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nuzzi fittipaldi papafrancescodi Lorenzo Fazio*
Gianluigi Nuzzi ("Via Crucis") e Emiliano Fittipaldi ("Avarizia") oggi sui banchi degli imputati davanti ai giudici pontifici per aver pubblicato libri che sarebbero frutto della sottrazione di documenti riservati... - Su ilLibraio.it il commento di Lorenzo Fazio (editore di Chiarelettere): "Non era mai successo che il Vaticano processasse due giornalisti per un reato che riguarda la libertà di pensiero. Meglio: qui non è in gioco il pensiero ma la verità...".

Nell’anno del Giubileo straordinario della misericordia, il Vaticano manda a processo due giornalisti italiani, Gianluigi Nuzzi, autore di Via Crucis e Emiliano Fittipaldi, autore di Avarizia, rei di aver diffuso documenti riservati. Con loro alla sbarra ci saranno anche Francesca Immacolata Chaouqui, monsignor Lucio Vallejo Balda e il suo collaboratore, Nicola Maio.  Non era mai successo che il Vaticano processasse due giornalisti per un reato che riguarda la libertà di pensiero. Meglio: qui non è in gioco il pensiero ma la verità.

“Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8,32), dice Gesù nel Vangelo. Una verità incontestabile, quella dei documenti che liberamente sono stati passati ai due giornalisti: come avrebbero potuto non pubblicarli? Come si può tenere in un cassetto e nascondere una realtà che tocca tante persone?

Quest’anno è anche l’anno degli attentati di Parigi, ai valori che maggiormente contraddistinguono quella Repubblica – liberté, égalité, fraternité – e a cui si richiama la civiltà occidentale intera.  Ed ecco che, in contraddizione con il Vangelo e con i principi democratici, il Vaticano, spostando la lancetta del tempo indietro di più di due secoli, dimostra coi fatti che tutte le religioni sono uguali: nessuna chiesa può accettare la libertà come principio assoluto, la verità è pericolosa e va contingentata, se è il caso negata. Ciò peraltro avverrebbe in tutti gli stati – verità e libertà sono un binomio rivoluzionario, incandescente, che fa paura a qualsiasi potere – se nelle democrazie non ci fossero la magistratura e quei principi costituzionali che il Vaticano non ha (in Italia l’art. 21 tutela la libertà di pensiero e la giurisdizione ha sempre fatto prevalere l’interesse pubblico su quello privato).

Questo è il tempo della misericordia dice il Papa.”È il tempo favorevole per curare le ferite, per non stancarci di incontrare quanti sono in attesa di vedere e toccare con mano i segni della vicinanza di Dio, per offrire a tutti, a tutti, la via del perdono e della riconciliazione”. Sarebbe strano che il Vaticano dimenticasse queste parole e anzi le contraddicesse. Ma viviamo in questo tempo sbandato, direbbe Fossati, in cui le contraddizioni sono enormi, insostenibili per chi come Francesco vuole cambiare la chiesa e avvicinarla ai dettami del Vangelo. Come conciliare il suo messaggio rivoluzionario con un processo alla verità? Forse un po’ per caso, l’appuntamento di oggi diventerà un fatto storico e sarà un banco di prova per lo stesso Papa, chiamato a risolvere in una volta sola contraddizioni storiche secolari. La sua grazia, se sarà necessaria in caso di condanna, non sarà solo un gesto misericordioso, ma l’inizio di una nuova chiesa aperta al mondo, al libero pensiero e alla civiltà degli uomini.


Tratto da: illibraio.it

L’autore* - Lorenzo Fazio è editore di Chiarelettere (la casa editrice che pubblica il libro di Gianluigi Nuzzi).

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