartagine.
Non v’è salvezza, al di fuori della chiesa.
Frase da intendersi, a quanto pare, anche in senso letterale, soprattutto in tempi di Covid.
Non si spiegherebbe altrimenti la premura con cui il governo, dopo aver chiuso cinema, teatri, arene e altri notori luoghi di perdizione, abbia dimenticato accuratamente spalancate le chiese.
Fidando forse nel potere taumaturgico di liturgie e orazioni, al termine delle quali il devoto verrà riconsegnato al secolo, se non purificato, quanto meno paucisintomatico mentis corporisque.
Maxime mentis.
Nessuno potrebbe mai dubitare di questo. Eccezion fatta, forse, per quell’eretico miscredente di Emile Zola, il quale, tornando da Lourdes, ebbe l’impudenza di scrivere che tra gli ex voto vi erano molte stampelle, ma nessuna gamba di legno.
Per nostra fortuna, Zola non fa parte dell’attuale esecutivo, composto da uomini molto pii e devoti, che hanno a cuore il nostro benessere spirituale, oltre che fisico.
Sbaglierebbe quindi, e di molto, chi vedesse in questo provvedimento un atto di sudditanza del governo nei confronti della Chiesa.
Susseguente forse, alla forte presa di posizione del cardinale Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, che durante il lockdown primaverile, nel silenzio generale, arringò lo Stato con toni da colonnello greco. Dicendo di non poter accettare di veder compromessa la libertà di culto ed esigendo di poter riprendere l’azione pastorale.
Atteggiamento rigoroso, ma comprensibile, se solo si paragonasse la gretta ed effimera immanenza della salute pubblica con l’eterna trascendenza dell’anima.
Da mihi animas cetera tolle, tuonava san Giovanni Bosco. Dammi le anime e prenditi tutto il resto. Toccante preghiera che, continuando a cincischiare con banchi semoventi e DPCM a puntate, da qui a poche settimane rischia di essere ampiamente esaudita.
Non si può escludere che il governo abbia, con questa decisione, tentato di stimolare l’impresa privata, agevolando la cantieristica di edifici sacri, per risvegliare un settore strategico come l’edilizia, affossato dai balzelli di Mario Monti.
Cogliendo la palla al balzo, si potrebbero utilizzare a tale scopo i fondi del Mes, invece di impiegarli per insulse futilità come i reparti di rianimazione, risollevando il Pil e tacitando certi inquieti membri della maggioranza.
D’altronde la storia ci insegna che nel passato, in tempi di epidemie e pestilenze, in mancanza di altri mezzi sanitari, si era soliti costruire basiliche e colonne votive, implorando la celeste intercessione affinché si placasse il temibile morbo.
Con risultati, purtroppo, duole riconoscerlo, non sempre lusinghieri. Certo non per svogliatezza delle principali divinità, quanto per la mancanza di fede che talvolta affligge noi, misero gregge.
Istruttivo a tal proposito, anche se fuori contesto, l’aneddoto attributo a Cosimo III De Medici.
Il povero Cosimo, con un figlio morto per sifilide, una figlia sterile e un fratello, Gian Gastone, dichiaratamente gay, disperava di poter avere un erede, in mancanza del quale, il Granducato di Toscana sarebbe passato agli Asburgo-Lorena. Pertanto fece innalzare a Piazza della Signoria una colonna votiva a Sant’Antonio Abate.
Trovandovi, la mattina dopo, appiccicato un cartello con la scritta: caro Cosimo, a ingravidar le donne abbisognan c... e non colonne.
Irriguardosa e pasquinesca trovata che certo ebbe a demotivare il santo dal compiere il sospirato miracolo.
Se è vero che, come riportano le cronache, alla morte di Cosimo comparve sul portone di palazzo De Medici un altro cartello: fittasi entro l’anno, che i Medici se ne vanno.
Insomma, edificare non basta. Ben vengano, in mancanza di vaccini, cattedrali, battisteri, certose, santuari, templi, abbazie, pievi, duomi e parrocchie. Ma perché siano efficaci ci vuole fede.
In tal senso ci conforta la presenza, al timone del paese, di uno come Giuseppe Conte.
Uomo tenacemente cattolico (pare sia accanito tifoso di padre Pio) come dimostrato dalla firma apposta sul decreto sicurezza by Salvini. Salvo disconoscerlo al successivo giro di valzer.
Uno che a Ponzio Pilato potrebbe fare scuola e doposcuola, ma che, aspirando a un colle diverso dal Golgota, sa bene che lungo la dorata, ma faticosa via crucis quirinalizia, una manina episcopale può essere molto più d’aiuto, rispetto ai tanti barabba della cultura laica.
Quanto ai teatri, s’arrangino. Di essi non vi è alcun bisogno.
Questo paese non è forse, di suo, un immenso teatro a cielo aperto? Una commedia continua e vivente?
Ovvia e doverosa constatazione che ci permette, per l’ennesima volta, di saccheggiare l’immenso Flaiano, quando diceva che in Italia la situazione è grave, ma non è seria.

Foto © Imagoeconomica

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