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riina-salvatore-web4di Enza Galluccio - 12 febbraio 2014
Già nello scorso ottobre - a proposito della metafora calcistica con cui Riina dal carcere di Opera inquietava le Procure affermando “la Juve è una bomba”- scrivevo delle strane relazioni tra il Capo dei Capi e la Sacra Corona Unita [“IL BOATO - Storie di patti scellerati” pag. 139, da me pubblicato nel novembre 2013-nda].
Oggi rifletto ancora su quei rapporti e confermo la mia convinzione che ci siano quanto meno delle strane coincidenze, riscontrabili nei fatti.
Dunque, già Vito Ciancimino riteneva che Riina fosse molto vicino ai servizi segreti e che avesse con questi delle relazioni specifiche.
Rinchiuso da molto tempo nel carcere speciale di Opera, il boss ha instaurato relazioni particolari come quella con il direttore, tal Giacinto Siciliano, che ha definito amichevolmente “il papà di tutti i detenuti”.
Il Direttore originario di Lecce, è anche imputato in un processo a Roma con l’accusa di aver passato ai servizi segreti alcune dichiarazioni del pentito Antonio Cutolo [parente di Raffaele-nda], senza che la magistratura ne fosse minimamente informata. Lo stesso Riina, in un colloquio privato, lo identifica come “uomo dei servizi”. Quindi, si suppone che abbia con questi dei rapporti ravvicinati.

Quando durante una delle udienze del processo di Palermo sulla trattativa Stato-mafia, sempre Riina, afferma: «Io non ho cercato nessuno, erano loro che cercavano me», presenti due agenti penitenziari di Opera. Uno di essi dichiara: «Riina era assolutamente lucido, cosciente, padrone di sé e ha scandito quelle frasi perché noi le sentissimo chiaramente». Ma curiosamente, per Siciliano, la "loquacità" di Riina "potrebbe essere riconducibile a un deterioramento cognitivo legato all'età".
Un papà apprensivo attento e puntuale.
Un’altra amicizia significativa stretta da Totò tra le mura di Opera, è quella con Alberto Lorusso, sua “dama di compagnia” durante le ore d’aria. Quest’incarico gli sarebbe stato assegnato dal Dap dopo una selezione accurata tra quattro detenuti al 41-bis.
La stranezza è che Lorusso, appartenente alla Sacra Corona Unita, sarebbe finito al 41-bis nel 2011 perché mentre era rinchiuso nel carcere di Cuneo, continuava a gestire il racket delle estorsioni nel Brindisino, facendo filtrare messaggi in codice all’esterno.
Un vero comunicatore!
L’uomo della S.C.U., che utilizza codici cifrati molto complessi come l’alfabeto fenicio e l’aramaico, riceverebbe  anche notizie segrete da fonti non ancora identificate, che poi trasmetterebbe al boss corleonese durante quelle pause trascorse insieme.
Come certe informazioni  presenti soltanto all’interno di una mailing-list riservata della Procura di Palermo, di cui il comunicatore - o postino che dir si voglia - sarebbe venuto a conoscenza.
È infatti Lorusso ad aver informato Riina, sull’intenzione dei Pm palermitani di accompagnare Di Matteo ad un’udienza … probabilmente la stessa alla quale poi non ha partecipato per motivi di sicurezza, dopo la minaccia del boss di volerlo eliminare …
Quali collegamenti abbia Lorusso per reperire informazioni così segrete ad oggi non si sa, ma è certo che l’esperto crittografo in alcune lettere inviate a familiari, avrebbe utilizzato l’aramaico per celare parole come “Bagarella - attentato - papello - Provenzano”.
Alla richiesta di spiegazioni da parte dei procuratori Messineo e Teresi, Lorusso avrebbe risposto che l’uso dei codici sarebbe per lui una sorta di sfida allo Stato, per verificare l’esistenza ed i limiti della censura carceraria …
Tempo fa, la Procura di Caltanissetta aveva preso in considerazione le parole di un nuovo “corvo anonimo” che preannunciava la riapertura della c.d. strategia della tensione, con l’obiettivo di realizzare un attentato contro due magistrati e per quello scopo era già arrivato l’esplosivo in Sicilia. Sempre il corvo, in una delle sue segnalazioni avrebbe parlato di legami attuali tra Riina e la S.C.U. pugliese.
Maria Concetta Riina, la primogenita del boss, vive proprio in terra di Puglia insieme a suo marito e pare che da Corleone ci sia un altro trasferimento importante, quello di Ninetta Bagarella, madre di Concetta e moglie di Riina …
Il paese è San Pancrazio Salentino in provincia di Brindisi, per molti quasi sconosciuto fino a pochi mesi fa. Oggi questo luogo è sottoposto all’attenzione di ben tre Procure in quanto potrebbe rappresentare il trait d’union tra la Sacra Corona Unita e Cosa Nostra.
Quei 15 chili di esplosivo segnalati in Sicilia da fonti certe, difficilmente possono essere stati reperiti da Cosa Nostra nel territorio siciliano, mentre da sempre la S.C.U. - forse anche grazie alla vicinanza con l’ex Jugoslavia - è l’organizzazione criminale più specializzata nel traffico d’armi di ogni tipo, quindi anche di esplosivo. 

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