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giordano-pippo-web7di Pippo Giordano - 19 febbraio 2014
L'Italia, Paese con tantissimi problemi, di democrazia, disoccupazione soprattutto giovanile, corruzione, peculato, concussione e, guarda caso, noto che  importanti personaggi non trovano di meglio che disquisire sul comportamento dei pubblici ministeri palermitani, che si occupano della trattativa Stato-mafia. Ci tengo a dire che io sono stato un manovale del Diritto penale e non un dotto come il giurista Giovanni Fiandaca, il magistrato De Lucia o lo storico Salvatore Lupo, e dunque vorrei dire sommessamente la mia opinione che dissente totalmente da quelle enunciate dagli esimi signori. Inizio con il consigliere Maurizio De Lucia della DNA, il quale nella sua relazione annuale esprime un'opinione che appare "irrituale" laddove entra a gambe levate in un processo in corso a Palermo, Ritengo, che ciò sia offensivo nei confronti di un processo in itinere a Palermo, ovvero quello della trattativa Stato-mafia. Chiedo scusa se faccio un inciso: non ho mai dato peso e mai lo darò alle relazioni semestrali o annuali della DNA, DIA e Commissione Antimafia.

Li considero documenti vuoti, effimeri dove si può affermare tutto e il contrario di tutto, ordunque sterili e insignificanti che non hanno mai dato spinta propulsiva alle indagini sulla mafia. Se il cancelliere De Lucia può smentirmi gli sarei grato. E vengo alle affermazioni del consigliere: “La Direzione distrettuale antimafia di Palermo - scrive De Lucia nel documento - ha ritenuto di dover inquadrare alcune delle condotte da provare nei confronti di alcuni degli imputati nella fattispecie astratta di cui all'art. 338 c.p. (Violenza o minaccia ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario), ponendo in tal modo nuovi problemi di natura giuridica e fattuale al giudice che dovrà decidere sulla corretta ricostruzione dei fatti operata nell'inchiesta". La Dna evidenzia poi l'importanza della sentenza che ha assolto il prefetto Mario Mori ed colonnello Mauro Obinu dalle accuse per la mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1996: "Tale processo presenta significativi momenti di collegamento sia probatorio che sostanziale con quello in argomento ed il suo esito non può non destare oggettivi motivi di preoccupazione in relazione all'impostazione del processo trattativa". Ma mi scusi signor consigliere cosa c'entra questa sua valutazione ad hoc su un processo che si sta celebrando? E cosa c'entra il riferimento all'assoluzione del prefetto Mori e colonnello Obinu imputati nel processo sula trattativa? Non le pare che sia un'ingerenza a tutto campo verso il Collegio giudicante e verso i pm? Mi chiedo a chi giova questo continuo attacco al processo Stato-mafia? E ora vengo a veniamo al latitante Matteo Messina Denaro. Consigliere, la sua relazione mi ha davvero illuminato e mi ha fatto rinsavire, perchè ero convinto che Messina Denaro si nascondesse in vecchi casolari e guardato a vista da uomini in groppa ad asini, con coppola e lupara. Ahimè, ero ancora rimasto all'arcaico mondo di Cosa nostra, ma ora prendo atto che -parole sue- "una pluralità di altri insospettabili individui” ne agevola la latitanza. Evviva, ora i miei colleghi della Mobile di Palermo sanno bene dove indirizzare le ricerche. Mi raccumannu picciotti mettete sotto controllo i telefoni di gente per bene, e pedinateli 24 ore su 24, chissà che non riusciate a prendere Matteo Messina Denaro. Un'ultima cosa consigliere, mi potrebbe per favore dare un giudizio su questo verbale d'interrogatorio di Gaspare Spatuzza?
Bene, finalmente gli illustrissimi Lupo e Fiandaca affermano che trattativa ci fu! Ma disquisiscono sul fatto che lo Stato fece la trattativa per necessità. Scusatemi signori Lupo e Fiandaca, mi dite per favore a chi ha giovato la "necessità" di intavolare una trattativa con il gotha di Cosa nostra. Eppoi, perchè sarebbe stato utile e necessario scendere a patti con i macellai Riina e company? L'ho detto in epigrafe, io non posso competere con voi esperti di cose di mafia, ma consentitimi di chiedervi, al di là della vostra e indiscussa conoscenza, avete mai visto la mafia in faccia? Siete cresciuti accanto a coloro che poi sono divenuti i capi di Cosa nostra? Avete visto i corpi martoriati di Falcone, Borsellino Francesca Morvillo, i miei colleghi di scorta, le sorelline Nencioni di Firenze, di Milano o dei centinaia e centinaia di morti ammazzati a Palermo e dintorni? Mi venite a parlare che lo Stato ha fatto bene a trattare, ma quale Stato? Quello che, quando avevo i calzoni corti andava a braccetto coi mafiosi e non parlo di relato, oppure quello rappresentato da Giulio Andreotti che trattava col principe di Villagrazia, Stefano Bontade? Per voi signori Fiandaca e Lupo è facile parlare e giungere a conclusioni stando dietro una cattedra, ma per uno come me che ha visto tanto di quel sangue, la vostra deduzione sulla trattativa, la ritengo inopportuna e offensiva nei confronti dei martire della violenza di Cosa nostra. Ma, anche verso l'Autorità giudiziaria che sta facendo i salti mortali per condurre a termine un processo che nemmeno il capo dello Stato vuole. La necessità di "trattare" è un vostro concetto che non potrò mai accettare e sapete per quali motivo? I carabinieri, i miei colleghi e magistrati ammazzati, anche con la responsabilità oggettiva di quello Stato che voi due giustificate la "trattativa". Signori Lupo e Fiandaca, dobbiamo anche ringraziare lo Stato? O dobbiamo assegnare un encomio a tutti coloro che hanno trattato? Sapete qual è la mia opinione su chi ha tratto benefici dalla trattativa Stato-mafia? Sono coloro che oggi, dovrebbero salire spesso le scale di Monte Pellegrino per andare a ringraziare Santa Rosalia, per la loro esistenza in vita, grazie al salvacondotto ottenuto con la Trattativa. Infine, vorrei parlare di "pizzo" con il professore Fiandaca, ma mi siddia; un'altra volta.

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