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rita atria borsellinodi Agnese

Cara Rita,

vorrei che tu sentissi quanta tristezza ho provato leggendo le tue parole e quanto avrei voluto esserti vicino in quel momento in cui ti sei sentita così sola davanti a qualcosa di più grande di te e di tutti noi. Il mostro ci avvolge e noi non ce ne accorgiamo. Avremmo proprio bisogno di te in questo mondo, un mondo che dovrebbe essere scosso da un gesto come il tuo che dovrebbe domandarsi del perché le cose non cambiano. 17 anni, solo 17 anni e così tanto coraggio, così tanta tenacia nel portare avanti qualcosa che ti ha fatto rinunciare alla tua famiglia. Tua madre ti diceva “Rita, non t’immischiare, non fare fesserie”. Ma i tuoi occhi hanno voluto vedere e non chiudersi nella paura e nella rassegnazione. Vorrei avere la tua tenacia nel portare avanti qualcosa di così rischioso e vorrei ispirarmi a te per essere una persona migliore. Una donna che non si piega davanti a nessuno, una donna che non è indifferente davanti a tutte queste ingiustizie e una donna che cerca di migliorare non solo se stessa ma anche il resto del mondo.
Vorrei che tu fossi ancora qui con noi a combattere questa battaglia e mi chiedo cosa pensi mentre ci guardi da lassù, cosa pensi di noi giovani donne del domani… Pensi che il tuo sacrificio sia stato invano quando vedi che la mafia continua a uccidere e a vendicarsi?
Io ti dico di no cara Rita perché per te io voglio essere una donna migliore e racconterò la tua storia ad altre donne e anche uomini perché no! Puoi starne certa e ti assicuro che ci metterò tutta la forza, la sofferenza e il dolore che ho conosciuto attraverso le tue parole.
Ti abbraccio forte cara Rita e continuo a sperare nel mondo migliore in cui credevi anche tu. Grazie per essere entrata nel mio cuore.

29 novembre 2015

Lettera di una studentessa della classe 3ªD della scuola media di Campomorone letta durante la visita guidata alla mostra Donne e mafie, allestita presso Palazzo Balbi, sede del Comune di Campomorone.

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