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Inermi cittadini derubati chiedono giustizia

Questa è la storia di una famiglia trevigiana, del dolore, delle sofferenze e delle ingiustizie che sopporta da sessantatre anni. Una vita, come quella dell’anziano Amedeo Torzo nato nel 1943, perseguitato da sempre dal Comune di Treviso che si batte per l’illegale furto dei diritti di famiglia.
La famiglia Torzo acquistò il prato della Fiera a Treviso il 10.02.1852 dagli eredi del notaio Casellati.
Il prato della Fiera è un luogo antichissimo con un’importante storia mercantile. Le prime notizie storiche sono datate 905 dopo Cristo quando l’imperatore Ottone I° concesse al Vescovo di Treviso due parti della sua decima sui mercati che vi si tenevano. Infatti sul luogo esisteva da tempo immemore un antichissimo mercato di bestiame così famoso che nel Medio Evo raggiungeva con i suoi bandi la Lombardia e Milano.
Nel settembre del 1958 l’amministrazione comunale di Treviso pattuiva con la famiglia Torzo l’acquisto del 80% della superficie del prato della fiera in cambio di una concessione edilizia al massimo indice fondiario di edificabilità.
Il contratto però non fu mai onorato dal Comune di Treviso così il 1° giugno 1962 la giunta composta dal Sindaco Chiereghin, il V-Sindaco Avv.Basso, gli assessori Prof. Netto, Marta Paris ed altri derubava la fam.Torzo del corrispettivo, costituito dalla concessione edilizia e dagli accessori.
Il dolore causato da questo fatto portò Ferruccio Torzo al suicidio lasciando un grande vuoto nella famiglia. Adelia Torzo, invalida e paraplegica, richiese immediatamente la restituzione del terreno, invano. Da questo momento la famiglia Torzo cercherà di farsi restituire dal Comune di Treviso il terreno rubato ed in cambio riceverà solo minacce e sberleffi.
Richiesto il risarcimento danni al Comune, la Corte di Cassazione stabiliva (sentenza n,1644/1996) che il furto era avvenuto, ma che “la richiesta avrebbe potuto essere fatta prima”, vale a dire che i Torzo avrebbero potuto presentare la richiesta anche prima dell’atto di citazione in giudizio del Comune. Questo era un atto del tutto facoltativo, non obbligatorio, in quanto la richiesta fu depositata entro i termini di prescrizione (dicembre 1973 approvazione in Cons. Reg. Veneto – prescrizione 10 anni: dicembre 1983 atto di citazione depositato nel febbraio 1983) ed aver accusato di non avere fatto prima un atto del tutto facoltativo ha significato negare la Giustizia.
Venne negato anche l’accesso alla CEDU (Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo) perché l’avvocato Giovanni Molin non predispose il ricorso entro i sei mesi dalla data di deposito in cancelleria della sentenza di Cassazione e non trasmise nemmeno la sentenza in tempo utile per poterlo fare, negando ancora una volta la Giustizia.


prato fiera 2


Negli anni novanta il Sindaco Giancarlo Gentilini era in carica e rifiutò con tenacia ed accanimento la restituzione dei beni rubati alla famiglia Torzo. Anche i Sindaci successivi Gobbo, Manildo, Conte a modo loro, fecero lo stesso. La famiglia Torzo ha sempre richiesto ai Sindaci pro-tempore, la restituzione dei beni rubati nel 1962. A partire dal 1997 al sindaco Gentilini e ai successivi Gobbo, Manildo e Conte anche il dovuto risarcimento previsto dalle sentenze della Corte Costituzionale per il vincolo di inedificabilità imposto e in più il riconoscimento dell’attuale diritto costituzionale ad edificare.
Tutti i sindaci hanno sempre negato il risarcimento o qualsiasi accordo, l’arbitrato oppure anche la permuta a dimostrazione che le illegalità e le violazioni dei diritti costituzionali sono da sempre sorrette da ingiustificata avversità personale, svolta contro dei cittadini rei di avere sempre agito nel corso della loro vita solo esercitando correttezza e libero pensiero.
Installare cartelli esplicativi dei fatti accaduti in prato Fiera non è servito a nulla per cambiare la situazione e l’opinione pubblica.
Il 30 novembre del 2015, il Sindaco Manildo assicurava alla famiglia Torzo la restituzione della concessione edilizia, sentito il proprio consulente urbanistico. Anche questa volta come già successo in passato non avvenne la restituzione. Invece, qualche settimana dopo, la Fondazione Benetton intervenne impropriamente e pesantemente per proporre un suo progetto di recupero del prato Fiera. La Fondazione Benetton interpellò gli abitanti del prato sulla sua destinazione urbanistica futura, ma non interpellò la famiglia Torzo che ne possiede circa 4.000 mq edificabili e neppure chiese ai Torzo il permesso di progettare sulla loro area.
Nel progetto della Fondazione Benetton la proprietà Torzo viene definita come“ prato resiliente, adibito a sfalcio del fieno”, invece il prato della Fiera è classificato nel PRG quale “centro storico di Treviso” e meglio ancora, è centro storico e luogo storico, ed è compreso in area edificata congiunto al centro storico di Treviso da un’antica strada “Restera” posta sull’argine sinistro del Sile in via Alzaia, lungo la quale in tempi passati venivano trainati i barconi nel porto fluviale posto al Portello, dentro la città murata. E’ un’area compresa in un perimetro edificato e ciò determina, in base alle sentenze della Corte Costituzionale, che l’area sia edificabile (sentenza n. 92 del 12.05.1982; sentenza n.305 del 1996;sentenza n. 179 del 1999).


