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cipolla pino verticale internadi Salvo Vitale
Non ce ne sono molti ed è perché c’è troppa differenza tra il livello culturale della gente comune e quello di chi passa la vita non solo a studiare, ma a comunicare agli altri i risultati dei suoi studi: chi ama vivere nella sua ignoranza preferisce ignorare, far finta di non vedere, non ricordare, non dare a queste persone la giusta dimensione. Non è vero che a Partinico c’è il deserto culturale. Di intellettuali preparati e impegnati ce ne sono stati tanti, ma su molti di essi è stato frettolosamente steso un velo d’oblio.
Cito, senza la pretesa di elencarli tutti, dopo l’indimenticabile Danilo Dolci, che su questo territorio ha lasciato il segno, il suo collaboratore Pasquale Marchese, che fu uno dei più grandi bibliofili e bibliotecari italiani, autore di numerosi libri, scomparso nel suo “mulino” di Borgetto nel 2012, Giuseppe Casarrubea, uno dei più grandi storici dell’età contemporanea, oltre che educatore e studioso di usi e costumi del territorio partinicese, Salvatore Bonnì, autore di un primo completo compendio della storia di Partinico, Nunzio Cipolla, che ha trascritto e pubblicato la “Storia della Sala di Partinico” del Villabianca e ha raccolto, ma purtroppo non è riuscito a pubblicare, tutti gli studi e gli scritti di un altro grande poeta e scrittore partinicese dimenticato, Giuseppe Longo, ma anche Aldo Grillo, cultore di frammenti di storia locale, Filippo Cilluffo, studioso che Leonardo Sciascia ha definito “di tenace concetto” e poi gli ambientalisti Nino Amato, Piero Ciravolo, Gino Scasso, Simone Jacopelli, per non parlare di persone che ancora oggi continuano a lavorare e a dare un contributo al miglioramento, non solo culturale, del paese. Ieri ci ha lasciato a 90 anni, una di queste grandi persone il prof. Pino Cipolla, educatore, studioso, storico. Il suo omonimo cugino ha scritto su facebook un ricordo: “È stato, come Danilo Dolci, uno che ha "piantato uomini" e di Danilo Dolci è stato prima collaboratore e poi studioso attento e scrupoloso. Il suo ultimo libro edito da Sciascia si intitola "Danilo Dolci e l'utopia possibile".
Cipolla ha cominciato, sin dagli anni del suo insegnamento alla Scuola Media Archimede di Partinico a dare attenzione a tutti gli elementi che caratterizzano l’insegnamento maieutico attraverso la storia del suo territorio, i suoi personaggi, le sue caratteristiche economiche, gli usi, le tradizioni, il linguaggio, l’alimentazione, l’architettura: i due volumi, curati con Giuseppe Casarrubea, "Il Partinicese: società e storia di un territorio" e "Quotidiano e immaginario in Sicilia" sono due esempi, purtroppo poco utilizzati, di come le varie identità caratteristiche del territorio di Partinico, i monumenti, gli usi, i costumi, gli effetti spesso negativi dell’antropizzazione, possono diventare argomenti di studio e servire da stimolo per la ricerca di una cosciente conoscenza dell’ambiente in cui viviamo, da parte delle giovani generazioni. Durante e dopo la sua presenza a Partinico fondò e diresse il Centro Studi e Promozione Sociale "N. Barbato", che divenne negli anni ‘70 un punto di riferimento culturale, attraverso l’organizzazione di convegni, come quello su Arte, Mafia e Società, e attraverso la pubblicazione di una serie di lavori di approfondimento sulle dinamiche storiche di evoluzione del territorio di Partinico. Una figura che lo affascinava e alla quale dedicò buona parte dei suoi studi, fu quella di Fra Giuseppe Di Maggio, un monaco partinicese scomodo e ribelle, perseguitato dal fascismo, osteggiato dai politici locali, in contatto con alcuni importanti intellettuali italiani. Non va dimenticato il suo impegno civile, attraverso la militanza nel PCI, del quale fu segretario della sezione locale, oltre che consigliere comunale. Trasferitosi a Palermo, ha continuato a insegnare e non ha smesso di dare il suo contributo politico al momento di rinnovamento che la città visse negli anni ’90, con il suo interessante studio “per il risanamento di Palermo”. Persona modesta e affabile, non ha smesso il suo rapporto con Partinico, dove veniva a passare l’estate nella sua casa di campagna e dove era possibile incontrarci, dialogare, scambiarci le idee e sorridere. Con la speranza che la sua grande eredità culturale non vada dispersa.

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