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di Piero Innocenti
Alcuni giorni fa, come ogni anno negli ultimi ventisette, è stata pubblicata da ItaliaOggi l’inchiesta sulla “Qualità della vita 2019” nel nostro Paese. L’obiettivo è sempre quello di “stimolare il dibattito sui percorsi da intraprendere per incrementare il benessere (non solo economico) delle comunità locali (..) e rendere di dominio pubblico il gap dell’azione politica e amministrativa”. Quasi sempre in occasione di tale evento, più di qualche amministratore locale storce il naso vedendo la sua città regredire nella classifica. E’ successo anche stavolta e non ci può sorprendere. Ma i dati sono dati e vanno considerati come tali. L’indagine, come sempre accurata, fa riferimento, come negli anni passati, a nove ambiti di analisi e cioè “affari e lavoro, ambiente, reati e sicurezza, sicurezza sociale, istruzione formazione capitale umano, popolazione, sistema salute, tempo libero e tenore di vita”. Ciascuno di tali settori è stato esaminato in sedici “sottodimensioni”. Proviamo, allora, a fare qualche sintetica considerazione sul tema “reati e sicurezza” limitandolo alle province dell’Emilia Romagna di cui cinque (Bologna, Modena, Parma, Forlì/Cesena, Reggio Emilia) occupano nella classifica nazionale sulla “qualità della vita” una “buona posizione” e le restanti quattro (Piacenza, Ferrara, Ravenna, Rimini) in quella che viene definita “accettabile”. Questa situazione di posizionamento generale che appare senza dubbio soddisfacente, presenta qualche aspetto di problematicità se restringiamo il campo di osservazione. Così, relativamente alla classifica sui “reati e sicurezza” dove tutte le suddette province, ad esclusione di Reggio Emilia, vengono collocate nella posizione di “scarsa” sicurezza (Ferrara, Modena, Forlì/Cesena e Piacenza) o di “insufficiente” (Parma, Bologna, Ravenna, Rimini). Situazione che, a ben vedere, non si discosta molto da quella dell’anno scorso. Più in dettaglio, non può non rilevarsi come nella categoria dei “reati contro il patrimonio” tutte le province emiliano romagnole occupino posizioni di “bassa classifica” con tre, Rimini, Bologna e Parma, addirittura nel fondo della graduatoria, rispettivamente, 110, 108 e 104 su tutte le province italiane. Posizioni che non suscitano ottimismo neanche quelle relative a “scippi e borseggi per 100mila abitanti” dove il rapporto oscilla da 213 di Reggio Emilia ai 233 e 236 di Ferrara, Piacenza e Forlì/Cesena, per salire ai 301 di Modena, ai 326 di Ravenna, ai 480 di Parma, impennandosi agli 863 di Bologna e ai 1.073 di Rimini (posizioni sempre basse come nel 2018 dove pure Rimini era ultima nella graduatoria con il rapporto di 1.107). Nei “furti in appartamento” (il rapporto è sempre per 100mila ab.), Modena è la peggiore in regione (ma anche a livello nazionale è tra le peggiori occupando il terz’ultimo posto) con il rapporto di 682 (nel 2018 era stato di 631), in compagnia con Bologna (527) e Ravenna (520), tutte nel fondo della classifica. Migliorata la situazione a Piacenza con un rapporto di 376 (449 nel 2018), a Bologna con 527 (contro i 589 del 2018), a Ferrara con 323 (furono 433 l’anno prima), a Reggio Emilia con 509 (555 nel 2018). Cali attribuibili anche ad una accentuata attività di controllo del territorio urbano ed extraurbano attuato, con servizi straordinari, dalle forze di polizia territoriali, in particolare nelle ore serali/notturne. Per quanto riguarda i reati collegati al traffico/spaccio di stupefacenti, si annotano incrementi nelle denunce, in alcuni casi più marcati come a Ferrara e a Rimini ma anche a Modena e a Ravenna, con la conferma che prosegue, nonostante le ridotte risorse umane di polizia e carabinieri, l’azione antidroga con un buon impegno. Infine, per le “altre rapine” (negli esercizi commerciali, nella pubblica via ecc..), incrementi a Rimini, Parma e Piacenza con diminuzioni nelle rimanenti province ad eccezione di Modena dove il rapporto di 35 è lo stesso del 2018.

