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fave-redazione-80“Esigua, ma capace di esprimere i Mauro De Mauro, i Mario Francese, i Peppino Impastato, i Giuseppe Fava…”


La redazione dei Siciliani

Ancora una volta la mafia ha colpito un uomo che lottava per il bene di tutti.

Noi non sappiamo ancora quali specifici settori di essa e quali specifici interessi si siano sentiti più direttamente minacciati dal la­voro che Giuseppe Fava portava avanti alla testa di questo giornale. Sappia­mo però quali argomenti non sono mai mancati dalle pagine de “I Siciliani”: la crescente e trop­po a lungo sottovalutata potenza delle fami­glie mafiose catanesi; il flusso di den­aro pubblico dalle casse delle istituzioni sicilia­ne a quelle dei soggetti equivoci o addirit­tura mafiosi; il pericolo, non solo di guerra ma anche di rafforza­mento della presenza mafiosa, portato dall’introduzione delle basi nucleari; la ne­cessità, segnalata a suo tem­po dal gene­rale Dalla Chiesa, di far luce sulle fortune dei principali imprend­itori ca­tanesi; le connes­sioni, ormai ben più che occasiona­li, fra mafia e politica.

Su tutti questi argomenti, a nostro avvi­so, non mancheranno d’investigare i re­sponsabili delle indagini su questo delitto; quanto a noi, continueremo a porli al cen­tro del no­stro lavoro, che proseguirà rego­larmente.

Ringraziamo tutti coloro che hanno vo­luto esprimere la loro solidarietà in questo mo­mento; e soprattutto coloro la cui soli­darietà vorrà tradursi, nel tempo a venire, in concreta mobilitazione e lotta contro la ma­fia. La Sicilia non attenderà il duemila per abbattere la mafia. La Sicilia dei lavo­ratori, dei giovani, delle donne, delle per­sone one­ste combatte già da ora la sua bat­taglia. Il nostro direttore non ha avuto pau­ra di es­serne la voce, di raccogliere e dare espres­sione a ciò che ogni siciliano sa e troppo spesso non può dire.

E’ una ben esigua minoranza, nel mon­do del giornalismo siciliano, quella che real­mente e senza compromessi tiene testa alla mafia: esigua, ma capace tuttavia di espri­menre i Mauro De Mauro, i Mario France­se, i Peppino Impastato, i Giuseppe Fava. Su questa minoranza il popolo sici­liano po­trà sempre contare, in qualunque circo­stanza e a qualunque prezzo.

I redattori de “I Siciliani”

I Siciliani, gennaio 1984


I Siciliani perché?

Ci scusiamo coi lettori per i tre giorni di ritardo di questo numero de “I Sicilia­ni”. Non ci scusiamo invece per l’appa­rente in­congruità del suo contenut­o. Una parte di esso è costituito dal materiale già impa­ginato prima del 5 gennaio e rappre­senta la “normale amministrazion­e” della rivi­sta: che do­vevamo, comunque, al let­tore. Il riman­ente, legato a ben differenti condi­zioni ma a una eguale professionali­tà, non vuol essere una commemorazione né un ap­pello ma semplicemente un promemor­ia di alcuni problemi della so­cietà ita­liana e – sullo sfondo – del con­tributo di un gruppo di uomini alla solu­zione di almeno uno di essi.

Da alcuni mesi a questa parte, il grup­po de “I Siciliani” è impegnato nel diffi­cile compito di realizzare il salto di qua­lità da piccola e combattiva rivista a centro mo­tore di una serie articolata di iniziative editoriali periodiche e librarie, che, con pari determi­nazione ma con ben diversa forza, contri­buiscano al rin­novamento cul­turale dell’I­sola e alla sua liberazione della mafia.

È un programma nato oltre due anni fa, che sor­ge dalla intelligenza e dalla pas­sione di un uomo degno di questo nome, che non conta su apporti che non siano document­abili e cristallini, e che va avan­ti, nella sostanza, come era stato pre­visto: soltanto, con un prezzo molto alto da pa­gare.

Delle prossime scadenze di questo pro­gramma informeremo quanto prima i let­tori. Ma fin d’ora sappiamo che cade in uno dei momenti decisivi della storia della Sicilia. Apparentemen­te invincibil­e, l’op­pressione mostra le prime crepe; ap­parentemente slegate, molte coscienze si form­ano, e s’intrave­de una luce.

Non c’interessa qui di rispondere a chi am­monisce che la mafia non esiste, a chi min­accia impaurite vendette. C’interessa ri­spondere al nostro compi­to che è quel­lo di dare una voce udibile e fedele alla Si­cilia onesta. Che è molto più forte, e pro­fonda, di quanto non si creda: nessu­no la potrà fer­mare, quando saprà di se stes­sa.

Un’onda grande di solidarietà ha attra­versato, in questi giorni, la Sicilia. Essa si è es­pressa in cento episodi diversissim­i fra loro. C’è stato chi, con venti copie re­cuperate alla meglio e un megafono, ha orga­nizzato – subito – una diffusione mili­tante; che ha raccolto – subito – le cinque­cento, le mille, le due­mila povere impa­gabili lire dei compa­gni di scuola o di la­voro: impe­gni di la­voro, sottoscrizioni spontanee, militan­za; poche e misurate pa­role, ma moltis­simi fatti; così il popolo sici­liano ha onorato – «essendo utile a sé; e avendo­lo dunque compreso» – un uomo

C’è stata una famigliola, una coppia, che è venuta ad offrirsi (senza una paro­la di cor­doglio, e non chiamata) per la cor­rezione delle bozze. C’era un bambi­no con loro, un si­ciliano di sette o otto anni, aveva il viso emozionato e deciso, ed era il terzo cor­rettore.

Di tutti questi episodi, nessuno è stato inutile, nessuno sarà dimenticato. Ma ora bisogna andare avanti, in modo deci­so e or­ganizzato; abbiamo ben ri­sposto all’e­mergenza, ma ora bisogna programm­are.

Per quanto riguarda il nostro settore, abbiamo le idee ben chiare. Non voglia­mo piangere, vogliamo fare. Non chie­deremo ai siciliani una generica solida­rietà, ma l’adempimento di precisi ed ar­ticolati compiti nel quadro della co­mune batta­glia; e già fra breve comincer­emo ad in­dicarne i primi, e a con­tare – con fi­ducia – sulla forza di tut­ti. Sap­piamo di poterlo fare.

I Siciliani, gennaio 1984

Tratto da: isiciliani.it

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