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estorsione webdi Piero Innocenti
Interessante e stimolante la ricerca “Il danno della criminalità comune” di Marco Dugato e Serena Favarin frutto della collaborazione fra Transcrime e il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, resa pubblica a luglio scorso. Si è trattato, come sottolineato nella parte introduttiva di “..uno dei primi tentativi di misurare il danno della criminalità comune in Italia esaminando la gravità dei reati e i costi diretti da essi provocati”.

Di norma, come noto, per capire come vanno le cose sul piano della sicurezza pubblica, il Viminale fa riferimento alle statistiche sulla delittuosità (elaborate sempre dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza- Servizio Analisi Criminale) che danno conto del semplice numero dei delitti denunciati alle forze di polizia. Il “rito” ferragostano sul punto è stato celebrato, come ogni anno, dal ministro dell’interno che, dati (provvisori) alla mano, ha parlato di “calo dei reati” rispetto all’anno prima. Si capirà meglio come vanno realmente le cose quando i dati statistici si saranno stabilizzati. Ora, tornando alla relazione citata, non c’è dubbio che il “danno” economico, sociale ed emotivo causato da un delitto è diverso a seconda delle persone che lo subiscono e del territorio in cui si verifica. Quindi riuscire a valutare questo “danno” potrebbe essere utile per comprendere meglio i fenomeni criminali e, di conseguenza, “per indirizzare interventi mirati di prevenzione e contrasto” come sostenuto dagli autori della ricerca. Tanto più utile in un momento storico che dura da alcuni anni e che vede le risorse umane di polizia di stato e carabinieri – le due forze di polizia a competenza generale a cui compete la tutela della sicurezza pubblica – sempre più carenti per fronteggiare i tanti fenomeni criminali che interessano il nostro paese. Vengono, così, individuati gli indicatori per valutare il “danno” facendo riferimento alla “gravità” dei delitti ( solitamente rapportata alla pena prevista dalla legislazione vigente) e ai “costi” economici provocati che la letteratura sull’argomento individua in “costi economici diretti” (per es. nei furti, nelle rapine è il valore del bene sottratto), “non economici diretti (il turbamento emotivo causato nelle vittime) ed “economici indiretti” ( le spese del sistema sicurezza, penale, giudiziario).
La ricerca è stata volutamente circoscritta ad alcune fattispecie di delitti espressione della criminalità comune (reati violenti e appropriativi) con l’indicatore di gravità calcolato moltiplicando il tasso dei reati denunciati ogni centomila abitanti per la relativa pena mediana definitiva. Per l criminalità predatoria l’indicatore di gravità ha subito un consistente incremento a livello nazionale tra il 2010 e il 2014 dovuto in gran parte ai furti in abitazione aumentati del 131% tra il 2010 e il 2014 e del 51% tra il 2010 e il 2014 (nel 2015 si è rilevato un calo). Da registrare che, sempre per la cosiddetta criminalità appropriativa, Rimini, Milano e Bologna sono le città con i valori più alti di gravità, seguite da Torino e Ravenna. Relativamente al “costo economico diretto”, l’analisi ha riguardato solo alcuni reati (riferiti al 2015) e cioè rapine, rapine in banca, furti con destrezza, con strappo, negli esercizi commerciali e su autovetture in sosta. Il relativo indicatore di gravità è stato ricavato dal numero di reati denunciati alle forze di polizia e dal valore monetario medio, in euro, indicato nelle denunce presentate. La stima è che, nel 2015, in Italia sono stati sottratti poco più di 700milioni di euro con Roma e Milano le due province dove si sono avuti i più consistenti valori monetari alle vittime.
Un lavoro di analisi accurato che dovrebbe offrire spunti di riflessione e di attenzione sia a livello centrale che territoriale da parte delle autorità di pubblica sicurezza. Si tratterà di vedere,come sempre, se da questi documenti potranno realmente scaturire azioni mirate di prevenzione e di repressione alle attività violente e predatorie o se, viceversa, resteranno elaborati (sicuramente di pregio) da conservare nel cassetto e da esibire, all’occorrenza, come prova di quanto fatto per migliorare il sistema di sicurezza.

Tratto da: narcomafie.it

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