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sciopero della fame 500 effdi Comitato dei Cittadini per Angelo Niceta
Si aggrava di ora in ora la situazione di Angelo Niceta, giunto oggi al trentaseiesimo giorno di sciopero della fame, senza che siano state messe in atto da parte delle istituzioni competenti, in primis il Prefetto di Palermo Dott.ssa Antonella De Miro, quello misure concrete ed efficaci atte a salvaguardarne la sicurezza che consentirebbero ad Angelo di interrompere il digiuno. Di fatto ogni giorno ulteriore di digiuno – in assenza di risposte concrete e rapide – comporta per Angelo ulteriori rischi per la vita o per danni permanenti alla salute.

Stamattina Angelo Niceta è intervenuto in collegamento alla trasmissione “Finestra sulla legalità”, in onda sulle frequenze di Radio Voce della Speranza, raccontando ancora una volta la sua vicenda e parlando delle sue preoccupanti condizioni di salute, su cui a breve verranno forniti ulteriori aggiornamenti.

Nella stessa trasmissione è intervenuta anche l’Avv. Rosalba Vitale, legale di Angelo Niceta, rilanciando l’allarme non solo per la salute ma anche per la sicurezza.

Di fatto, nonostante l’asseverazione da parte dei vertici della Procura di Palermo del suo ruolo di Testimone di Giustizia e quindi dell’attendibilità delle sue dichiarazioni, Angelo e la sua famiglia continuano a vivere a Palermo senza scorta né alcuna misura tangibile di protezione.

Se prima la strategia di chi osteggiava Angelo, il Testimone «troppo scomodo», si basava sul suo isolamento e sul silenzio nei confronti dell’intera vicenda, proprio la sovraesposizione di questi ultimi giorni e la ulteriore legittimazione del suo contributo dichiarativo comportano come logica conseguenza un aumento esponenziale dei livelli di rischio per Angelo e famiglia. Ricordiamo che Angelo Niceta nelle sue dichiarazioni ha chiamato in causa senza mezze misure i vertici di Cosa nostra siciliana (da Messina Denaro ai Guttadauro) e le connivenze nel tessuto istituzionale ed economico su cui l’organizzazione mafiosa basa il proprio radicamento: dai tanti soggetti apparentemente “insospettabili” del mondo marcio della borghesia mafiosa palermitana agli aspetti delicatissimi inerenti l’applicazione delle “misure di prevenzione” negli ultimi anni.

Stante l’inspiegabile e gravissima mancanza pregressa della Prefettura nel non aver protetto Angelo nell’ultimo anno e mezzo, come previsto dalla stessa normativa che demanda le ordinarie misure di protezione in loco al Prefetto, ci chiediamo come possa ancora lo stesso Prefetto di Palermo Antonella De Miro, nonostante l’evidenza della situazione e dei rischi che corre concretamente Angelo, continuare a non disporre misure di protezione adeguate.

Una circostanza, quella degli obblighi nelle more della Prefettura rispetto alla situazione di Angelo Niceta, sottolineato anche dall’On. Davide Mattiello nel suo comunicato di martedì 4/7: “Ora però – ha scritto il deputato componente della Commissione Parlamentare Antimafia - la burocrazia non diventi un peso insopportabile: ne va della credibilità dello Stato oltre alla salute del Sig. Niceta che sta continuando lo sciopero della fame. La Prefettura di Palermo sia per via ordinaria attraverso il Comitato provinciale, sia in via d'urgenza ex art. 17 in attesa della deliberazione della Commissione Centrale per le speciali misure, può intervenire tempestivamente per garantire le migliori condizioni di sicurezza, che prioritariamente vanno assicurate in località d'origine.”

Ci appelliamo alla parte “sana” dello Stato affinché si chieda conto alla Prefettura, che finora si è limitata solo a enunciare genericamente “buone intenzioni”, di questa perdurante inadempienza.

Ci appelliamo, inoltre, al Viceministro Bubbico, che recentemente con una sua dichiarazione al GR 3 si è dimostrato possibilista circa un riconoscimento dello status di Testimone di Angelo Niceta – affinché la Commissione Centrale del Ministero dell’Interno si riunisca al più presto – in considerazione dei rischi che sta correndo Angelo – per deliberare sul caso e mettere un punto fermo sul ruolo di Angelo.

I cittadini che si sono mobilitati per Angelo condividendo la sua battaglia per la giustizia che va oltre il caso individuale, non potendo accettare ulteriormente il protrarsi della situazione e dei rischi conseguenti per Angelo, hanno deciso che domenica 9 luglio digiuneranno l’intera giornata in segno di solidarietà.

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