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lombardo utveggiodi Luigi Lombardo
Ore 16:58, 19 luglio 1992, via M. d'Amelio. Un ordigno a distanza aziona il detonatore collegato a oltre 100kg di tritolo. Paolo, Agostino, Walter Eddie, Emanuela, Vincenzo e Claudio su un'onda di fuoco entrano nell'immortalità. Il mondo è incredulo, il dolore per la strage di Capaci così vivo e nitido che sembra impossibile anche solo pensare che sia successo ancora. Palermo attonita ed incredula piange ancora sangue innocente. Il libro degli eroi impingua le sue pagine di nomi e racconti. Tutto giace senza senso né speranza. Non comprendiamo più nulla. I volti dei poliziotti arrivati sul posto sono attoniti e rigati di pianto, ma non c'è tempo per piangere, non c'è tempo per quell'inspiegabile senso occlusivo che di fronte ad un collega, un giovane ragazzo come te brutalmente ucciso, ti fa quasi sentire in colpa per essergli sopravvissuto. Non c'è tempo perché quel sangue ha già fecondato coscienze e animi, cuori e cervelli. Non c'è tempo che la gente vuol sapere se è vero o no che al cancro infame che ci attanaglia possiamo davvero opporre resistenza e magari, chi lo sa, vincere. Non c'è tempo. Il cuore della Palermo che amiamo comincia a battere. Scendono lacrime ma non c'è tempo, questa guerra dobbiamo vincerla noi. Decine di giovani dai mille interessi si ritrovano quasi ipnoticamente davanti alle porte della Questura con un documento in mano. Siamo i figli delle stragi. Vogliamo una Palermo migliore, abbiamo un sogno grande, il sangue di Capaci, il sangue di via d'Amelio scorre impazzito nelle nostre vene. Non c'è tempo. Una valigetta in quel trambusto è sparita, di un'agenda non si vedono più le pagine, non c'è tempo perché se cadi da cavallo o risali subito o mai più. Palermo si rialza. La gente scende in strada, urla a squarciagola che la Mafia deva andare fuori dallo stato. Le lacrime dei poliziotti sono di rabbia e voglia di riscossa, il tempo corre e adesso noi corriamo più forte di lui. Una mamma porta un bimbo in via d'Amelio e affidatogli un fiore gli indica di porlo su quel marciapiede. Un luogo di morte è diventato VITA. Se in quel momento mandanti, esecutori, poteri occulti più o meno deviati avessero visto i nostri occhi. Avrebbero capito che il loro tempo era finito in quell'istante. 24 anni, una china da risalire, un dedalo da esplorare passo dopo passo, un segreto da riportare alla luce, una verità da urlare ai tetti del mondo. Non c'è tempo. Lacrime da asciugare. Castello Utveggio, posto da cui Palermo appare nel suo splendore ma oggi più che mai pieni di orridi misteri. Non c'è tempo. La verità incombe con tutta la sua prepotenza. Monte Pellegrino sovrasta ancora Palermo. A quel monte dalla maestosa bellezza che si affaccia sul mare da secoli i Palermitani si sono rivolti per impetrare le grazie della Santuzza. Ora a quel monte Palermo chiede la verità. E anche per quello non c'è tempo. Bisogna andare avanti e non fermarsi, è così che si realizzano i sogni, non si cede mai terreno, quello che conquisti è tuo, potranno colpirti, tradirti, deluderti, ma alla fine quel niente che hai te lo sei conquistato è tuo. È il sogno vero. Oggi in via d'Amelio la Quarto Savona 21, sorride con noi. Oggi comprendiamo che non c'era tempo. Non ce n'è neanche adesso. Ma la Sicilia adesso è davvero più libera: giovani in tripudio inneggiano alla libertà sotto le mura della Questura quando un carnefice di uomini e speranze è assicurato alla giustizia, sempre più gente denuncia, i quartieri popolari stanno lentamente tornando alla normalità, la mafia seppure ancora forte è alle corde, nei nostri occhi il pianto e la rabbia sono quelli di sempre. La colpa inspiegabile ed indomita di essere sopravvissuti a chi è morto per noi piano piano tace. È tempo che il sogno sia realtà. Da quel piccolo ulivo piantato in via d'Amelio, diceva qualche anno fa un amico e collega, si sprigiona un forte profumo di libertà, disegni di bambini, frasi, pensieri foto. Tutte lì. Appoggiate a quel piccolo albero. Qualche bimbo ha anche lasciato lì un giocattolino, il suo piccolo grande contributo alla causa del ricordo.
19 luglio... coraggio ragazzi, sguardo forte e fiero, non c'è tempo, la verità deve essere svelata. Il sogno è troppo bello per non essere realizzato. Quel sangue urla ancora, ma non più nel silenzio, Paolo è risalito sulla sua auto di scorta e con i ragazzi della Quarto Savona 21 se ne sta lì sù a fare chissà cosa. Sveglia Palermo... non c'è tempo!

Foto © Antonella Morelli

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