Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

di Gian Marco Walch
L’intervista alla leggendaria fotografa in mostra a Palazzo Reale con le sue “Storie di strada”, sterminata galleria di immagini

Milano. «Dai, concludiamo questa intervista, che ho voglia di fumare. Qui, in questi saloni, non mi lasciano!». Meravigliosa Letizia Battaglia, gentilissima, dolcissima ma altrettanto esplicita. Una felice lotta con la vita, la sua, giunta, con i suoi capelli rosa, ai primi giovanissimi 84 anni: un presagio scritto nel nome? Un entusiasmo che ieri mattina illuminava Palazzo Reale, alla presentazione della sua maxi-mostra: oltre 300 fotografie, in cartellone sino al 19 gennaio 2020. Una sterminata galleria che racconta almeno quarant’anni di attività e insieme di storia italiana, bambini con i mitra e Pasolini, Guttuso e Berlinguer - sta preparando “Palermo nuda”: prepararsi fra due anni -. “Storie di strada” il titolo dell’esposizione. Ovvero storie di persone: «Io sono una persona - dice di sé Letizia Battaglia -, non sono una fotografa. Sono una persona che fotografa». Che fotografa altre persone. Da quando aveva 39 anni, svolta decisiva verso la felicità dopo decenni duri, segnati da un matrimonio quando gli anni erano appena 16. Prima donna fotoreporter in Italia, quando lavorava per “L’Ora”, combattivo giornale di Palermo, e “copriva”, come si dice in gergo, la cronaca nera, vale a dire i cinque delitti che ogni giorno insanguinavano la capitale della Sicilia. Esposte, tante di quelle fotografie, che nel duro bianco e nero lasciano intuire il rosso del sangue.

Letizia, è vero che le tue ormai famosissime foto di mafia le volevi bruciare?
«Certo, è vero. Volevo bruciare i negativi. E con loro i ricordi di quei tempi terribili. Non le avrei neppure esposte qui. È stata Francesca Alfano Miglietti, la curatrice della mostra, che apre anche il catalogone edito da Marsilio, a insistere, anzi, a osare, stampando scatti che non erano mai stati presentati. Non erano foto belle…».

Ma tu non hai mai inseguito la foto bella. Le tue sono sempre state foto “vere”. Anche la celeberrima “bambina con il pallone”.
«Ah, quella bambina… Tutti mi hanno sempre chiesto se ero stata io a metterla in posa. No! Io l’ho vista mentre ero seduta al tavolino di un caffè, l’ho avvicinata e in trenta secondi la foto era realizzata. Era il 1980, a Palermo, al quartiere La Cala. Oggi quella bambina è una bellissima donna».

Una delle donne che tu fotografi ora? Nude. Solo donne belle?
«Non esistono donne brutte. Le donne sono sempre bellissime. Certo, ci sono anche donne stronze, ma sempre belle. Gli uomini sono brutti. Infatti non mi piace fotografarli».

Anche la politica dominava, in filigrana, le tue fotografie.
«Ogni mio gesto professionale è sempre stato politico».

La politica e Palermo: come vedi la tua città?
«Palermo è una città bellissima, diverrà uno splendore. Anche se ci vorrà qualche secolo».

La mafia non è più quella di una volta” di Franco Maresco e “Shooting the Mafia” di Kim Longinotto, Due film di rara espressività. Letizia, anche attrice, ora?
«No, solo protagonista. “Shooting the Mafia” ha debuttato in America al Sundance Festival di Robert Redford. A Roma mi daranno il premio “Rivelazione”… Pensa, sono la rivelazione dell’anno».

Tratto da: ilgiorno.it

Foto © Shobha

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy