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verso 21 marzo ardudi Adriano Ardu
All'interno delle iniziative denominate "Verso il 21 marzo", in preparazione alla XXII Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie sul tema "Luoghi di speranza, Testimoni di bellezza" in corso in tutta Italia, anche la Sardegna si è mossa. Tra le tante manifestazioni promosse, una ha avuto gradito testimone Gianluca Manca, fratello di Attilio, l’urologo morto a Viterbo nel 2004, per mano mafiosa.
Uno dei quattro incontri si è svolto a Mogoro, paese dell’oristanese, dove sono presenti numerose associazioni, tra cui Sardegna Solidale e un presidio di Libera.
Davanti a un numeroso pubblico, attento e partecipe, sono intervenuti i responsabili locali delle associazioni, il referente regionale di Libera Sardegna e il dirigente scolastico Pino Tilocca, a cui, quando era sindaco di Burgos (SS) hanno ucciso il padre, dilaniato da una bomba, profanato la tomba della madre e piazzato bombe sotto casa.
Dopo i saluti iniziali ha parlato Giampiero Farru, di Libera. Il caso Manca, visto come vicenda simbolo, in Sardegna è stato seguito con attenzione fin da subito, perché si pensava che Attilio fosse sardo. Manca è un cognome diffusissimo in Sardegna, questo ha creato curiosità maggiore, pensando di dover aggiungere un ennesimo nome a quelli dei morti ammazzati. A questo proposito Farru cita l’attentato subito da Giovanni Falcone, la moglie e gli uomini della scorta e ricorda che l’anno successivo all’attentato, durante la cerimonia di commemorazione, la mamma di Antonio Montinaro, caposcorta, sbottò dicendo che si citava sempre Falcone e mai i nomi degli uomini che sono morti con lui. Da qualche tempo, nella giornata organizzata da Libera il 21 marzo, si leggono i nomi di tutte le vittime. Per 22 anni Libera ha chiesto che il 21 marzo venga riconosciuto come “Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie”, finalmente dallo scorso 1 marzo è stata istituita. Un’altra buona notizia è quella della recente approvazione alla Camera della legge sulla protezione dei testimoni di giustizia, da non confondere con i collaboratori e cioè persone che si sono macchiate di delitti efferati, passati dall’altra parte. I testimoni sono persone comuni che hanno subito la violenza delle mafie o assistito ad eventi criminosi, hanno riferito alle autorità preposte fornendo informazioni utili alle indagini e così mettendo a rischio la propria vita e quella dei propri familiari. Farru in seguito ricorda che Libera da 22 anni, chiede ai parenti delle vittime di mafia di non fare solo puro sentimentalismo, ma di aiutare gli altri a capire. Conclude con il ricordo di due donne, la prima è Felicia, la mamma di Peppino Impastato che dal 9 maggio 1978, giorno dell'uccisione del figlio, ha sempre chiesto e si è battuta per sapere la verità. Per l’omicidio del giornalista è stato condannato all’ergastolo, come mandante, Tano Badalamenti che abitava a cento passi dalla casa di Peppino. L’altro ricordo è per Saveria Antiochia, mamma di Roberto, 23 anni, poliziotto di scorta del vice questore Ninni Cassarà; “quando ti ammazzano un figlio è come se abbiano sparato su di te” era solita dire Saveria.
Prende la parola Gianluca Manca che, dopo aver ringraziato Libera e gli organizzatori dell’incontro, svela che il trisnonno era di Cagliari, trasferitosi poi in Sicilia. Non nasconde il piacere di essere in Sardegna per la prima volta, la sua emozione, unita a quella di raccontare la vicenda di Attilio. Traccia un ritratto del fratello molto tenero, ricordando la gioventù di Attilio, ragazzo molto bravo, anche a scuola ma umile e ingenuo, e probabilmente questa ingenuità l’ha portato alla morte. Bravissimo anche nella sua professione di urologo, importò per primo in Italia una tecnica chirurgica che apprese in Francia, la laparoscopia per curare il cancro alla prostata. Attilio è morto per territorialità, pur essendo nato altrove, dall’età di cinque anni è cresciuto a Barcellona Pozzo di Gotto, grosso centro di quasi sessantamila abitanti, nel messinese, paese tristemente noto per l’alta concentrazione di elementi mafiosi. A Barcellona trascorse parte della sua latitanza il boss catanese Nitto Santapaola. Sempre lì, si tenne un summit tra esponenti della Mafia, della Camorra, della ‘Ndrangheta e della Sacra Corona Unita per organizzare un attentato contro il giudice Pignatone, all’epoca Procuratore a Reggio Calabria, prima a Palermo.
Nel 2003 Bernardo Provenzano è a Barcellona Pozzo di Gotto, presso il monastero di Sant’Antonio dei Frati Minori e nello stesso anno, nell’ottobre 2003, Attilio va a Marsiglia per compiere un’operazione. Nello stesso periodo Gaspare Troia, alias Bernardo Provenzano, si ricovera a Marsiglia per una delicata operazione alla prostata. E nel periodo post operatorio, sempre Provenzano, scelse di soggiornare nella provincia di Viterbo, dove lavorava Attilio.
Gianluca Manca narra come ha saputo della morte del fratello, da parte dello zio, e le strane raccomandazioni che gli fece, tra cui quella di dire che era morto di aneurisma cerebrale. Ancora oggi il dolore è immenso, soprattutto ricordando le parole che disse Angela, la mamma: “mi hanno strappato mio figlio dal ventre”. Con minuzia descrive lo stato in cui è stato trovato il corpo di Attilio nell’appartamento in cui viveva e le conclusioni della Procura di Viterbo che ha archiviato il caso come suicidio. La Famiglia Manca da sempre ritiene che si tratti di un omicidio, omicidio di mafia. C’è anche il sospetto di un coinvolgimento dei servizi segreti deviati. Abbiamo poi 8 pentiti che affermano che Attilio è stato ucciso dalla mafia, anche Setola, pentito camorrista che non ha niente a che fare con la mafia.
Bernardo Provenzano ha goduto, durante la latitanza, di molteplici coperture ad alto livello, da lui vanno imprenditori, politici, magistrati, forze dell’ordine. Ad un certo punto viene proposto un do ut des, Provenzano fa crescere Barcellona Pozzo di Gotto nel settore edilizio, imprenditoriale, politico e in cambio gli verrà dato Attilio Manca, il miglior urologo sulla piazza.
Le indagini effettuate dopo la morte di Attilio hanno portato a documentazioni poi rivelatasi non veritiere, come la deposizione a verbale del commissario Gava della questura di Viterbo che sostenne che Attilio era regolarmente in ospedale nei giorni in cui Provenzano era a Marsiglia. La trasmissione “Chi l’ha visto” invece visionò i registri delle presenze dell’ospedale e risultò che Attilio in quei giorni era assente. Gava non è più commissario, è stato mandato via perché falsificò i verbali nei fatti del G8 di Genova dove attestò il ritrovamento e sequestro di alcune bottiglie molotov nella scuola Diaz.
Nella procura di Roma c’è ora un fascicolo aperto che recita “Omicidio volontario di Attilio Manca”, il fratello Gianluca è sicuro che la verità arriverà, forse non subito, gli anziani genitori forse non la conosceranno, ma arriverà. Chiude il suo intervento citando Federico Garcia Lorca “La cultura costa, ma l'incultura costa molto di più”.
Prende poi la parola Pino Tilocca, dirigente scolastico, e cita Lorenzo Baldo e l’idea di presentare il libro nel Liceo di Oristano con Don Ciotti, ricorda poi la manifestazione di Libera a Firenze nel 2013 dove conobbe Angela e Gianluca Manca. Li unisce la morte di un famigliare, Attilio, infatti, è stato ammazzato pochi giorni prima del padre di Tilocca. Sembra impossibile che oggi non si riesce a dare chiarezza a tanti avvenimenti, c’è un nesso tra grandi affari e omicidi. C’è ancora gente che non ha diritto alla giustizia; giustizia è fare verità. Ai vertici dello Stato ora abbiamo un fratello di vittima della mafia (Mattarella) e un Procuratore Antimafia (Grasso), possibile che non si possa fare qualcosa?
In conclusione si è sviluppato un piacevole dibattito tra Gianluca Manca e il pubblico che ha rivolto numerose domande. C’è stata l’esortazione ai giovani a conoscere, leggere e studiare il territorio; prendere consapevolezza e coscienza di dove si vive e conoscere le persone che ci circondano. A tal proposito si è accennato a Barcellona Pozzo di Gotto, dove la gente non si pronuncia sul caso Attilio Manca, ci sono tante brave persone ma anche grande presenza della mafia, tant’è che il paese è stato anche denominato la Corleone del Terzo Millennio. La famiglia Manca viene isolata dal resto del paese, ogni anno c’è una manifestazione in onore di Attilio, ma partecipano pochissimi barcellonesi, non per paura o indifferenza ma per complicità, usufruiscono di benefici diretti e indiretti.
È stato un incontro molto interessante, seguito con tanta passione, silenzio e partecipazione da parte del pubblico presente. La vicenda di Attilio, a molti sconosciuta, ha colpito molto per la drammaticità dell’evento e per la serie di menzogne, bugie e omertà che si sono verificate dopo la sua morte. Ha colpito il racconto del fratello Gianluca, la sua emozione si è trasferita sui presenti e alla fine della serata ci siamo sentiti tutti fratelli di Attilio e tutti insieme vogliamo la verità su quanto successo quella notte a Viterbo.
A breve la vicenda di Attilio Manca sarà nuovamente al centro dell’interesse in Sardegna, a metà aprile sarà presente Lorenzo Baldo, l’autore del libro Suicidate Attilio Manca; ci saranno due incontri con il pubblico, uno a Cagliari e l’altro a Oristano.

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