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Egregio Direttore

sono Alessandra Rossi, una vostra lettrice veneta. Mi rincresce constatare che la regione nella quale vivo, ultimamente, si trovi spesso al centro di scandali e corruzione.
Nei giorni scorsi il “Gazzettino Veneto” ha riportato la notizia di un blitz dei carabinieri a Piazzola sul Brenta-Padova. I militari dell’arma hanno bloccato un mezzo adibito alla raccolta dei rifiuti di ETRA, la multiutility dell’Alta Padovana, e condotto due operatori in caserma.
Secondo le indagini, in varie occasioni, i due dipendenti avrebbero deviato dal percorso standard di raccolta dei rifiuti, utilizzando uno degli autocarri di Etra per prelevare vari tipi di rifiuti da tre aziende dell’alta padovana. Tra il materiale rinvenuto ci sarebbe anche l’amianto, che, mescolato ad altro materiale, sarebbe stato incenerito nel termovalorizzatore di Padova. I due avrebbero ricevuto in cambio somme di denaro.
Sempre secondo quanto riportato dal giornale i carabinieri hanno sequestrato una discarica abusiva, all’interno della quale erano accatastati bancali di eternit, pronto al trasferimento e all’incenerimento. Gli arresti sono in tutto cinque e le ipotesi di reato, a vario titolo, sono corruzione, peculato, attività di gestione di rifiuti non autorizzata e combustione illecita di rifiuti.
Come sappiamo, l’amianto è un materiale altamente cancerogeno e pericoloso per la salute dell’uomo. Lo scorso aprile è stato diffuso il dato per cui in Italia, negli ultimi dieci anni, sono state circa 60mila le persone morte per malattie legate all'amianto.
Tenuto contro che la dirigenza di ETRA si è detta estranea ai fatti contestati ai propri dipendenti da parte di noi cittadini resta una certa preoccupazione.
La società, di proprietà pubblica, è soggetta alla direzione dei Comuni dell’Altopiano di Asiago, Colli Euganei, Bassanese, l’Alta Padovana e la cintura urbana di Padova. Essa svolge una serie di servizi, tra cui la gestione dei rifiuti nella zona.
Ovviamente da cittadina spero che la Procura possa escludere totalmente le responsabilità della società.
Purtroppo i tempi in cui viviamo non sono facili sul piano della giustizia. A preoccupare è anche le difficoltà che gli organi inquirenti si trovano ad affrontare, con strumenti investigativi sempre più risicati.
E non mi tranquillizza il futuro, tenuto conto che il reato di abuso d’ufficio è stato cancellato dall’ultima riforma della giustizia.
Una riforma che, come sostenuto da più addetti ai lavori, rischia di tutelare la casta dei potenti a svantaggio dei cittadini.
Mi chiedo, dunque, quanto siamo veramente tutelati nell’esercizio dei diritti fondamentali costituzionalmente riconosciuti, primo fra tutti, quello alla salute e al diritto a vivere in un ambiente salubre.
Il Veneto è una regione complicata, ad alto radicamento mafioso e nella pubblicazione di AntimafiaDuemila del 24 Gennaio 2024 “Il Veneto non è terra di mafia, ma la mafia ci sta bene” si è parlato di allarme mafioso nel comparto economico, ambientale, istituzionale e sociale, dando particolare risalto alla gestione dei rifiuti e di quanto le mafie calpestino le regole e la dignità delle imprese oneste e rovinino la serenità delle famiglie.
È triste constatare quanto troppo spesso il profitto sia posto davanti a tutto, persino alla salute dei nostri figli. Come si può accettare il rischio alla salute e all’ambiente magari con il solo intento di rendere più competitive le aziende? Possibile che il profitto di pochi valga di più della salute di molti?
L’ingordigia del denaro evidentemente attanaglia, coi suoi tentacoli, sempre più le persone comuni, rendendole indifferenti ai valori umani e all’etica.
Io credo che le riforme istituzionali siano importantissime ma ritengo che, prima di tutto, sia necessario realizzare un profondo cambiamento valoriale di ciascuno di noi se vogliamo costruire una società che ponga, al centro dell’interesse, non il profitto ma l’essere umano con i suoi bisogni.
Concludo concedendomi la rilettura di una lettera recentemente da Lei pubblicata e che ho trovato particolarmente istruttiva, sia per il recupero di una auspicabile centratura valoriale dell’umanità, sia per stimolare quegli adulti che vogliono diventare un buon esempio per i propri figli: “Per fare un albero ci vuole un seme”.

Verona, 07/06/24

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