prato fiera 1

Storicamente, per circa 3.000 anni, il prato ha avuto una funzione commerciale. L’erba è quindi esistita sul prato, ma non con fini agricoli come vorrebbe fare credere la fondazione Benetton, ma per scopi molto pratici legati ai commerci che vi si tenevano annualmente. In età contemporanea, la famiglia Torzo non ha mai tagliato l’erba per commerciare fieno, lo ha solo fatto per necessità amministrativa perché era troppo alta per il centro storico, invece sarebbe stata del tutto tollerabile l’altezza dell’erba se l’area fosse stata classificata in P.R.G. “zona agricola”, in quanto, in questo caso, l’erba non ha l’obbligo di essere tagliata. Richiedere l’erba in prato Fiera è quindi un concetto del tutto estraneo al contesto storico e strumentale della zona. Inoltre, nel centro storico di Treviso, non esiste nessun altro terreno con destinazione urbanistica “ad agricoltura” come invece si vorrebbe

classificare la proprietà dei Torzo in prato della Fiera. Questo in effetti si tratta di un terreno edificabile di altissimo pregio perché sito in area storica di notevole bellezza. Ciò è provato dal rifiuto del Sindaco Manildo di procedere all’esproprio del terreno perchè la Magistratura valuterebbe la proprietà Torzo quale terreno edificabile, e ne determinerebbe il conseguente valore. Perciò la classificazione urbanistica dell’area prato Fiera data dalla Fondazione Benetton è del tutto impropria e strumentale, perché induce il cittadino a considerare l’area in un modo diverso dalla sua reale collocazione urbanistica. Un progetto che vede piantumare alberi in un sito storico che, in tremila anni non ne ha visto piantumato neppure uno, lascia perplessi.

Descombes il progettista della Fondazione Benetton affermò “meglio non fare niente piuttosto che sbagliare” vale a dire che se qualcuno facesse un progetto diverso dal suo, sbaglierebbe.


Questa è un’affermazione avulsa dal contesto di legittima proprietà perché il suo committente non è il proprietario del prato della Fiera e dell’area Torzo, per cui non ha alcun diritto di commissionare progetti. Tale progetto ha costituito una forma di pressione verso l’amministrazione comunale.
Sono passati dieci anni a tutt’oggi ed il progetto di recupero della Fondazione Benetton è lettera morta in quanto la Fondazione non ha tenuto in nessun conto che la Città di Treviso deve restituire ai Torzo quanto rubato nel 1962, volutamente ignorando, che la famiglia Torzo ha tutt’ora il diritto Costituzionale di edificare sulla sua proprietà in prato Fiera.


prato fiera 3


Tutto questo è inaccettabile perché rivolto contro una proprietà privata e contro privati cittadini dove non solo i politici negano i diritti costituzionali ma vede anche l’intromissione di inimmaginabili ed insospettabili soggetti terzi.
Disse l’avvocato Ghedini “In Italia la legge è uguale per tutti ma non la sua applicazione” così Il Comune di Treviso ha derubato la famiglia Torzo, la Corte di Cassazione le ha negato Giustizia con argomenti infondati, l’avvocato incaricato di difendere la causa ha impedito di accedere alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. La stampa locale li ha dileggiati anche scrivendo falsità ed è stato impedito e violato il diritto ad edificare sull’area, prima contrattuale, ed ora costituzionale. In più le varie cariche politiche comunali hanno rifiutato l’accordo, l’arbitrato, la permuta anche dopo averla proposta. E’ la dimostrazione che vogliono imporre un Patto Leonino, e che intendono schiacciare il cittadino perché “osa” criticare i loro censurabili atti e chiedere la restituzione di quanto gli è stato rubato.
L’accanimento si spiega con l’invidia, l’odio, e l’avversità personale ampiamente dimostrati nel corso degli anni nei confronti della famiglia Torzo, rea di non inginocchiarsi davanti a chi comanda.
I politici trevigiani attendono la dipartita dell’anziano Amedeo e che cessi la resistenza per avere il via libera al prato della Fiera. La giustizia prima o poi arriva sempre per tutti gli esseri umani e le varie cariche politiche comunali dovrebbero essere a conoscenza che la verità non si compra ne si vende. La verità porta sempre a galla i veri fatti.

La famiglia ritiene che la restituzione di quanto rubato dai politici trevigiani sia poca cosa e a costo zero per l’amministrazione. Anzi, riterrebbe un titolo di merito per i politici porre fine a questa ignobile vicenda, altrimenti ingiustificata.
Tutto questo avviene contro un inerme famiglia dal 1962 ad oggi e che da più di sessant’anni subisce torti ed umiliazioni dalla comunità trevigiana. Sono anni che il terreno è utilizzato come parcheggio pubblico gratuito durante l’anno. Nel mese di Ottobre il Comune organizza la sagra paesana, le fiere di San Luca ed il prato viene utilizzato per il Luna Park e lo stand gastronomico, lucrando sul terreno dei Torzo.
Amedeo Torzo da tre anni a questa parte passa tutte le domeniche pomeriggio in Piazza dei Signori a Treviso con un cartellone tipo sandwich dove rende visibile la sua storia e le ingiustizie subite. Un uomo da ammirare Amedeo nella sua umiltà, nel coraggio, nella determinazione e nella forza d’animo che lo portano a rivelare quei poteri forti che senza etica morale si insidiano tra le mura e i palazzi della splendida città di Treviso.
   

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