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di AMDuemila
Dopo un periodo di detenzione in cella sono stati concessi i domiciliari con la misura della sorveglianza attiva attraverso il cosiddetto braccialetto a Ivan Caldarola (20 anni), figlio del boss Lorenzo del clan barese Strisciuglio.
Il 13 marzo in pieno lockdown da coronavirus si era costituito presso gli Uffici della Questura di Bari dopo essere evaso insieme ad altri detenuti in occasione dei disordini che lui stesso provocò il 9 marzo insieme ad altri per protestare contro le misure del governo in tema carceri che prevedevano l'interruzione delle visite di familiari.
La notizia della concessione degli arresti domiciliari al giovane rampollo del clan Strisciuglio è stata commentata su Facebook da Maria Grazia Mazzola. La giornalista nel febbraio di due anni fa venne aggredita fisicamente e minacciata a morte dalla madre di Caldarola, Monica Laera, perché stava svolgendo un servizio per il TG1 proprio sul figlio Ivan, arrestato per tentata estorsione ai danni di una ditta di onoranze funebri nel quartiere Libertà oltre che per aver sparato contro un circolo ricreativo.
Per la Mazzola la scarcerazione di Ivan Caldarola è un fatto "gravissimo", scrive. Si tratta di "un detenuto in carcere figlio di boss, uno pericoloso, che aveva già rotto un braccialetto mentre era ai domiciliari, uno imputato di stupro di una bambina, uno implicato nelle estorsioni e detenzione di armi, uno che qualche mese fa appena era stato tra gli organizzatori di una rivolta dal carcere di Foggia, uno che era evaso e si era rifugiato in casa sua, e poi si era consegnato per strategia". Ivan Caldarola, ha continuato, "è libero ora di ricevere in casa gli accoliti con sua madre Monica Laera, ancora libera nonostante mi abbia aggredito con un cazzotto provocando lesioni a una giornalista".

Foto © Imagoeconomica

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