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20200330 cialo lillodi Graziella Proto - PDF
Lillo Venezia è morto. Vittima del coronavirus. Eravamo compagni di partito. Eravamo molto amici, complici e alleati. Automaticamente e in maniera molto naturale divenni amica anche della moglie Cristina, nostra sostenitrice e vergognosamente di parte. Dalla nostra parte. Sempre. Quando ci siamo conosciuti all’interno de I SICILIANI, la rivista fondata da Giuseppe Fava, io e Lillo non abbiamo avuto bisogno di grandi presentazioni fra noi, capimmo subito che parlavamo e avremmo continuato a parlare la stessa lingua. Quella della chiarezza, della sincerità, della solidarietà. Protezione reciproca. Tanto che dopo tanti anni dalla chiusura de I SICILIANI fondammo LESICILIANE/CASABLANCA. Ancora insieme, Lillo, Riccardo, io. Una rivista nel solco de I SICILIANI per portare avanti le idee di Pippo Fava. Con il cartaceo siamo rimasti in edicola per due anni, oggi ancora insieme con la stessa testata resistiamo sul web da 14 anni.

Di lui ricorderemo che è stato il direttore responsabile della rivista IL MALE, le tante lotte politiche e sociali. Il suo impegno nel partito. Il suo modo di essere compagno. Il suo coraggio di giornalista impegnato che si metteva a disposizione della causa. Con molta umiltà, come se fosse l’ultimo della cordata. Non tutti capirono il suo essere umile e rispettoso. Anzi alcuni hanno interpretato male. Agito peggio. Tratto conclusioni di comodo per approfittarne.

Lillo era un buono, non un remissivo. E più volte e in tante situazioni ha dimostrato il suo coraggio e la sua tempra di guerriero se necessario.

Buona forchetta a volte con suo sorriso sornione mi diceva “mi fai la pasta al forno?” o “mi fai la parmigiana?" In passato, alcune volte, è capitato che io lo abbia chiamato: “Lillo vieni a cena ho preparato della roba buona…”. Lillo arrivava ma non mangiava la cena preparata e si rifugiava nel prosciutto, il formaggio… Poi una volta alla mia domanda “ma perché non mangi la mia zuppa di cipolle?” lui sempre sorridendo mi rispose: “Perché non mi piace, come te lo devo dire?”. Me lo aveva detto ma io stonata non avevo registrato e mi ostinavo a riproporgliela perché ricordavo il contrario.

IN GUERRA SENZA ARMI
Come non ricordare i nostri viaggi della speranza in giro per l’Italia alla ricerca di soluzioni per far rinascere la rivista di Pippo Fava, incontri con partiti, sindacati, ordine dei giornalisti… viaggi che iniziavamo con l’ottimismo del mattino e finivano con la delusione della sera. Ma niente e nessuno ci poteva fermare, superata la fase della delusione ripartivamo con un altro progetto. Partivamo la mattina presto, passavo a prenderlo a casa sua, “dai Lillo è tardi, lo sai che devo ritirarmi presto per i bambini” e lui serafico “c’è il tempo, stai calma”.

Quanto ci siamo impegnati e quello che abbiamo fatto per riportare I SICILIANI di Pippo Fava in edicola. Io presidente e lui consiglio di amministrazione, non mi ha mai lasciato da sola ad affrontare l’oceano di problemi legali ed economici de I SICILIANI. C’era costantemente. Sempre pronto a sostenermi e non solo per una questione di ruolo.

Nel 1990 ci accordarono un finanziamento enorme per portare avanti le idee di Giuseppe Fava, i suoi libri, il suo giornale... una cosa che sapevamo solo io, lui e l’avvocato. Tre miliardi per creare posti di lavoro, ricomporre il gruppo, ripartire… Ci fu qualche problema interno e lo rifiutammo, lasciando i funzionari della regione nell’incredulità. Per ottenere quel finanziamento avevamo mosso mari e monti, raccolto amarezze, dinieghi, umiliazioni. Un gruppo di professionisti di fiducia mai pagati aveva messo piedi e ali a un ambizioso progetto e Lillo, che per quel progetto si era speso moltissimo, si incavolò notevolmente.

Avevi ragione Lillo, è stata l’unica, vera, possibile occasione per riportare I SICILIANI di Pippo Fava in edicola. Grazie Lilluzzo. Ciao.



CATANIA AL TEMPO DEL CORONAVIRUS
Il coronavirus a Catania sta falciando le sue vittime.
Catania non è solo il video virale del quartiere San Cristoforo. Certamente ci sono alcuni quartieri in cui i bulli fanno i gradassi e sfidano il virus e le istituzioni: lo spiritoso che fuma la sigaretta atteggiandosi a guerriero senza paura o quello che di soppiatto va a trovare la fidanzata, o mangia il panino in piazza mentre si fa il selfie. Le immagini del nostro reportage raccontano un’altra città. Una città senza la sua caotica movida, senza le squadre di giovinastri che il sabato sera invadono la bellissima via Etnea e senza l’invasione barbarica di tutti coloro che producono e utilizzano il cibo di strada.
Il racconto della città nel tempo del coronavirus lo affidiamo alle immagini e alle emozioni di Angelo Di Giorgio ringraziandolo per essere andato in giro per amore della nostra rivista e del diritto all’informazione.

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