Stupefacenti: l’azione di contrasto in Emilia Romagna
Un’idea di come stiano andando gli “affari” del narcotraffico in Emilia Romagna la si può avere dando uno sguardo ai dati statistici sulla repressione svolta dalle forze di polizia ed elaborati mensilmente, in appositi report, dagli analisti della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (DCSA). Le ultime informazioni risalgono all’11 novembre scorso momento in cui sono stati forniti i dati di ottobre e ci consentono di fare qualche considerazione raffrontando i risultati dei primi dieci mesi del 2019 con quelli del 2018 pubblicati nella consueta relazione annuale della DCSA presentata a luglio scorso. Dunque, nel 2019, alla data del 31 ottobre, in Emilia Romagna sono stati intercettati complessivamente circa 985kg di stupefacenti (erano stati 1.186 nell’intero 2018), di cui 444kg a Reggio Emilia, 218kg a Bologna, 98kg a Parma, 68kg a Ravenna, 46 kg a Piacenza e a Modena, 25kg a Parma, 21kg a Forlì e 18kg a Ferrara. Pr i delitti di traffico e spaccio di stupefacenti in tutta la regione sono stati denunciati all’autorità giudiziaria 1.664 persone di cui 967 stranieri (il 58% circa) e, quindi, difficilmente si supererà il valore di 2.234 persone denunciate nel 2018, anno in cui si era già registrato un decremento rispetto all’anno prima. Anche per gli stranieri spacciatori si rileva un decremento apprezzabile se si pensa ai 1.414 denunciati nel 2018 e ai 1.550 del 2017 (il picco più alto si ebbe nel 2011 con 1.765). Resta, comunque, particolarmente significativo il dato attuale del 58% degli stranieri denunciati (con i nigeriani in testa, seguiti dai marocchini e tunisini) a fronte di un 40% circa della media nazionale. Nel complesso le operazioni antidroga a livello regionale alla fine del 2019 dovrebbero attestarsi intorno alle 1.700 - come nel 2018 - considerato che nei primi dieci mesi sono state già 1.410 (una media di 140 operazioni mensili). Non si può non sottolineare come negli anni passati ci sia stata una maggiore pressione degli organismi di polizia che riuscirono ad effettuare nel 2017 ben 1.900 operazioni e addirittura 1.916 (il record decennale) nel 2011. Un calo che ritengo sia anche attribuibile alle diminuite risorse umane specializzate avute in questi anni dalle forze di polizia che già fanno l’impossibile per arginare un fenomeno criminale sempre più incontrollabile. In questo scenario di carenze di organici, tuttavia, va registrato l’impegno delle forze dell’ordine di alcune province dove, già alla fine di ottobre, sono state effettuate più operazioni antidroga rispetto all’intero 2018. E’ il caso di Piacenza con 119 operazioni contro le 111 dell’anno prima e di Parma con 157 contro le 111. La “passione” di coltivare piante di cannabis sembra diffondersi anche in tutte le province emiliano romagnole dove nei primi dieci mesi dell’anno ne sono state scoperte ben 3.285 con un aumento notevole rispetto a quelle di tutto il 2018 (1.871) e del lontano 2010 (1.580). A Bologna trovato il maggior numero di piante di marijuana “curate” in casa (1.454), seguita da Reggio Emilia (955), Modena (183), Rimini (181), Parma (171), Ravenna (159), Forlì (92), Piacenza (87) e solo 3 a Ferrara. Ancora “sfuggente” ai controlli lo spaccio di droghe sintetiche anche se ne sono state sequestrate 364 in compresse in tutta la regione ( 300 solo a Bologna) e 2,033kg in polvere ( 2,02kg solo a Bologna). Nel 2018 erano state sequestrate soltanto 43 compresse complessivamente e 7,48kg di amfetamine in polvere. Si tratta di una classe di sostanze molto ampia dal momento che la struttura della molecola di amfetamina permette un ampio numero di sostituzioni della molecola di base. Un commercio, questo delle droghe di sintesi che a livello nazionale è andato assumendo dimensioni crescenti.

Tratto da: liberainformazione.org

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