di Salvatore Calleri
Indubbiamente la crisi causata dalla pandemia impone scelte di deburocratizzazione, di velocizzazione.
Detto questo non posso però non notare che in tutti i vari gruppi creati per le questioni emergenziali e per la riapertura graduale del Paese non si vede la presenza di esperti antimafia.
La cosa a mio modesto parere non è casuale diventando un fenomeno culturale. Da anni si assiste infatti ad una volontà di convivenza con il fenomeno mafioso. Volontà in alcuni casi che può essere indotta ed in altri assolutamente priva di condizionamenti. In questi casi trattasi di "volontà pro-mafia".
Come si è arrivati a questo punto?
Innanzitutto si è partiti con la delegittimazione tramite anche il mascariamento di chi combatteva la mafia. Poi si son messi in discussione strumenti antimafia quali le interdittive, gli scioglimenti dei comuni ed il 41bis. In tempi recenti siamo arrivati alla scarcerazione con la messa ai domiciliari di numerosi boss mafiosi a causa del covid 19.
Oggi i controlli antimafia son visti come quasi un elemento contrario alla ripartenza del Paese in quanto rallentano le procedure.
Questa avversione si chiama in un solo modo: voglia di convivere di nuovo con la mafia. Purtroppo è così e ciò è un errore nefasto.
La mafia con le crisi si arricchisce da sempre. Cosa fare quindi?
A costo di esser sgradevoli con lor signori pro-mafiosi occorre smascherarli e combatterli fino alla loro fine senza alcuna remora e senza alcun timore.

Tratto da: omcom.org

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