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di Mattia Fossati
‘Marietto’ e i mestrini: ecco chi sono i nemici giurati di Maniero

Dal carcere di Rovigo avrà certamente festeggiato. 'Marietto' Pandolfo, ex braccio destro del boss della mala del Brenta Felice Maniero, sarà rilasciato il 29 ottobre prossimo. Una vita tra rapine milionarie e quintali di cocaina nelle fila della prima organizzazione mafiosa autoctona del Nord Italia.
Una corsa improvvisamente interrotta la mattina 7 dicembre 1994, giorno in cui fu arrestato nella campagna di Camponogara, uno di quei paesi tra le province di Padova e Venezia sottoposti ad un occupazione militare da parte dei banditi di Faccia d’angelo. Era stato proprio l’ex padrino de Brenta, arrestato dalla Polizia il 14 novembre 1994 a Torino e diventato collaboratore di giustizia dopo 48 ore di riflessione, ad inguaiare ‘Marietto’ e gli altri quasi 500 affiliati alla mala veneta.
Un gesto, quello di Felice Maniero, ritenuto impensabile all’epoca dato che il boss dopo l’arresto torinese aveva continuato a dare ordini alla banda per piazzare sul mercato le ultime partite di droga rimediate proprio da Pandolfo in un viaggio in Turchia, ospite del trafficante Nua Berisa, anch’egli scappato a giugno del 1994 dal carcere di Padova assieme a Felicetto. Un doppio gioco insomma, come racconta un bel libro di Maurizio Dianese.
Questo tradimento non era di certo andato giù agli ex della mala. Non solo a Pandolfo ma anche alla banda dei mestrini, accusati a più riprese di aver partecipato ad alcuni degli omicidi più efferati compiuti dalla banda. Tra cui la mattanza contro i fratelli Rizzi, ex alleati di Felice Maniero che nel 1990 avevano deciso di acquistare gli stupefacenti da un clan del Pioltello aggirando la ‘tassa’ dovuta a Faccia d'angelo. I due fratelli vennero brutalmente assassinati e seppelliti sull'argine del Brenta. Maniero raccontò ai magistrati che quel giorno tre mestrini erano presenti ‘all’esecuzione’. Tutti vennero condannati benché taluni continuino a professare la loro innocenza. Ad esempio, Gino Causin, il quale il giorno dell’omicidio sostiene di essere andato dalla propria amante a Mestre e come prova per un certo periodo di tempo avrebbe addirittura conservato lo scontrino del fioraio. Non gli è bastato per salvarsi dall’ergastolo.
Tra meno di un mese, Pandolfo si unirà alla lista degli ex banditi del Brenta tornati in libertà che vorrebbero dire due paroline all’ex boss. Proprio loro, i cinque mestrini e ‘Marietto’, erano stati individuati dagli investigatori come i primi della banda da arrestare poiché erano le uniche figure capaci di far fuori Faccia d’angelo se avessero saputo di una sua collaborazione con i magistrati.
“Me ne dia tanti di anni che quando esco io ho un solo obiettivo”, avrebbe detto un altro membro di peso della banda davanti ai giudici. In pratica una vendetta giurata contro il ‘pentito’ Felicetto.
Lo stesso Maniero, nel corso delle sue ultime interviste, non aveva nascosto una certa preoccupazione verso i suoi ex colonelli: “Se vengono a colpo sicuro mi fanno fuori ma se com’e inevitabile devono fare un sopralluogo li uccido prima io”.
Nel giro dei ‘mestrini’, il primo ad abbandonare il carcere era stato Giampaolo Manca a febbraio 2018. Il doge, com’è stato ribattezzato, ha dichiarato che più volte durante i processi e i lunghi anni di carcere ‘il gruppo di fuoco’ della banda aveva progettato di scovare Maniero e fargliela pagare. Un desidero che, a sentire Manca, oggi non ci sarebbe più, almeno da parte sua.
Se fossero criminali comuni l’età molto avanzata degli ex fedelissimi, quasi tutti tra i 65 e 70 anni, porterebbe ad escludere un possibile raid contro l’ex boss. La mala del Brenta però aveva al proprio interni dei professionisti del crimine e della malavita, come le stesse sentenze hanno confermato. Non dimentichiamo che solo tre anni fa, alla veneranda età di settant’anni, Silvano Maritan, leader dei sandonatesi e storico alleato di Felice Maniero a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, ha ucciso a sangue freddo con una coltellata al collo Alessandro Lovisetto. Una semplice litigata sarebbe il movente. Un fatto per il quale Maritan ha subito una condanna in appello a 14 anni di reclusione.
Non sappiamo cosa accadrà se i membri in libertà della banda dovessero incrociare Maniero sulla propria strada. Un sospetto però c’è ed è forte. Le ferite e gli anni di carcere passano ma la rabbia accumulata per il tradimento di Faccia d’angelo, quelle forse non passerà mai.

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