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di Sonia Cordella
La forza della Costituzione nella sala gremita del Teatro Biondo di Palermo
La gente che assiepa platea e galleria del Teatro Biondo di Palermo attende l'inizio dello spettacolo. Anche il primo cittadino, Leoluca Orlando, siede in sala tra il numeroso pubblico. Tra le prime file presente la responsabile delle Agende Rosse di Palermo, Rosanna Melilli, mamma di una delle promettenti attrici, la dolce Valentina. Ad esibirsi sono circa settanta talentuosi giovani e giovanissimi attori della Compagnia teatrale di Follerie del Teatro Ditirammu che in occasione del Festival delle Letterature migranti interpretano “Ur e l'esercito della salvezza” scritto e diretto da Elisa Parrinello”. Si spengono le luci. Il sipario si apre. Lo spettacolo ha inizio. Un piccolo Pifferaio dalle arti magiche ci conduce verso una storia fantastica in cui i ricchi, gli uomini e le donne di potere (i Flood) si contrappongono alla semplice gente del popolo (gli humilis). I Flood dagli abiti eleganti categoricamente indossati di colore rosso descrivono in un’alternanza di scene tra musica, balletti e recitazione la tracotanza, la superbia, l'egoismo, l'ignoranza, l'invidia e la sete di dominio della casta, contro l'umiltà, la semplicità, la saggezza, l'intelligenza, l'altruismo della gente comune vestita da semplici abiti. Dinanzi al palco, delle piccole barche fatte di carta rappresentano la realtà dei migranti riportandoci alla memoria la nostra non troppo antica storia e suggerendoci che in fondo tutti siamo migranti in questo mondo di ingiustizia. In una raffigurazione che sembra riportarci in epoca medievale, gli humilis costretti al duro lavoro quotidiano per poter vivere e mantenere la propria famiglia, sfruttati e sottomessi alla volontà dei Flood, hanno pochi momenti da dedicare ai propri figli ma quei pochi sono vissuti intensamente, carichi di sentimento e di valore morale. Gridano Libertà in nome di una democrazia che non c'è. La comparazione è chiara alla nostra povera Italia. Tutti uniti, di fronte ad un pubblico commosso che esplode in varie occasioni in lunghi applausi, disposti nella intera larghezza del palco, gli humilis, uno dietro l'altro, enunciano a gran voce alcuni articoli della nostra Costituzione che sanciscono gli inviolabili diritti dei cittadini per poi terminare con le note dell'inno di Mameli cantato a gran voce dagli attori.


Lacrime rigano i volti dei presenti, la passione di un Italia ancora viva esplode in quegli applausi mostrando il profondo desiderio di un paese diverso, migliore per il futuro dei propri figli, il desiderio di poter vivere quella Sacra Costituzione bagnata dal sangue di troppi martiri caduti per difenderla e per i quali abbiamo un debito che potremo saldare solamente combattendo per quegli stessi ideali e sostenendo gli uomini che oggi portano lo stendardo di quella battaglia, uomini esposti come il magistrato Nino di Matteo che se lasciati soli graveranno un giorno sulla nostra coscienza colpevole e indifferente. I patrizi divertiti nella loro rossa tracotanza godono della sudditanza dei propri schiavi, i poveri plebei, dimenticando che l'unione del popolo negli intenti e negli ideali porta ad una sicura vittoria. E nella storia di Ur è proprio così. Gli humilis, dopo l'ultimo atto dell'ignobile agire dei Flood, in preda alla disperazione uniscono le proprie forze per liberarsi dal giogo dei potenti. Quella rabbia, quel desiderio di una giustizia per troppo tempo soffocata richiama l'aiuto dei Cieli. Una grande luce proiettata dall'alto accorre in loro aiuto infliggendo la condanna agli stolti uomini di potere trascinandoli verso l'abisso delle tenebre. Un angelo bianco si erge leggiadro tra i bianchi nastri che calano dal sipario premiando con la libertà le umili genti. Il popolo che porta in sé il valore dell'altruismo, della solidarietà e del perdono accoglie gli antichi nobili, redenti in seguito al sincero pentimento, per ritrovare la gioia del vivere insieme in un paese senza differenze, in un paese ricco di arte e cultura, in un paese dove tutti hanno il necessario e nessuno il superfluo, dove nessuno è schiavo e nessuno è padrone, dove tutti si riconoscono fratelli appartenenti alla stessa casa. Il sipario si chiude. L'emozione è forte, chiusa in gola. Non è utopia. Quel Paese c'è, se lo vogliamo c'è. Dipende da noi, solo da noi combattere per liberarlo. Combattere per averlo.

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