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scorta-civica-pa-logodi Scorta Civica Palermo - 3 marzo 2014
Gentile Presidente, onorevoli e senatori membri della commissione,
Sono qui oggi a rappresentare la preoccupazione di migliaia di semplici cittadini e intere famiglie, associazioni impegnate quotidianamente nella società e familiari di vittime di mafia, imprenditori che si sono ribellati al racket e studenti delle scuole. All'indomani della tragica notizia degli ordini di morte di Salvatore Riina contro il il sostituto procuratore Antonino Di Matteo – notizia che segue inquietanti lettere anonime contenenti minacce di morte indirizzate sempre a Di Matteo e recapitate nell'ultimo anno – oltre 3.000 palermitani sono scesi in piazza per dire BASTA.
La nostra città, il nostro paese, ha già pagato un tributo di sangue troppo alto nella lotta contro le mafie. Ed è per questo che da oltre un mese centinaia di cittadini si danno il cambio davanti il palazzo di giustizia di Palermo per essere presenti ogni mattina in una simbolica Scorta Civica al dott. Di Matteo e agli altri magistrati sotto minaccia. A seguito della nostra iniziativa, analoghi presidi si stanno svolgendo in decine di altre città italiane.

Noi riteniamo infatti che, al di là dei proclami sui giornali, lo Stato possa fare di più per garantire la sicurezza dei magistrati, a partire dall’utilizzo di tutti gli strumenti oggi disponibili per scongiurare il pericolo di attentato come ad esempio il dispositivo anti-bomba denominato ‘Bomb Jammer’. Noi sappiamo infatti, da fonti non ufficiali, che esiste una versione di questo dispositivo di ultima generazione che riduce al minimo i rischi per la salute, versione attualmente usata privatamente da diverse personalità (e su cui vi chiediamo di indagare).
Noi cittadini siamo molto preoccupati, e ci chiediamo se, nel diritto alla salute che garantisce la nostra Costituzione rientri anche il diritto per il dott. Di Matteo, per gli uomini che valorosamente gli fanno da scorta, per i cittadini, amici, colleghi e bambini che potrebbero rimanere coinvolti nell'ennesima e tragica strage, il diritto di non essere fatti a pezzi da una bomba. Perché se ciò dovesse accadere, considerata la situazione del nostro paese che si trova ad attraversare la più grave crisi economica dal dopoguerra ad oggi e il solco -sempre più profondo- tra cittadini e istituzioni, anche una sola vostra inerzia sulle misure di sicurezza per il P.M. E per gli altri magistrati a rischio, potrebbe far credere all'opinione pubblica che voi e lo Stato che rappresentate possiate essere anche indirettamente responsabili di una strage.
Ci chiediamo poi se i parametri che vengono utilizzati per stabilire il pericolo alla salute di questi dispositivi siano gli stessi che invece consentono l'installazione delle antenne del MUOS qui in Sicilia.
scorta-civica-visita-com-antimafiaIl ministro dell'interno in data 3 Dicembre 2013, davanti i cronisti e in colloqui privati con l'ing. Salvatore Borsellino, aveva detto che questo strumento denominato Bomb Jammer era stato “già disposto”. Vogliamo sapere, dopo ben 3 mesi, a che punto si trova la burocrazia di questo paese soprattutto dopo l'ultima inquietante lettera a firma di “falange armata” , una sigla oscura che nella storia del nostro paese ha sempre evocato alcune delle più efferate stragi.
Noi cittadini ci sentiremmo maggiormente rappresentati e garantiti se il Presidente della Repubblica esprimesse la propria personale solidarietà nei confronti del PM Di Matteo, così come ci sentiremmo maggiormente rappresentati da uno Stato che invece di aprire e chiudere continuamente procedimenti disciplinari come quello a carico di Di Matteo o quello a carico del dott. Vittorio Teresi titolari entrambi del processo sulla trattativa Stato-mafia, sostenesse invece compatto il lavoro di questi valorosi magistrati della Repubblica senza “indebite ingerenze nel processo” come quelle denunciate dal Procuratore capo Messineo da parte di alcuni esponenti della direzione distrettuale antimafia.
Chiediamo invece a questa commissione di indagare a fondo sugli intrecci tra mafia e potere che emergono dal processo sulla trattativa Stato-mafia e che, a parere nostro, sono alla base di questi ordini di morte.
Vogliamo fatti, senza i quali non fermeremo il nostro presidio di Palermo e insieme a tanti cittadini di decine di città italiane ci stiamo già dando appuntamento a Roma per una grande mobilitazione, perché vogliamo essere ricevuti dal Presidente della Repubblica, dal ministro dell'Interno e dal Parlamento della nazione. In memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, dei loro agenti di scorta e di tutti i caduti nella lotta contro le mafie.

Tratto da: 19luglio1992.com
 

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