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giordano-pippo-web2di Pippo Giordano - 16 agosto 2013
Non mi piacevano, non ero affascinato ed ero insensibile al loro mondo fatto di ipocrisia e gestualità ridicole. E pur tuttavia, non potendo esprimere liberamente il mio pensiero, ne studiavo mosse e comportamenti e lo facevo attraverso lo spioncino della porta dell'innocenza. Muto devi stare! L'unica cosa che guardavo con morboso interesse, ma sempre silente, era il baciamano e la coppola tolta con annesso inchino. Ecco, quel rituale che ho visto compiere a mio padre innanzi al capo famigghia, mi proiettò nel mondo mafioso. Ma non era ammesso chiedere spiegazioni, guardare per non vedere, udire per non sentire e muto per non parlare. Tra noi picciriddi usavamo un nostro “codice” per indicare gli uomini d'onore: usavamo espressioni come “cacuocciolo” (carciofo), “intisu”, “pirriaturi” (addetto alle cave), oppure “miiii chiddu è comu Totò Termini”. Il baciamano non era e non è un rituale solo di Cosa nostra. C'è stato un pseudo statista, ora pregiudicato, che col baciamano a Gheddafi umiliò un'intera Nazione. Ma è meglio parlare di mafiosi, anche se il soggetto citato ha avuto “familiarità” con essi.

Non ci sono più gli uomini d'onore di un tempo e anche se cultori di violenza, erano ossequiosi e rispettosi di quel dogma non scritto che regolava la vita di Cosa nostra e della società civile. Mai violenza su donne e bambini, fu per decenni la regola di vita. Poi, all'inizio degli anni sessanta, i “corleonesi” di Luciano Leggio, Totò Riina e Bernardo Bagarella, avidi di potere e di picciuli “calarono” a Palermo e distrussero pian piano la Cosa nostra. Tutto divenne facile per loro, talchè i “palermitani mafiosi” non compresero le mire di Totò Riina. Lo stesso Michele Greco, persona pacata e riflessiva, consegnò su un piatto d'argento tutta Palermo a 'u Curtu di Corleone. Strada facendo si perse l'identità dell'uomo d'onore di un tempo: la violenza, i tradimenti furono i mezzi usati dai “corleonesi” per divenire padroni assoluti della vita altrui. Morti, morti e morti in una Palermo silenziosa, muta e complice anche quando i morti erano magistrati, carabinieri e poliziotti. Il criptio delle armi e il fragore dell'esplosione delle autobombe, erano le sole voci udite in una Palermo distaccata e distante, come a dimostrare che “nulla vitti e nulla sintii e se c'ero dormivo”. Ed io, divenuto sbirro, con certosina pazienza registravo nelle piazze e nelle strade palermitane i cadaveri di quel che restava di un uomo d'onore. E l'ingrato mio compito era quello di informare i familiari dei mafiosi che il loro congiunto era passato a miglior vita. Sovente, nel guardare i cadaveri sfigurati dalle pallottole, riflettevo sulla stupidità degli uomini d'onore. Uomini mafiosi che erano e sono la “pattumiera” d'Italia di rifiuti speciali e nella quale confluiscono anche alcuni personaggi politici che a differenza del “punciuto” non sono affatto riciclabili. Non ci sono più gli uomini d'onore di un tempo, che rispettavano il “matrimonio”, che avevano un gran rispetto per le donne di altri. Insomma, in linea col senso dell'onore. Poi ho visto e anche sentito attraverso intercettazioni, che tutto era stato stravolto. Le conversazioni captate, seppure non attinenti a reati, mi fecero conoscere un mare di tradimenti coniugali. E che dire di quel pseudo mafioso recentemente arrestato dai carabinieri che invaso da megalomania, lasciava il telefonino “aperto” per far sentire all'amante le minacce rivolte ad una vittima del pizzo. E questi sarebbero gli uomini d'onore? Ma per favore! Comunque, sia gli uomini d'onore di un tempo che quelli odierni mi fanno ribrezzo. Gli unici Uomini d'Onore che ho conosciuto sono altri, Falcone, Borsellino Chinnici e carabinieri e colleghi assassinati: il resto è solo zavorra.

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