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cutro ignazio 850di Alan David Scifo
Rassicurazioni arrivano invece dal Governo, come racconta il presidente dell'Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia che ha incontrato il sotto-segretario al ministero della Giustizia Luigi Gaetti

“Voglio che vengano rimosse le telecamere, altrimenti farò lo sciopero della fame. Il testimone di giustizia di Bivona, Ignazio Cutrò prende la parola dopo la scelta di rinunciare alla sua scorta in seguito alla decisione dell'Ufficio Centrale Interforze per la Sicurezza Personale del Ministero dell'Interno ed il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza di abbassare il livello di protezione a lui e alla sua famiglia. Lui, che denunciò il pizzo nell'ambiente edile finendo sul lastrico, ha quindi deciso di non voler più alcun tipo di protezione, ma il capitolo che lo riguarda non è del tutto chiuso. Stando alle parole del prefetto di Agrigento Dario Caputo. In futuro potrebbero esserci una rimodulazione delle misure: “Per quanto riguarda i testimoni di giustizia, è la stessa legge che prevede la periodica revisione delle misure - chiarisce il prefetto - Questo perché, evidentemente, le situazioni evolvono e l'esposizione al pericolo potrebbe aumentare o anche diminuire. In presenza di risorse che - per definizione - sono limitate, le autorità responsabili devono quindi valutarne oculatamente l'impiego in base a criteri di priorità, previo esame delle varie situazioni caso per caso. Per ciò che riguarda il caso Cutrò posso dire che - spiega ancora il prefetto a sei mesi dal suo insediamento - in base agli elementi portati alla mia attenzione, ho proposto in sede centrale una rimodulazione dei meccanismi, che è stata quindi considerata adeguata agli attuali livelli di rischio”. Chi non vuol sentir parlare di revisione è però lo stesso Cutrò, il quale vuol continuare la sua «battaglia» senza alcun sostegno, ritenuto ormai inadeguato: “Quando io ho denunciato l'ho fatto da uomo libero, senza guardare i soldi - spiega il testimone di giustizia, presidente dell'Associazione Nazionale che racchiude la categoria - Oggi che ho perso tutto, quando lo Stato mi considera una spesa o un peso mi sono convinto che non voglio più la scorta. Anche se domani infatti mi dovessero sparare senza uccidermi, non torno indietro: non voglio la scorta.
Quando uno Stato non capisce la semplicità di una denuncia, vuol dire che una parte delle istituzioni non vuole fare la guerra alla mafia”. Alla richiesta di non voler più alcun tipo di protezione Cutrò, oggi dipendente regionale grazie alla legge che tutela i testimoni, aggiunge che non vuole neanche le telecamere installate in casa sua: “lo voglio invitare a chi di dovere a rimuovere quelle telecamere che oggi ledono la mia privacy - dice a gran voce -. Queste non servono a nulla in quanto tutti possono entrare in casa mia senza che nessuno se ne accorga, perché sono direzionate in un unico tratto. Per questo motivo voglio che vengano rimosse, altrimenti nei prossimi giorni farò uno sciopero della fame davanti la prefettura di Agrigento affinché vengano disinstallate. Il capitolo scorta è un capitolo chiuso, vogliamo essere uomini e donne liberi in questo paese”. La vita di Cutrò è però ancora in pericolo: lo stesso testimone di giustizia racconta come pochi giorni fa in una pizzeria, è stato oggetto di scherno a causa delle sue denunce, in un clima tutt'altro che rassicurante nella sua cittadina. Rassicurazioni arrivano invece dal Governo, come racconta il presidente dell'Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia che ha incontrato il sottosegretario al ministero della Giustizia Luigi Gaetti: “Mi ha rassicurato che da settembre ascolterà in prima persona i testimoni per risolvere i problemi di chi ha ricevuto soprusi. Lui mi ha accolto con grande umanità ed è disposto ad ascoltare e nostre richieste per trovare delle soluzioni ai nostri problemi. Mi ha dato un grande sollievo e spero che in futuro ci potrà dare una mano”.

Tratto da: Il Giornale di Sicilia del 18 luglio 2018

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