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manca attilio web2di Alessio De Angelis
Attilio Manca era un brillante urologo di origine siciliana trovato senza vita il 12 febbraio 2004 nella sua abitazione di Viterbo, città dove prestava servizio presso l Ospedale Belcolle.
Nonostante i lividi trovati sul corpo del giovane, il testicolo gonfio, il setto nasale deviato e il lago di sangue trovato sotto il letto in cui e' stato rinvenuto il cadavere facciano pensare ad un pestaggio la Procura di Viterbo sostiene sin dal primo minuto la tesi del suicidio per overdose mediante inoculazio­ne volontaria di eroina mischiata ad un quantitativo di alcool e tranquillanti.
Eppure c'e' qualcosa di terribilmente stonato, c'e' un qualcosa in questo caso di cronaca che lascia l'amaro in bocca.
Perche la famiglia Manca e' originaria di Barcellona Pozzo di Gotto, cittadina siciliana in cui la locale famiglia mafiosa dei barcellonesi e' in ascesa nel panorama della criminalità organizzata.
La stessa famiglia che, secondo le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Carmelo D'Amico, si occupo' di trovare un medico siciliano in grado di visitare ed in seguito operare nell'autunno 2003, in una clinica privata di Marsiglia, il tumore alla prostata del boss Bernardo Provenzano, arrestato nel 2006 dopo 43 lunghissimi anni di latitanza.
La famiglia Manca sostiene che quel medico fu proprio Attilio e le indagini, da molti considerate lacunose, non fanno altro che aumentare le ombre su questa triste vicenda all'italiana.
Ne parliamo con Stefano De Barba, presidente dell'Associazione Nazionale Amici Attilio Manca.

Stefano so che è la prima volta che rilasci un intervista.
Si e' la prima volta che accetto un'intervista personale in quanto temo di non dare il giusto risalto ad Attilio e alla splendida famiglia Manca che suo malgrado affronta non solo la morte di Attilio ma anche la gratuita diffamazione perchè come ho imparato in Sicilia o per meglio dire per mano di Cosa Nostra, si muore due volte.
La prima fisica e la seconda sociale e questa "seconda morte" è stata messa in scena con il "suicidio" di Attilio per poter dire che era un drogato.
Accetto volentieri questa intervista nella speranza che la storia di Attilio giunga a chi ancora non la conosce.

Come mai questa storia e' così poco conosciuta? Eppure, se la versione dei fatti sostenuta dalla famiglia Manca venisse confermata, rappresenterebbe un importante e tragica pagina della storia italiana.
Probabilmente la storia e' poco conosciuta a causa di un informazione pubblica che ha perso il senso della propria missione, che e' appunto quello di informare, in cui sempre meno si parla di temi delicati come la criminalità organizzata.
Debbo però indicare alcuni casi nei quali i familiari di Attilio sono stati ospiti delle trasmissioni televisive "Servizio Pubblico" e "Chi l'ha visto" che hanno certamente contribuito a far conoscere questa triste vicenda e sono felice di vedere che sempre più persone, oggi, conoscono la storia di Attilio.

Parliamo dell'A.N.A.A.M. e del rapporto che hai con i Manca.
La sede dell'Associazione Nazionale Amici Attilio Manca si trova a Belluno.

Per quale motivo in una zona geografica come la tua, apparentemente lontana dagli affari dei boss siciliani, e' nata questa realtà?
La cultura dell'antimafia o della legalità a tutto tondo non ha e non deve avere limiti geografici né confini ideologici.
Muove dagli orizzonti sterminati della sensibilità verso il rispetto della Costituzione, della giustizia e prima ancora della vita umana.
Per questi motivi quindi, nel 2012, chiesi ed ottenni dapprima la collaborazione necessaria di Gianluca Manca, il fratello di Attilio che oggi e' vicepresidente dell'A.N.A.A.M., ed in seguito anche di "mamma" Angela e "papà" Gino per fondare una realtà associativa che veicolasse la storia di Attilio in tutto il territorio nazionale.
Una grande sorpresa mi fu riservata quando giunse il momento di scegliere chi dovesse rivestire la carica di presidente in quanto io, visto il legame familiare e anche le capacità legali di Gianluca, avevo visto in lui la persona più adatta a rivestire questa importante carica all'interno dell'associazione.
Mi "scontrai" con una linea che mai avrei potuto neppure immaginare dove Gianluca, Angela e Gino indicavano me per ricoprire questo delicato incarico.
Ovviamente fui preso letteralmente in contropiede ma accettai non tanto per carenza di altre figure in grado di ricoprire il ruolo,tutte prestigiose e certamente più capaci di me, ma perchè capii che in questo grandissimo progetto di legalità, in cui a volte sembra di combattere contro i mulini a vento, forse potevo dare il mio umile contributo.
Nacque quindi in me la domanda "Se Attilio fosse stato mio fratello", che più avanti sarà titolo di vari eventi legati ad Attilio grazie all'intuizione di Gianluca Alibrando e che è l'interrogativo che spinge l'A.N.A.A.M. a continuare in questa palude di mistificatori e virtuosi della simulazione e la vede impegnata su quanti più fronti possibili anche se con gli umani limiti sia temporali che economici.

