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trapanudi Salvatore Inguì
TrapaniIl 22 aprile 2018 si celebra la Giornata della Terra: migliaia e migliaia di persone, volontariamente, sono mobilitate con azioni concrete a salvaguardia del Patrimonio naturale e dell’ambiente. Senza alcun tornaconto personale hanno dedicato energie e tempo, e forse anche denaro, per fare qualcosa di buono per tutti, per fare, come diceva il fondatore dei boy scout, che ognuno possa lasciare la Terra un po migliore di come l’ha trovata.
E a proposito di scout, alcuni dei più anziani discutevano su una chat di come fare avere vestitini e denaro a famiglie povere della città, preoccupandosi di essere discreti e di non mettere a disagio le persone ma di fare comunque un gesto concreto e utile.
Come fanno ad esempio gli attori della compagnia teatrale “Sipario”, che a Marsala devolveranno il ricavato della vendita dei biglietti a famiglie meno abbienti di un quartiere periferico della città.
E prima diverse associazioni - tra cui “Pega”, “Metamorfosi”, “Salvo D’Acquisto” e la società rugbistica “I Fenici” - si sono impegnate in una delle giornate che da tempo dedicano al dialogo ed al confronto con i ragazzi delle scuole per una educazione contro la violenza ed il bullismo.
Per il 23 aprile era previsto al porto di Trapani lo sbarco di circa 500 profughi salvati dalle acque del Mediterraneo in fuga dai loro Paesi. Così, già dal giorno prima, decine di volontari appartenenti a diverse associazioni si sono organizzati e mobilitati per far sì che il giorno dopo si potesse dare degna accoglienza a questi poveri fratelli.
C’è stato allora un momento in cui dentro me ho pensato a quanta gente quotidianamente sia impegnata nel tentativo di fare qualcosa per gli altri, di dare qualcosa di sé per migliorare le condizioni delle nostre città e di chi le abita. Di quante buone azioni ogni giorno vengano compiute senza che si sappiano; e mi è venuto di mormorare tra me e me “dovrebbero fare una statua a queste persone”. Ma nel momento in cui le ho bisbigliate, istintivamente, per associazione mentale, nella mia mente si è sovrapposta la stessa frase pronunciata da lei, signor Vittorio Signorello. Quella frase che le è stata intercettata a sua insaputa da Carabinieri e Polizia e che è emersa alla notizia del suo arresto assieme ad altre 20 persone, nell’operazione antimafia dell’altro ieri denominata “Anno Zero”.
Lei, parlando con il signor Como, diceva che per Don Ciccio Messina Denaro e per il suo figlio Matteo bisognerebbe fare una statua come a Padre Pio.
Allora sto dedicando questo momento a lei e sto cercando di immaginarla mentre esprime queste parole e non posso fare a meno di chiedermi che infanzia lei possa avere avuto. Quali persone ha incontrato nella sua vita. Quali percorsi esperienziali ha attraversato per poter giungere a considerare Padre Pio e Francesco e Matteo Messina Denaro parimenti meritevoli di una statua e di uguale devozione, tanto da definirli santi.
Davvero lei non prova nessun ribrezzo per le decine di morti che i suoi santi hanno causato? Cosa può avere di santo uno che ha contribuito alla strage di Via dei Georgofili a Firenze, dove una autobomba imbottita con circa 277 chilogrammi di esplosivo provocò l’uccisione di cinque persone: i coniugi Fabrizio Nencioni (39 anni) e Angela Fiume (36 anni) con le loro figlie Nadia Nencioni (9 anni), Caterina Nencioni (50 giorni di vita) e lo studente Dario Capolicchio (22 anni), nonché il ferimento di una quarantina di persone.
Che caratteristiche deve possedere un santo per essere considerato tale? Deve sapere mettere, o ordinare di mettere, bombe in giro per l’Italia?
Che tipo di santità attribuisce a chi, ad Alcamo uccide una ragazza, Antonella Bonomo (incinta), solo perché fidanzata di un boss da eliminare?
Che visione ha lei del mondo e della vita per arrivare ad essere devoto di uno che decide di uccidere il piccolo Giuseppe di Matteo solo perché figlio del collaboratore Santo di Matteo? Ed arrivare addirittura a ritenere questo omicidio giusto, giustificabile e difendibile? Un omicidio brutale ed efferato perché la vittima è un ragazzino sequestrato per oltre due anni, trattato come un animaletto, strangolato da altri sedicenti uomini d’onore, disciolto nell’acido. Lei ha figli Signor Signorello? Lei quindi giustifica che gli errori commessi da un padre possano ricadere sui propri figli? Se ne rende conto?
Il suo santo Matteo Messina Denaro persino Salvatore Riina, intercettato in carcere lo riteneva uno che si fa solo i fatti suoi e non pensa agli altri. E lo dice Totò Riina…pensi…
Il suo santo pur di mantenersi in latitanza non esita a fare uso di parenti, amici e conoscenti, incurante delle loro sorti, tant’è che periodicamente ne vengono arrestati a decine e mi pare che il santo Matteo rimanga santamente indifferente.
E così mi chiedo: anche lei, nella sua infanzia, chi ha incontrato? Cerco di immaginarmi lei alle scuole elementari, magari con la maestra. A scuola a me leggevano il libro Cuore di De Amicis e poi lo si commentava, spesso commossi alle lacrime, e la mia maestra concludeva sempre esortandoci ad essere più buoni con gli altri. Ma lei che maestra ha avuto? E non le è mai capitato da ragazzo di frequentare una chiesa, una parrocchia, dover fare il corso di catechismo per ricevere la prima comunione o la cresima? Non ha mai incontrato nessun sacerdote, nessuna suora che le abbia indicato con chiarezza il bene ed il male? E le abbia spiegato chi sono i santi e perché vengono ritenuti tali, quali sono le loro virtù? Ed i suoi genitori a quali valori e a quali modelli l’hanno educata?
Vede, signor Signorello, la sua affermazione di volere santi e fare statue sia a padre Pio che a Francesco e a Matteo Messina Denaro merita una lunga e approfondita meditazione ed analisi perché, pur apparendo assolutamente assurda siccome anche da altri viene condivisa, non credo possa essere liquidata come una sua confusione ed ignoranza. Lei sembra perfettamente lucido e non può non conoscere i fatti a cui su ho appena accennato.
Ma parallelamente, mentre lei fa i conti con la sua coscienza e la sua morale ed i suoi valori, io non posso non pensare anche a tutte quelle persone che lei ha incontrato nel suo cammino e che forse una piccola parte ciascuno di responsabilità in ciò che lei è ce l’hanno pure loro: una maestra che non l’ha saputa correggere amorevolmente o un uomo di chiesa che non le ha saputo far provare la gioia della generosità ed il valore della vita altrui; o comunque tutti coloro che avevano un ruolo educativo, formale o informale, e non hanno voluto/saputo cogliere i suoi bisogni di essere rassicurato che il bene è più forte del male.
Ma come le dicevo all’inizio signor Signorello, la società non è solo egoismo e sopraffazione, potere e cinismo, non può continuare a cercarsi un alibi attingendo ai cattivi esempi, ai cattivi maestri, perché, appunto le dicevo, oggi ci sono, proprio in questo attimo centinaia di persone attorno a noi che senza essere santificate e senza statue, si stanno preoccupando di creare una società migliore, più giusta, più buona…e lo fanno anche per lei.

Tratto da: liberainformazione.org

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