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borsellino-agnese-sostegno1da Gli amministratori di fraterno sostegno ad Agnese Borsellino - 10 agosto 2013
Agnese Borsellino e' stata indubbiamente, insieme alla sua famiglia, la marcia in più che ha consentito a Paolo di resistere negli anni e combattere la mafia con l'efficacia che tutti conosciamo.
Dopo la morte del suo amato marito, Agnese si è trasformata, suo malgrado, in una icona antimafia. La sua capacità di coniugare il rispetto per le istituzioni e la ricerca "senza se e senza ma" della verità l'hanno fatta diventare negli anni un punto di riferimento essenziale della lotta alla mafia, fonte di ispirazione per i tanti, magistrati e cittadini, che ritengono che il contrasto alla subcultura mafiosa sia il punto centrale della democrazia italiana, quello snodo essenziale senza la cui soluzione la nostra Repubblica avrà sempre le ali tarpate.
L'esempio di cortesia, misura, fermezza, insieme all'estremo rifuggire da qualsiasi pubblicità o ricercata ribalta mediatica, hanno reso il suo messaggio più forte e più credibile, ed indicano ancora la strada al movimento antimafia per continuare con successo la sua opera.
La sua esortazione ripetuta più volte sulla necessaria unità tra chi combatte la mafia- da lei ritenuta condizione essenziale non solo perché l'azione del movimento sia più forte e chiara, ma soprattutto sia inaccessibile a minacce esterne - costituisce un monito sempre valido e la sua più importante eredità, su cui tutti abbiamo il dovere di meditare e che dobbiamo meritare nella nostra azione quotidiana.

Questo gruppo nasce per esprimere solidarieta' ad Agnese, quando qualcuno le aveva "mancato di rispetto", cercando di colpire non lei come persona, ma le sue idee e le sue battaglie.
Siamo stati, durante gli ultimi mesi di vita di Agnese, al suo fianco, sempre. Ed intendiamo adesso portare con il nostro gruppo fb un contributo alla crescita della lotta antimafia, nel proseguire l'esempio di Agnese, Paolo, e di tutta la famiglia Borsellino. Perché anche noi vogliamo la verità "senza se è senza ma" come Agnese, ma vogliamo anche il rispetto delle istituzioni che nasce, prima di tutto, dalla scelta corretta di chi porre a capo di queste stesse istituzioni. Vogliamo delle istituzioni (politica, magistratura, polizie, etc....) che siano capaci di fare pulizia al loro interno, se necessario. Senza caccia alle streghe. Ma anche senza protezioni immotivate ed immotivabili. Vogliamo che lo Stato combatta la mafia, senza scendere a patti. Vogliamo lo stato di diritto, lo stato dei diritti. Vogliamo, insomma, sentire ora, adesso, quel fresco profumo di libertà di cui parlava Paolo.
E vogliamo che sia scoperta tutta la verità sulle stragi.
Non dobbiamo dimenticare che Paolo Borsellino disse: sarà la mafia ad uccidermi, ma altri la agevoleranno. E Giovanni Falcone parlo' di menti raffinatissime.
Tracce di questo "altro" e di queste "menti raffinatissime" si trovano nelle indagini sulla mafia e sulle stragi.
Certo, dobbiamo essere consapevoli che, a differenza delle tante stragi italiane, quelle mafiose del 1992-1993 sono le uniche che hanno un nutrito gruppo di importanti e sanguinari capi mafiosi, oltre che di esecutori, già condannati. Ed anche sapere che spesso, in questi anni, si sono alimentate "leggende metropolitane" che rischiano anch'esse di allontanarci dell'accertamento della verità.
Ma vi sono tracce "vere" trovate in questi anni, tracce di questo "altro" di cui hanno parlato Falcone e Borsellino, tracce riportate nelle sentenze.
Molti si sono chiesti se ci sia una volontà di arrivare alla verità su quei tragici eventi del 1992-93.
Certo, dobbiamo annotare che sino al 2008 le indagini sulla strage di via d'Amelio sono state preda di quello che Sergio Lari ha definito un "colossale depistaggio".
Ed e' accaduto che lo Stato abbia fatto una legge che purtroppo non ha certo favorito le collaborazioni.
È accaduto ancora che per venti anni tanti uomini che allora avevano importantissime cariche istituzionali abbiano taciuto ciò che sapevano.
È accaduto che un Ministro della Repubblica abbia detto che bisognava convivere con la mafia.
È accaduto che una sentenza affermasse che Cosa Nostra aveva rafforzato i suoi intenti omicidiari a causa della trattativa, perché la aveva interpretata come segno di debolezza dello Stato. Ma il resto dello Stato si è comportato come se questa sentenza non esistesse.
Che dire quando organi dello stesso Stato pongono in essere comportamenti opposti?
Chi lavora per lo Stato non puo' che volere che lo Stato sia il piu' credibile possibile. Per convincere chi sa a parlare.
Perché questo accada, però, dobbiamo crescere come paese e come comunità. E per crescere dobbiamo porci delle domande. E chiedere le risposte.
Vedete, sono dolorose le domande che dobbiamo porci. Ma abbiamo un dovere morale di porcele, e di dare una risposta che sia esaustiva. Lo dobbiamo a Paolo, ma anche alla sua dolce Agnese, che da poco ci ha lasciati. Ad Agostino, a Vincenzo, Walter Eddie e Claudio. Lo dobbiamo ad Emanuela, il cui corpo quest'anno e' stato nuovamente martoriato, sbattuto sulle prime pagine per andare dietro a parasoli rossi scambiati per agende da grandi quotidiani italiani. Che non hanno neanche avuto il coraggio di scusarsi. Lo dobbiamo a Giovanni, ma anche a Francesca. Lo dobbiamo a Vito, Rocco, Antonio. Lo dobbiamo ai morti del 1993 ed ai 117 feriti. A quei carabinieri che fortunatamente non sono morti allo Stadio Olimpico nel gennaio 1994.
Lo dobbiamo a noi stessi ed ai nostri figli, a questa nostra Italia. Perché le fondamenta della nostra democrazia siano piu' vere e piu' salde.

dal gruppo Facebook Fraterno sostegno ad Agnese Borsellino

Tratto da: 19luglio1992.com

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