Come sei venuto a conoscenza della storia di Attilio Manca?
In verità, come detto pocanzi, non sono queste le notizie che circolano sulla stampa nazionale tant'è che per avere la fortuna di conoscere la a dir poco splendida famiglia Manca e la triste vicenda che coinvolge Attilio mi sono recato dapprima a Barcellona Pozzo di Gotto e in un secondo luogo anche a Viterbo.
Tramite la comune amica Sonia Alfano ho inoltre conosciuto nel 2009 la famiglia di Beppe Alfano e sono venuto a conoscenza di altre storie legate a quella Barcellona che non a caso viene definita la Corleone della Sicilia settentrionale, che tra le tante costruì il telecomando per la strage di Capaci.
E tra queste come non ricordare non solo la storia di Attilio Manca ma anche quelle del Prof. Adolfo Parmaliana e di Graziella Campagna solo per citarne alcune.
Venendo quindi alla domanda conobbi la vicenda di Attilio per un mio senso civico che mi ha sempre portato ad essere fattivamente vicino e culturalmente impegnato a favore della legalità dapprima come Agenda Rossa e via via impegnato nell'associazionismo anche a livello locale.

Quali sono le attività svolte a livello locale e nazionale dall'associazione?
L'A.N.A.A. M., oltre a far conoscere la storia di Attilio, sia sotto il profilo umano sia su quello professionale, promuove attività come conferenze, presentazioni di libri a lui dedicati ma anche, grazie al prezioso contributo di amici, rappresentazioni teatrali, sit-in, cortei, sensibilizzazione delle coscienze sui temi delicati della lotta alla criminalità e al suo connubio con certi pezzi dello Stato.
Certamente la data più importante ed indimenticabile è il 30 settembre 2013 a Roma quando, grazie ad un amico e socio dell'A.N.A.A.M., fu presentato il libro "LE VENE VIOLATE" alla Camera dei Deputati.
In quell'occasione riuscimmo a catapultare "nella tana del lupo" la famiglia Manca e la storia di Attilio laddove mai era stata neppure ascoltata.
Non vanno di certo dimenticate altre località molto importanti quali Corleone dapprima per presentare Le Vene Violate e successivamente, grazie alla sensibilità del Sindaco Lea Savona, per intitolare ad Attilio una sala del "Laboratorio della Legalità" nato in una casa confiscata a Bernardo Provenzano.
Ma in rapida carrellata vale la pena ricordare gli incontri di Napoli, Borghetto Santo Spirito, Roma, Bergamo, Palermo, Modena, Udine, Barcellona Pozzo di Gotto, Viterbo.
Questi sono solo alcuni dei momenti in cui la surreale storia di Attilio è stata veicolata mediante i libri che raccontano la sua mesta vicenda.

Qual e' il rapporto con altri movimenti e associazioni antimafia?
L'A.N.A.A.M. affianca e si fa promotrice di manifestazioni legate alla legalità con le associazioni antimafia presenti sul territorio come le Agende Rosse di Salvatore Borsellino, socio onorario dell'A.N.A.A.M., Scorta Civica, Libera solo per citarne alcune.

Cosa vi convince che la morte di Attilio Manca sia collegata alla latitanza di Provenzano e ai suoi problemi di salute? O meglio cosa non vi convince delle conclusioni a cui la Procura di Viterbo e' giunta?
Tanti sono i punti che oltre alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia suffragano la formulazione del "suicidio" e che elenco brevemente: l'accidia della Procura della Repubblica di Viterbo, ahimè nota per una conferenza stampa che non ho aggettivi per qualificare, i molti lati oscuri non approfonditi o esaminati solo in malo modo come
il fantomatico esame tricologico, le impronte, i tabulati telefonici, il mancinismo, i verbali di presenza di Attilio a Viterbo, al Belcolle, falsificati e svelati grazie alla trasmissione televisiva "Chi l'ha visto" , l'esclusione della famiglia costituitasi parte civile nel processo che vede imputata la presunta pusher, dichiarazioni di quattro pentiti mai approfondite, la richiesta da parte di 41 parlamentari di possibili ispezioni alla Procura di Viterbo mai ammesse dal Ministro...

Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Carmelo D'Amico, boss ed ex capo dell'ala militare della famiglia barcellonese di Cosa Nostra, aprono nuovi scenari in cui inquadrare la vicenda Manca.
Un quadro inquietante dove per l'ennesima volta Stato e anti-Stato sembrano incontrarsi in quella "zona grigia" di cui abbiamo esplorato, grazie a pochi magistrati coraggiosi, solo una piccolissima parte.

Se avessi l'opportunità di parlare oggi a chi decise ed eseguì la sentenza di morte per Attilio, cosa diresti?
Cosa dire a chi ha compiuto un crimine così efferato contro un ragazzo così straordinario, contro la sua famiglia, contro la civiltà? Cosa dire a chi ha mistificato i fatti, a chi ha contribuito a oscurare il faro della giustizia?
Semplicemente che sono vigliacchi dell'umanità e nient'altro.

Ricordando che chiunque sia interessato può trovare tutte le informazioni su Attilio Manca nel sito www.attiliomamca.it o sulla pagina facebook dell'A.N.A.A.M. ringrazio il presidente Stefano De Barba per questa intervista, nella speranza che la famiglia Manca, come ogni cittadino che crede nella verità e nella giustizia, possa presto trovare la verità.
Grazie a voi per l'opportunità di parlare di Attilio e dell'A.N.A.A.M.

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