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giordano-pippo-web5di Pippo Giordano - 15 febbraio 2014
Oggi ho visto un qualcosa di disgustoso, di veramente surreale: mai mi sarei aspettato di vedere cotanta arroganza, cotanta umiliazione. Lei signor presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, mi ha tradito. Ha tradito i mie sentimenti, la mia onorabilità di italiano, ha rapinato tutti i miei sogni che da decenni e decenni coltivavo. Ero davvero convinto che nel nostro Paese potevano esserci Istituzioni immacolate, puri e privi di contaminazione da spregevoli individui ed  ero pronto a sacrificare la mia vita per questo Paese. Ora non più, non lo merita.

Invece, Lei, signor Presidente mi ha di fatto aperto gli occhi. Lei signor Presidente ha permesso a un conclamato pregiudicato per reati odiosi di "salire" a Quirinale per rappresentare un partito. Anche se fosse stato il partito di maggioranza assoluta, anche se fosse stato un partito plebiscitario alla bulgara  non aveva il diritto di profanare il Quirinale e lei doveva impedirlo. Doveva impedirlo per rispetto a Padri fondatori di questa Repubblica, doveva impedirlo per i partigiani che hanno lottato e  sono morti per questa Italia; doveva impedirlo per i martiri della violenza mafiosa, Falcone, Borsellino, Chinnici e tanti altri. Doveva impedirlo perché il soggetto, del quale mi rifiuto di scrivere nome e cognome, ma lo identifico quale Curtu di Arcore, avrebbe, così come già scritto dal Tribunale di Palermo, contribuito ad elargire a Cosa nostra centinaia e centinaia di milioni di lire per garantire ai propri figli la protezione della mafia. Si guardò bene di denunciarli invece di pagare il mega pizzo. Ed ora lo vedo innanzi al più alto ambulacro del potere d'Italia, il Quirinale. Che obbrobrio! Un ex senatore, un individuo già condannato in prima grado a 7 anni di reclusione per sfruttamento alla prostituzione minorile e concussione, un uomo cacciato dal Senato, che si ritrova nelle stanze del Quirinale. Lei mi ha tradito signor presidente. Mi viene voglia di restituire tutti gli encomi per l'attività di contrasto alla mafia e alle brigate rosse, l'avanzamento per merito straordinario e i riconoscimenti dell' FBI. A cosa servono, signor presidente quando Lei con un solo atto ha distrutto la mia opinione di Stato. Stato che mi onoravo anche all'estero di omaggiare. Stato al quale ho donato tutta la mia onestà, il rispetto verso la Costituzione, e  quei valori che mi legarono ai miei compagni assassinati da Totò Riina e company. No, lei signor presidente mi ha particolarmente deluso. Io non parlo per altri parlo per me stesso e se può rincuorarla Lei non è stato l'unico che mi ha tradito: è ampio il mio palmares  di "amici colleghi" traditori. Mi spiace presidente, non m'aspettavo un tradimento del genere: non potrò mai dimenticarlo. Nessuna ragion di Stato doveva consentire a un siffatto personaggio di entrare al Quirinale. Ma ormai è fatta e quindi signor Presidente si tenga pure la sua Repubblica. Io vivo nel ricordo di quella diretta da Sandro Pertini.

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