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di Davide de Bari
Recapitata una missiva ai carabinieri di Lagonegro (Potenza)

Ancora nuove minacce nei confronti del procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, che già a inizio gennaio, successivamente alla maxi-operazione “Rinascita-Scott” con ben oltre 300 arresti tra la cosca Mancuso e i loro “fili” massonici, si è appreso di un progetto di morte da parte delle stesse ‘ndrine vibonesi che l’inchiesta ha neutralizzato. A riportare oggi la notizia il giornale “Il Fatto Quotidiano”. Le minacce sarebbero arrivate attraverso una lettera anonima, recapitata qualche giorno fa alla compagnia dei carabinieri di Lagonegro (Potenza), in cui si legge che la cosca Mancuso abbia assoldato un killer per uccidere il magistrato. Per adesso non si conoscono i particolari del piano, ma il progetto di attentato è in fase avanzata e all’interno della lettera sarebbe stato indicato anche il nome del sicario, residente a Belvedere Marittimo (Cosenza). Secondo quanto si apprende la notizia deriva da ambienti vicino la cosca mafiosa di Limbadi. La notizia del nuovo progetto di morte nei confronti di Gratteri è stata trasmessa alla Procura di Salerno, che da sempre è competente sulle inchieste che riguardano i magistrati del distretto di Catanzaro. Dunque, adesso sono state avviate indagini per valutare le credibilità delle minacce.
Lo scorso gennaio al magistrato, in seguito alla notizia di un progetto di attentato nei suoi confronti, gli è stata rinforzata la scorta. Non solo sono state blindate le finestre del suo ufficio e aumentato dotazioni e sistemi di sorveglianza, ma anche sono stati forniti auto corazzate, quindi sicure in caso di attentato di alta entità con esplosivo. Secondo le indiscrezioni lo scorso gennaio le più importanti cosche di ’Ndrangheta si sarebbero già attivate nominando un killer che dovrebbe assassinare il procuratore. Un confidente aveva rivelato che dei boss avevano affidato a una cosca nel cosentino il progetto di attentato nei confronti di Gratteri. Progetto di morte che però ad oggi non è andato in porto. Ma ciò che era certo è il fatto che un killer era pronto a uccidere il procuratore capo di Catanzaro.

(del 30 giugno 2020)

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