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Intercettazioni6di Vincenzo Vita - 25 luglio 2015
L”eterno ritorno”. Di nuovo il “vizietto” di intervenire sulle intercettazioni. Un emendamento del Ncd (il partito di Alfano) al disegno di legge del governo sul processo penale è passato nella commissione giustizia della Camera dei deputati. Tra l’altro, si tratta –al solito- di una delega. Ed è noto che un simile strumento lascia ampi margini di discrezionalità al potere esecutivo. La polemica, giusta e inevitabile, è subito scoppiata. 5Stelle e Sel, molti commentatori hanno protestato. La divulgazioni delle registrazioni sono uno strumento spesso cruciale per le indagini e per il diritto di cronaca. Certamente possono esserci abusi, ma questi sono già sanzionabili. In realtà, qui si intende chiudere la bocca all’informazione di inchiesta. Infatti, se fosse in vigore il testo in causa, sapremmo ben poco di tantissime vicende gravi e persino inquietanti. Mettere limiti o porre steccati porta a forme di bavaglio e di censura. Diversi esponenti del partito democratico e pure il ministro Orlando hanno cercato di raffreddare il clima, promettendo un emendamento dell’emendamento. No. Va proprio cancellato subito quel comma assurdo e liberticida.

Tra l’altro, se come è stato ventilato- si facesse eccezione solo per i giornalisti professionisti, si lederebbe ugualmente l’articolo 21 della Costituzione. E, per molti programmi e testate, un simile confine diverrebbe impraticabile.

In verità, da tempo è nell’aria una simile torsione autoritaria, perché il ceto politico non ama essere raccontato. E la comunicazione non controllata o omologata dà fastidio. Esce dai canoni dell’ “Informazione della Nazione”. Brutta storia. Stop. Altrimenti altro che Europa, l’Italia celebrerebbe il gemellaggio con l’Ungheria, dove la repressione impera con le leggi più retrive sulla stampa –un ricordo raggelante dei Regimi.

Tratto da: articolo21.org

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