Il 12 febbraio a Udine, alle ore 18.30, presso il Lino's & Co. via Artico di Prampero, si terrà un evento in ricordo di Attilio Manca, brillante giovane medico urologo di Barcellona Pozzo di Gotto che è stato trovato morto nel suo appartamento di Viterbo tra l'11 e il 12 febbraio del 2004: dopo oltre vent'anni non esiste ancora un nome, né del killer o di mandanti.
Ad organizzare l'incontro sono stati gli attivisti del collettivo “Casa Giovani del Sole” e vedrà la partecipazione di Angela Gentile Manca, madre di Attilio; del fratello Giancluca Manca; della deputata del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari. Ci sarà un intervento video dell'avvocato Fabio Repici, legale della famiglia Manca e storico difensore di molti altri parenti di vittime di mafia.
Presente anche Luca Grossi, redattore di ANTIMAFIADuemila, e autore del libro “Tienimi le Mani. La verità sulla vita e la morte di Attilio Manca” (edito da Terra Omnia).
A Moderare sarà il rappresentate provinciale penastellato Marco Grilli. 
Il dialogo verrà intervallato da interventi artistici a cura di Casa Giovani del Sole.
Essere presenti significa scegliere di non delegare ad altri il compito di interrogarsi. Significa riconoscere che la giustizia non è un tema astratto, ma una responsabilità condivisa.
L’ingresso è libero e la prenotazione obbligatoria da questo link.
Molte domande restano ancora senza risposta, volutamente senza risposta.
Difatti sono tanti gli elementi che puntano alla mafia ma altrettanti puntano il dito contro soggetti dello Stato deviato.
Cosa significa?
Nella relazione parlamentare antimafia della scorsa legislatura è stato scritto nero su bianco che l'omicidio di Attilio Manca è stato eseguito dalla mafia in sinergia con soggetti istituzionali.
Attilio si sarebbe messo di traverso alla latitanza, e quindi anche alle coperture, di Bernardo Provenzano, il superbo di Cosa nostra che rimase nascosto per oltre quarant'anni.
Dopo che Provenzano venne operato poiché era affetto di tumore alla prostata i suoi gregari dissero che bisognava “fare la doccia al dottore” poiché si sarebbe rifiutato di operare il capomafia.
E perché l'autorità giudiziaria di Viterbo di allora etichettò la sua morte come overdose senza tenere conto dei altri elementi presenti sulla scena del crimine e non solo?
La stessa commissione antimafia scrisse che le indagini venero portate avanti in maniera superficiale.
Quindi, oggi, a distanza di anni, a che punto siamo arrivati?
La procura di Roma sta indagando ma ad oggi non ci sono ancora notizie di rinvio a giudizio o di archiviazione.
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