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di Francesca Scoleri
Esattamente due anni fa, ci ritrovammo a scrivere dell’imbarazzante quanto vergognoso teatrino allestito nel salotto del Maurizio Costanzo show in onore di Silvio Berlusconi.
Un atto di servilismo verso un pluri condannato che certo non fa onore ad un buon giornalista.
L’aggravante del teatrino: Maurizio Costanzo è sopravvissuto ad un attentato in via Fauro, a Roma. Una bomba che si pensò, volesse fermarlo dal mandare in onda puntate della sua storica trasmissione in cui si occupava di mafia.
Oggi scopriamo che dietro quell’attentato, potrebbe esserci la mano di Berlusconi. Lo dicono le carte che si stanno passando le procure di Firenze e Palermo.
Un complesso progetto stragista ha attraversato l’Italia fra il 1992 e il 1993 e in quelle carte, l’uomo che ormai da 30 anni occupa le istituzioni con incarichi di rilievo, (Ministro degli affari esteri, Ministro dello sviluppo economico, Presidente del Consiglio – al vertice dei Servizi segreti – Senatore e oggi, eurodeputato), potrebbe aver concorso alla stesura del piano terroristico.
Immaginiamo i colleghi al Parlamento Europeo oggi: avranno aperto i quotidiani e smarriti, avranno guardato verso di lui che avrà sfoggiato quell’inquietante sorriso da aguzzino.
Ma il cavaliere non si farà alcun problema perché noi italiani, non lo abbiamo abituato a farsene. Non lo abbiamo abituato alla vergogna né mai lo abbiamo richiamato all’onore richiesto all’Art.54 della nostra Costituzione.
Gli italiani lo hanno abituato alla tenera comprensione verso quelle insignificanti debolezze quali corrompere giudici, frodare il fisco e creare fondi neri. Verso quel vizio di circondarsi di chiunque che l’ha portato ad avere fiumi di cocaina in casa, a Palazzo Grazioli per l’esattezza mentre era presidente del Consiglio. Tenerezza accompagnata da una depravata e maschilista “stima” anche per quella “distrazione” che l’ha portato a trovarsi minorenni nel letto sempre mentre era a capo del governo italiano sottoposto a qualunque tipo di ricatto a danno del Paese intero.
Tutto perdonabile. Tutto perdonato. Solo la buona magistratura non perdona ed è facilmente individuabile; se il padrino di Arcore dichiarerà la sua fiducia verso i giudici, vorrà dire che ha già trovato il modo di uscirne, se li attaccherà e li screditerà allora è in guai seri perchè non potrà ripetere l’operazione “Metta Mondadori”.
La situazione sarebbe già abbastanza tragica, in particolar modo per la dignità della storia di questo Paese a cui non è bastato macchiarsi con l’onta del fascismo prima e del nazismo dopo.
Nella lunga discesa verso il baratro dell’indecenza, oggi troviamo un individuo che, è da accertare se abbia concorso o meno alla pianificazione delle stragi, ma i suoi rapporti con Cosa nostra risultano acclarati “nelle motivazioni della sentenza Trattativa dove vengono dettagliate le elargizioni di Silvio Berlusconi (già a Palazzo Chigi) ai mafiosi tramite il co-fondatore di Forza Italia: “È determinante rilevare che tali pagamenti sono proseguiti almeno fino al dicembre 1994”. Non solo. Secondo i giudici, lo stalliere di Arcore – e rappresentante dei clan – Vittorio Mangano era informato in anteprima di novità legislative relative alla custodia cautelare direttamente dal fondatore di Publitalia “per provare il rispetto dell’impegno assunto con i mafiosi”.
Eppure oggi, c’è chi si sorprende per la notizia dell’indagine a carico di questo individuo. Ci chiediamo come sia possibile non aver ancora compreso l’estensione della rete di potere di Silvio Berlusconi fin dentro la mafia diventandone espressione rappresentativa.
“La testa della piovra”, come lo definì l’ex magistrato Antonio Di Pietro durante un intervento alla Camera dei Deputati dai banchi del suo ex partito Italia dei valori.
I corleonesi ai quali versava ingenti somme di denaro, sono gli stessi che si sono guadagnati 26 ergastoli, come nel caso di Totò Riina, responsabili della mattanza di oltre 1500 vittime fra giudici, poliziotti, carabinieri, medici, giornalisti, politici, bambini, cittadini onesti e mafiosi.
Questo Paese non ha più nulla per cui sorprendersi.
Noi chiediamo che nella prossima riforma della Giustizia, vengano stabilite pene più alte per chi tradisce le istituzioni congiungendosi, di fatto, con la criminalità organizzata favorendone attività illecite e beneficiando delle stesse.
Fra i due soggetti, il meno colpevole, si evidenzia essere proprio l’affiliato mafioso che senza il sostegno di uomini corrotti all’interno delle istituzioni, avrebbe vita breve.

Tratto da: themisemetis.com

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