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NEWS 229667di Giulietto Chiesa - 14 gennaio 2015
Leggo costernato quanto il sito del Ministero dell'Interno estone pubblica su di me per giustificare il mio fermo e l'espulsione. L'abuso in dettagli.
Leggo, costernato e indignato, quanto il sito del Ministero dell'Interno estone pubblica al mio riguardo il giorno 17 dicembre 2014, per giustificare il mio fermo e successiva espulsione, avvenuti il giorno 15 dicembre.

Il titolo è davvero fantastico. "La proibizione a Chiesa di entrare in Estonia è connessa con la sua giustificazione di crimini contro l'umanità".
 
Il testo - si noti che non si tratta di un articolo di giornale ma di una comunicazione ufficiale su un sito governativo ufficiale - così si esprime:
«Chiesa ha espresso la sua ostilità verso l'Estonia nel passato. Per esempio egli ha protetto e giustificato le azioni di Arnold Meri, che confessò la sua partecipazione alle deportazioni di massa organizzate in Estonia nel 1949, il cui risultato fu la perdita della vita e della dimora per decine di migliaia di estoni».
 
Su cosa si fonderebbe questa accusa infamante? Su un articolo risalente al 2009 - apparso su un sito, "Infolistok Nochnoi Dozor" del 26/2/2009, in lingua russa, e ripreso da un pezzo pubblicato sul sito italiano Megachip in data 25/2/2010 in lingua italiana - che venne pubblicato dopo un mio viaggio in Estonia, appunto, nel quale andai a trovare Arnold Meri, già gravemente malato di cancro e che morì pochi mesi dopo.
Potete leggere direttamente anche in coda a questo articolo il contenuto di quel pezzo (in russo e in italiano). Ma sfido chiunque a trovare una qualsiasi, sia pur lontana, "giustificazione" di qualsivoglia crimine, men che mai di crimini contro l'umanità.
L'accusa è semplicemente inventata di sana pianta.
 
Io parlavo d'altro: delle scorrettezze procedurali, della campagna d'odio scatenata contro un "eroe dell'Unione Sovietica". Io riferivo nell'intervista la nettissima smentita di Arnold Meri dell'accusa di avere "riconosciuto le sue colpe". Riferivo che l'accusa contro di lui si limitava a una intervista tendenziosa, pubblicata per aprire il caso e per realizzare una vendetta dei settori più oltranzisti e filo nazisti in Estonia contro un illustre esponente della Resistenza estone al nazismo.
 
Nella corrispondenza (tra le altre cose, oltre a essere deputato europeo in carica, ero anche, e sono, un giornalista) precisavo anche, con totale chiarezza, di non avere elementi per affermare l'innocenza di Meri, in quanto impossibilitato a ripercorrere tutte le fasi dell'inchiesta.
 
Scopro, a quasi sette anni di distanza, che quelle righe sono servite per impedirmi di parlare in pubblico a Tallinn, nel 2014, esprimendo le mie idee.
Pretesto, totalmente falso, per - viene scritto - «proteggere la sicurezza e l'ordine pubblico dell'Estonia».
 
Si tenga infine presente che Arnold Meri morì di cancro (già diagnosticato come terminale all'epoca) appena un anno dopo. E morì innocente perché il processo non fu portato a compimento.
 
A parte le altre incongruenze e falsificazioni minori, incluse nella dichiarazione - su cui tornerò nel corso dell'istanza che intendo presentare alla valutazione del Tribunale di Strasburgo per i diritti umani - , resta l'accusa calunniosa e infamante nei miei confronti, per la quale chiederò al Governo di Estonia di rispondere in giudizio di fronte a un tribunale estone e alle istanze europee.
 
Giulietto Chiesa
 
  • Di seguito, la versione in lingua italiana e quella in lingua russa dell'articolo di Giulietto Chiesa menzionato dal governo estone:

 

 
di Giulietto Chiesa. Megachip, 25/02/2009.
 
