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carcere porta aperta 2di Giovanna Maggiani Chelli*
Le “iene” dell’annullamento del 41 bis alla mafia stragista, da tempo aspettavano la morte di Bernardo Provenzano per impegnarsi a giocare l’ultima partita di tentativo di annullamento dell’unica norma antimafia che sta sul gozzo alle mafie tutte.
Tentare di far annullare, post morte, il 41 bis al boss che ha mandato, scientemente e con convinzione, il gruppo di fuoco di Bagarella a Firenze a mettere la città a ferro e fuoco il 27 maggio 1993 fuori dalla Sicilia trattando con uomini dello Stato e della politica, non poteva che essere nella mente di scrittori, giornalisti, politici, avvocati, mestieranti dell’ultima ora. Personaggi che ci costringono a pensare, nostro malgrado, possano esser al servizio e a libro paga della mafia, i quali in queste ore cercano l’ultimo disperato appiglio per far abolire il 41 bis.

E’ un elenco lungo di nomi quello che gioca di ora in ora, attraverso i teleschermi i giornali e il web, la partita dell’annullamento del 41 bis. Sono uomini con cariche di tutti i tipi, istituzionali e non, che vogliono oggi abolire il 41 bis solo ed esclusivamente per favorire la mafia alla quale forse devono troppo.
E’ ancora l’elenco di nomi contro il 41 bis, come l’elenco delle tantissime lettere anonime che furono inviate dalla mafia “cosa nostra” un attimo prima che i nostri figli fossero ammazzati nelle stragi del 1993 alle persone le più disparate, lettere che li informavano di quanto stava per avvenire in Italia se non avessero contribuito all’annullamento del 41 bis, ma non fecero nulla per evitare la strage del 27 Maggio 1993. Anzi quando iniziarono i processi a Firenze contro la mafia “cosa nostra”, se ne guardarono bene dal venire a testimoniare ciò che sapevano.
E oggi eccoli lì, pronti a piangere sulle ultime ore di vita di Bernardo Provenzano in nome e per conto dell’ennesimo tentativo di annullamento del 41 bis.
Lo abbiamo rimesso noi, Provenzano nelle mani di Dio, noi che abbiamo perso i figli per mano sua, ma altri non ce la fanno e possiamo capire il perché: Provenzano è morto, non potrà più parlare, come invece noi gli abbiamo sempre chiesto di fare augurandogli lunga vita, e allora meglio chiedere per lui, mascherandosi da “garantisti”, l’annullamento del 41 bis anche dopo morto.
Non ci resta che rammentare ancora una volta che il 41 bis per Provenzano era ormai solo una  formalità scritta sulla carta bollata, perché è morto in ospedale il Capo della Mafia, con infermieri, dottori, farmaci e macchine per la diagnostica al suo capezzale, cosa che spesso non avviene per le vittime di Provenzano, viste le condizioni in cui versa la Sanità in Italia e con la quale i nostri malati fanno i conti tutti i giorni.
Morire a 41 bis per Provenzano, sia pure un 41 bis scritto solo sulla carta, bollata è stato l’unico straccio di giustizia vera che questo Stato a saputo darci, perché il 41 bis, finché sarà vivo l’ultimo uomo di mafia e l’ultimo uomo o donna collusi con la mafia non dovrà mai venire meno, o noi ne chiederemo conto.
Basta con l’ipocrisia  intorno a Provenzano, se ne vada, lontano da noi, perché non riusciremo a trovare uno solo pezzo di terra sconsacrato al punto giusto e auspichiamo ci dicano altri ciò che non ha detto lui sulla morte dei nostri figli, perchè la puzza di marcio e di mancanza di verità la sentiamo troppo forte intorno a noi.

* Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili

ANTIMAFIADuemila
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