di Luciano Armeli Iapichino
“Vogliamo vedere le manette!!!”, urla qualcuno a Lampedusa, al momento in cui la buonista, l’ambientalista, l’idealista, la “mafiosa” Carola Rackete, capitano della Sea Watch 3, insultata dalla sete di giustizia per aver violato le leggi nazionali e accerchiata da un capannello di poliziotti e forze dell’ordine, stile Bernardo Provenzano e Giovanni Brusca, scende dalla nave.
Sete di giustizia?!
Il “popolo” finalmente ha avuto giustizia!
È stata arrestata. L’opinione pubblica è stata tutta “baricentrata” sul caso.
Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, sono stati seguiti come un’episodica telenovela da non perdere: sono in ballo gli interessi nazionali, la sovranità, la dignità di un popolo.
Tutto legittimo.
Una sola riflessione. Anzi qualcuna in più. Da siciliano non ho visto “un’insurrezione” così incisiva davanti a un Tribunale, un organo dello Stato, un Ministro per l’indegno caso Attilio Manca!
Da siciliano non ho visto tanto scandalo per i deputati ri- eletti all’Ars, a furor di popolo, indagati ed evasori.
Da siciliano non ho visto tanto clamore per gli scandali universitari messinesi e non solo quelli catanesi.
Da siciliano non avrei mai pensato di vedere una così energica mobilitazione elettorale per un partito, la Lega, che deve rendere conto (sempre nel rispetto delle stesse leggi nazionali) di 49 milioni euro.
Finalmente la “capitana” che ha voluto forzare le acque nazionali e le “regie” corazzate (nel frattempo a Lampedusa arrivavo altre carrette con migranti) è stata arrestata.
Finalmente abbiamo la presenza dello Stato, nell’isola delle mattanze di magistrati, giornalisti, imprenditori, poliziotti, testimoni, vittime innocenti... in cui lo Stato stesso è stato in trattativa con la mafia.
La tedesca, Rackete, ricercatrice, nella sua vita ha studiato, ha preso master, è stata a bordo di navi rompighiaccio nel Polo Nord; è stata, venticinquenne, “secondo ufficiale dello yatch da spedizione "Ocean Diamond" e poi della Greenpeace”. Ha fatto, inoltre, volontariato nelle zone vulcaniche in Russia ed è diventata “manager delle comunicazioni con gli aerei di ricognizione della Ong, oltre ad assumere il ruolo il vice capo ufficiale nella British Antartic Survey, l'organizzazione che fa ricerca scientifica sull'Antartide”.
Incarna il paradigma Terra-Patria, cristallizzato nel celebre e omonimo libro del sociologo francese Edgar Morin. “Siamo consapevoli di vivere sulla minuscola pellicola che avvolge un minuscolo pianeta perso nel gigantesco universo. La presa di coscienza di questa comunanza terrestre è l’evento-chiave che può consentirci di uscire dall’età della barbarie, facendoci comprendere che siamo solidali “in” questo pianeta, e “con” questo pianeta”. In “agonia” definisce Morin la condizione del nostro pianeta tra “possibilità di rinascita” e “vigilia di distruzione”.
Carola Rackete serve questo pianeta; ha studiato in tempi regolari, non ha bivaccato alle spalle di nessuno, non si è nutrita di ignoranza.
Non soggioga nessuno.
Arrestatela e possibilmente con le manette.
Il suo crimine? Ha colpito la sottocultura nazionale.
Quella che per gli inenarrabili misfatti e vergogne di questo Paese ha assurto il ruolo di connivente e silenziosa complice.

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