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processo aemiliadi Sara Donatelli
Il 28 ottobre ha avuto inizio il processo Aemilia, il primo maxiprocesso in Emilia Romagna contro la ‘ndrangheta. Frutto di un lavoro estenuante di inquirenti ed investigatori, risulta essere la conseguenza di anni ed anni di indagini ed inchieste che hanno da sempre avuto l’obiettivo di smascherare boss, fiancheggiatori ed affiliati della ‘ndrangheta che da più di 30 anni si è perfettamente adeguata al clima emiliano, infiltrandosi non solo nel campo economico, ma anche politico e sociale. Nel gennaio 2015, mese in cui vengono arrestati 117 soggetti nell’ambito dell’inchiesta Aemilia, il Procuratore Nazionale Antimafia Roberti parla di “un’operazione storica e senza precedenti”. Ma chi sono le personalità coinvolte in questa maxi-inchiesta ed in questo maxiprocesso? Di cosa sono accusate? Partiremo dall’inizio, dagli anni '80, e passo dopo passo proveremo a comprendere cosa ha portato gli inquirenti ad arrestare imprenditori, poliziotti, ex carabinieri collusi, giornalisti. Persone che hanno costruito rapporti basati su ricatti, accordi sottobanco, affari loschi e speculazioni. Gare di appalto truccate, corruzione, tangenti: sono queste le parole chiave dalle quali partire per ricostruire le modalità attraverso le quali queste personalità hanno tentato in tutti i modi di mettere le mani in tutto ciò che potesse in qualche modo generare denaro. E il denaro genera potere. Il potere genera rispetto. Il rispetto genera protezione. Cambia lo scenario geografico e politico, cambiano i protagonisti e le storie. Ma il modus operandi si conferma lo stesso della Sicilia degli anni '80. Abbandoniamo definitivamente l’immagine del mafioso siciliano analfabeta, con coppola e lupara. Scopriamo nella penombra i colletti bianchi, gli imprenditori e i politici che in questi anni hanno abusato della propria posizione per favorire l’organizzazione mafiosa. Soldi, soldi e ancora soldi. Case distrutte e vite spezzate dal terribile terremoto che nel 2012 colpì l’Emilia Romagna da un lato. Risate al telefono dall’altro. Scuole con bambini da una parte. Amianto sotto terra dall’altro. Non siamo in Sicilia, né in Calabria. E non siamo negli anni '80 o negli anni delle stragi. Siamo nel 2015. Siamo in Emilia Romagna.

ANTIMAFIADuemila
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