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di Vincenzo Musacchio
La mafia è nel suo ambiente ideale quando c’è un’emergenza in atto. E’ come l’avvoltoio che aspetta che la sua preda muoia per potersi cibare e continuare a vivere. Questa sua caratteristica le consente di infiltrarsi nel sistema economico e imprenditoriale in pieno collasso emergenziale. Le crisi, lo dicono gli atti giudiziari, sono sempre state le più ghiotte occasioni per le organizzazioni criminali per riciclare e investire i loro soldi sporchi. In Italia ci sono molte piccole e medie imprese e l’emergenza Coronavirus ha già tolto ossigeno ad alcune di esse. Sono già stati colpiti gli albergatori e tutti gli altri operatori legati all’intera filiera turistica (alberghi, strutture ricettive, agenzie di viaggi, di eventi), il trasporto aereo e la gestione degli aeroporti, il settore automobile, gli autonoleggi, le attività legate a benessere e bellezza (parrucchieri e centri estetici). Alla fine di questa epidemia purtroppo - spero di sbagliarmi - molti imprenditori saranno a un passo dal fallimento, di conseguenza o dovranno chiudere o svendere. Nel cielo intanto svolazzano gli avvoltoi mafiosi che aspettano il momento opportuno per smembrare la preda e investire i loro soldi sporchi rilevando le imprese in crisi. Questa è la mafia che non spara più, ma fa affari ai più alti livelli con politica e imprenditoria. L’emergenza causata dal Coronavirus aprirà un varco a nuove infiltrazioni mafiose. Piccole e medie aziende a prezzi di saldo saranno un potenziale affare per la criminalità organizzata. Loro sono già pronti ad approfittare della crisi economico-finanziaria. I vertici delle organizzazioni criminali, che possiedono ingenti capitali, si preparano a speculare sulle inevitabili crisi cui andranno incontro decine di migliaia di attività imprenditoriali. La forza del crimine organizzato da sempre sta nella sua straordinaria liquidità che permette ai colletti bianchi e ai suoi prestanome di rilevare, senza problemi, le attività economiche in sofferenza. Tutto ciò, di solito, comincia con l’usura, va avanti con l’incapacità del debitore di fronteggiare l’impegno finanziario e finisce con la compravendita delle aziende sull’orlo del fallimento da parte del crimine organizzato per pochi spiccioli. Le mafie possono anche agire in modo ancora più subdolo, con un progressivo soffocamento da parte di fornitori e altri creditori contigui alla criminalità e con la riduzione degli spazi di mercato per le aziende che entrano in crisi fino a quasi morire. Dopo quest'accerchiamento arrivano i “falsi benefattori” con la proposta di aiuto alla quale seguirà lo “strozzamento” finale. Per tentare di impedire questo rituale lo Stato dovrebbe aiutare le imprese, soprattutto piccole e medie che sono il nocciolo duro dell’economia dell’Italia, a non cadere nelle grinfie delle mafie. Da una parte occorrerà attuare nel breve periodo una politica seria di sostegno da parte del Governo per evitare che gli imprenditori finiscano in ginocchio, strozzati da debiti di varia natura e si arrendano, svendendo le loro attività alle organizzazioni criminali. Dall’altra, servirà il sentimento di ripudio sociale verso questo tipo di criminalità. Speriamo che questa emergenza unisca il popolo italiano perché se continuerà questo immobilismo su questioni così importanti, temo il prezzo lo pagheremo tutti e in primis i nostri figli. Dovremo inevitabilmente di necessità imparare a far virtù.

Foto © Imagoeconomica

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