Questa, che ora riassumo per i miei lettori, è una storia che mi impedisce di essere orgoglioso della nuova Europa di cui sono cittadino.
Ho incontrato a Tallin, Estonia, Europa, il signor Arnold Meri, 89 anni. Nella sua casa alla periferia della capitale. Quasi cieco, ammalato di cancro, ma con una mente straordinariamente vivace, giovane d'animo e di spirito. Abbiamo parlato, oltre che della sua storia, delle vicende del mondo, dalla Russia, alla Cina, all'Europa e al Medio Oriente. Chi sia stato Arnold Meri molti estoni lo sanno: primo cittadino della Repubblica Socialista Sovietica di Estonia a ricevere la Stella d'oro di Eroe dell'Unione Sovietica per il coraggio manifestato nella guerra antinazista.
Ma nell'Estonia di oggi questo non è un merito. È un insulto. Arnold Meri non vivrà a lungo. Il cancro ai polmoni gli lascia giorni contati. E quella Stella d'Oro che porta orgogliosamente sulla giacca un po' lisa, rischia di farlo morire sotto processo, se non più in carcere, visto che nemmeno in Estonia si può incarcerare un cittadino di quell'età e in quelle condizioni.
Cosa succede? Succede che la Procura della Repubblica lo ha incriminato per "genocidio" nell'organizzazione delle deportazioni staliniane del 1949. Arnold Meri ha una memoria di ferro e mi ha raccontato tutta la vicenda nei minimi particolari. Non sta a me trarre conclusioni sulla veridicità della sua linea difensiva: non è in mio potere condurre un'indagine parallela. Ma è ben chiaro che il giudice istruttore estone si è basato, nel suo atto di accusa, esclusivamente su un'intervista rilasciata dallo stesso Meri a un giornale estone, che ne ha dato un'interpretazione tendenziosa, rovesciando i fatti nel loro contrario: da salvatore delle vite di decine di estoni che stavano per essere imbarcati su navigli che avrebbero potuto affondare, ad aguzzino che ne garantiva la detenzione.
Ma non è questo il punto. Il punto è che il comportamento degl'inquirenti odierni, di uno stato che appartiene all'Europa, assomiglia molto di più a una vendetta consumata freddamente e consapevolmente, utilizzando il codice penale come una sferza per la tortura, che non a un procedimento legale per affermare la giustizia e punire un colpevole.
Lo prova il fatto che il giudice del tribunale esige, per la continuazione del processo, che un uomo d'età avanzata, ammalato e in punto di morte, si rechi nell'aula di un tribunale a 200 chilometri di distanza per assistere alle sedute. E rimette in discussione sistematicamente le conclusioni dei medici che affermano l'impossibilità di movimento dell'imputato e il grave pregiudizio per la sua vita in caso di adempimento obbligato dell'ingiunzione.
Il tutto mentre la stampa estone trasuda indignazione contro Arnold Meri, perché farebbe resistenza contro la celebrazione di quella che viene definita la "Norimberga N.2" contro i delitti del comunismo. Niente o poco a che fare con i capi d'accusa, molto a che fare con un processo politico.
Ricevo ora informazione dagli amici di Arnold Meri che il processo è stato formalmente sospeso "per le condizioni di salute dell'imputato". Pare che il giudice attenda la guarigione di una persona che sta per morire, e che non guarirà, solo per issarne le spoglie sulla gogna della storia.
Episodio, di per sé, di particolare infamità, oltre che di singolare stupidità, che meriterebbe di essere segnalato alla Corte Europea dei diritti dell'Uomo. Tanto più che la Procura Generale estone, tutta protesa alla caccia alle streghe contro il retaggio della "occupazione russa", non si accorge che nei negozi di Tallin si vendono liberamente volumi che inneggiano alle SS estoni che combatterono fianco a fianco con le truppe naziste e si macchiarono degli stessi crimini efferati.
Ma l'Europa non era antifascista e antinazista?

 

"Эстонские власти вершат не правосудие, а хладнокровно и сознательно мстят"


Депутат Европарламента, итальянский журналист Джульетто Кьеза опубликовал на своем сайте материал о герое Советского Союза Арнольде Мери, которого судят за "геноцид", хотя он умирает от рака

 
Джульетто Кьеза.
 
"Не могу не поделиться с читателями одной историей, которая не дает мне покоя и отравляет чувство гордости за новую Европу, гражданином которой я являюсь.
В одной из европейских столиц - эстонском городе Таллине мне довелось встретиться с Арнольдом Мери. Я побывал в его доме на окраине города. Ему 89 лет. Он почти ослеп и болен раком. Но мысли Арнольда Мери по-юношески подвижны. Он молод душой. И крепок духом. Наша беседа была не только о его личной судьбе. Но и о мировых событиях.
Мы говорили о России, Китае, Европе и Ближнем Востоке. Многие эстонцы знают, кто такой Арнольд Мери - первый гражданин Эстонской Советской Социалистической республики, награжденный Золотой звездой Героя Советского Союза за подвиги в годы войны с фашизмом.
Правда, в сегодняшней Эстонии высшая советская награда не является заслугой. Скорее отягчающим обстоятельством. Увы, дни Арнольда Мери сочтены. Рак легких не оставляет шансов на долгую старость. Золотая звезда Героя, которую он с гордостью носит на лацкане видавшего виды пиджака, грозит ему смертью на скамье подсудимых. Слава Богу - пока не за тюремной решеткой. