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In un'era in cui la parola condivisione fa pensare a contenuti da consumare davanti a uno schermo, paradossalmente in solitudine, un gruppo di persone del territorio forlivese decide da qualche mese di riappropriarsi del concetto di condivisione nella sua interezza, organizzando tutti i giovedì un incontro in piazza, davanti alla Prefettura nel centro della città di Forlì.

Convogliato dall’utilizzo di una chat WhatsApp, questo gruppo si è costituito nel sentimento comune di esprimere lo sdegno nei confronti del governo che ci rende complici di quello che non poteva più essere visto e tantomeno accettato come uno dei tanti lontani massacri, tipici del neocolonialismo: il genocidio ai danni del popolo Palestinese.

Questo sentire comune viene pacificamente manifestato con la pratica simbolica di pitturarsi le mani color rosso sangue per mostrarle alzate verso le finestre del palazzo del governo.
Pertanto in continuità con un precedente di qualche anno fa in quel di Roma, il nome del gruppo è “Mani Rosse Antirazziste”.
Il gruppo è accogliente verso qualunque cittadino ed associazione che voglia contribuire a questa missione di sensibilizzazione democratica e nel confronto delle idee portate in piazza di volta in volta, si prefigge nel suo piccolo anche di perseguire azioni concrete che possano sortire un qualche effetto in favore del popolo palestinese.
Va da sé che cittadini sensibili a questa causa cerchino di fare rete con tutti gli alleati possibili, anche all’interno di partiti, sindacati, università ed associazioni varie, purché nel rispetto della mission iniziale di uomini e donne libere e responsabili, per lo più donne devo dire… Poco importa se la consistente maggioranza femminile possa essere motivata dalla spinta a fare da contraltare alla Presidente Meloni, la quale ormai non riesce più a strumentalizzare il suo propagandato quanto indimostrato spirito materno e cristiano.
Nell’ultimo incontro i presenti potevano come di consueto esprimere e condividere il proprio pensiero, ma in particolare questo giovedì l’invito era a portare testimonianza sul vissuto della marcia della pace Perugia-Assisi.
Alla luce del fatto che questo giovedì il numero dei presenti fosse di buon livello ma nettamente inferiore a quello precedente, spinto dalla volontà di condividere alcune riflessioni sull’importanza della partecipazione, ho chiesto e mi è stato concesso il microfono.
Ho proposto una riflessione che potesse allargare il più possibile la prospettiva in una visione d’insieme, cosa non facile quando si viene sommersi di informazioni spesso anche del tutto false e fuorvianti.
L’escalation palesemente genocida degli ultimi due anni in diretta streaming mondiale, ha stimolato degli interrogativi.
L’azione della “global sumud flotilla” ha il grande merito di aver dato luogo ad una risonanza mediatica (meglio tardi che mai), che ha fatto in tutta Europa uscire dal torpore milioni di persone, le quali finalmente si oppongono al massacro di civili innocenti, manifestando il proprio dissenso verso i propri governi complici di tale sterminio.
È stata un’azione di soccorso che in senso stretto aveva l’obiettivo di portare beni materiali ed aprire un corridoio umanitario diretto, cosa senza dubbio utile e lodevole, anche se questo è occuparsi degli effetti.
Il vero valore di questa azione è l’aver reso evidente il fallimento della politica e della diplomazia internazionale, cioè occuparsi delle cause.
Un esempio lampante di diplomatici falliti è il ministro degli esteri Tajani, il quale sostiene che i trattati internazionali valgono fino ad un certo punto.
Allora dovremmo chiedere a Tajani: “definisci un certo punto”!
Quale sarebbe il punto?! Forse che la cricca sionista tiene in pugno tutti i governi del mondo occidentale?
La questione è chiara! Come si permette uno stato estero di applicare sanzioni liberticide nei confronti di una singola cittadina italiana che come relatrice ufficiale dell’ONU ha impeccabilmente messo in evidenza chi lucra sul genocidio?

Anche in questo caso il nostro governo ha assunto una posizione vergognosa.
Ci si potrebbe aspettare nel merito due parole dal garante della Costituzione, il P.d.R.; invece niente, silenzio tombale.
Secondo il garante della Costituzione l’art 3 non vale per Francesca Albanese?

Questo accade perché rimaniamo assoggettati politicamente e militarmente nella posizione di colonia e di dipendenza dagli USA, i quali non sono una parte terza rispetto alla questione israelo-palestinese.
Gli USA sono invece un partner di Israele, al quale passa le migliori tecnologie militari che da anni vengono sperimentate sulla carne viva dei palestinesi che vivono nel lager a cielo aperto della striscia di Gaza.


mani rosse forli int

Il benedetto art 11, cioè che Italia ripudia la guerra, lo ricordo anche al sig. Tajani.
Dovrebbe dare una indicazione chiara sulla direzione da prendere, o forse vuol venirci a dire che ha giurato sulla Costituzione più bella del mondo ma anch’essa vale fino ad un certo punto?
Ora è evidente che chi dovrebbe lavorare per la pace, pagato profumatamente con i nostri soldi, frutto del nostro sudore, in realtà sostiene i signori della guerra, i produttori di armi, le cui attività sono finanziate dai grandi gruppi bancari.
Questi signori dettano le agende politiche di tutti gli Stati, infatti abbiamo visto che non ha fatto nessuna differenza l’alternanza alla Casa Bianca tra dem e neocon tra squallidi esseri di nome Trump e Biden.
Dobbiamo uscire dalla dinamica del tifo da stadio. Destra e sinistra, progressisti e conservatori, in realtà quando sono al governo fanno le stesse identiche cose: ubbidiscono ad interessi privati che come la mafia ed insieme alla mafia costituiscono un sistema criminale integrato.
E l’Europa che fa? Ha preso posizione in questi 2 anni? No! Non una sanzione verso Israele, mentre infischiandosene del consenso dei popoli continua a soffiare sul fuoco della guerra, accetta dazi, accetta l’imposizione di acquisti di gas di scisto al quadruplo del prezzo, aumenta le spese militari del triplo a scapito del welfare e cioè niente investimenti in strutture e sviluppo, sanità, scuola, dissesto idrogeologico, sicurezza, giustizia, pensioni ecc. ecc.
Queste cose non sono scollegate ed è importante capire che il potere guarda noi o i Palestinesi con gli stessi occhi, con la differenza che, visto che gli italiani quando l’economia cresceva ancora, sono stati i più grandi risparmiatori del mondo, in virtù dei nostri soldi, possiamo per ora prima che sia troppo tardi (vedi DDL sicurezza) far valere la nostra posizione.

Cito Julian Assange in un concetto sacrosanto: "La guerra si nutre di menzogna, la pace di verità". Se la grancassa mediatica vuole farci abituare all’idea che dobbiamo fare la guerra, quello è già il campanello d’allarme che ci segnala l’urgenza di identificare il vero nemico della pace e scopriremmo che si tratta di propaganda di guerra a suon di fake news quotidiane… Abbiamo visto nel tempo che su tutti gli interventi della NATO la verità era all’opposto della versione propagandata dove tutti i media hanno mentito all’unisono.
È accaduto con le armi di distruzione di massa di Saddam (mai trovate), come sta accadendo adesso con il conflitto russo-ucraino. Quando all’inizio dell’invasione russa le parti si erano sedute ad un tavolo per risolvere la questione attraverso la diplomazia, Boris Johnson è volato da Zelenski ad imporgli di continuare con la guerra, fino alla vittoria…
Lo sterminio di Gaza, con il silenzio assenso di tutti i governi occidentali, evidenzia chi sia a comandare (gruppi privati guerrafondai nazi sionisti) e di cosa sia capace questa classe politica prona ai signori della guerra.
Il Cancelliere tedesco Merz ha dichiarato che Israele sta facendo per noi il lavoro sporco.
Cioè attraverso una pulizia etnica? Un genocidio? Creare una frattura tra islamici e occidentali? Scontro etnico religioso?
In Germania e Regno Unito la risposta alle piazze è stata violenta con centinaia di arresti. Tra le altre aberrazioni del diritto, l'ultima: Gasparri ha proposto un disegno di legge che punisca chi si esprime contro il sionismo.
Prima che sia troppo tardi, riprendiamoci le piazze pacificamente ed il confronto pubblico delle idee e delle informazioni, fuori dal tranello del divide et ìmpera.
Ora quella stessa sinistra che dobbiamo ammettere essersi svegliata con grave ritardo, per dimostrare che non lo abbia fatto per opportunismo, lasci a casa le proprie bandiere di partito.
Tutti insieme facciamolo cadere questo governo fascista e mafioso!
Le piazze di queste settimane hanno dimostrato che con la nostra partecipazione attiva il potere guerrafondaio ha dovuto correre ai ripari, salvare le apparenze e fermare temporaneamente i bombardamenti.
Non si fermeranno, se noi smetteremo di riempire le piazze.
Davvero vogliamo la pace? Allora per prima cosa dobbiamo partecipare, essere presenti, uniti ed informati!
È importante farlo perché dobbiamo comprendere una volta per tutte chi sono i veri nemici della pace e della democrazia, affinché non accada che le scene di Gaza che abbiamo visto nei nostri smartphone o in televisione non si mostrino ai nostri occhi dal vivo nelle nostre città.
Dobbiamo salvarci tutti insieme a partire dal popolo Palestinese! Palestina libera!
Tra gli altri interventi tutti belli ed accorati, segnalo quello dell’immancabile Milad Jubran Basir (giornalista ed attivista palestinese) che ha giustamente posto l’accento sul fatto che nessun palestinese era presente all’incontro in cui è stato steso e firmato l’accordo di questa tregua.
Senza dubbio un elemento che fa riflettere su quanto possa valere e durare questo momento di calma apparente e la necessità di non abbassare la guardia.
Nell’infinito intreccio di continuità e trasformazione scandito dal trascorrere del tempo, anche nell’era dei social media la piazza si conferma una imprescindibile tappa per i cittadini del mondo, che nel conseguimento della realizzazione dei più alti valori umani, intendono esprimersi come protagonisti, testimoni e responsabili di un lascito degno di essere vissuto dalle generazioni future.
   

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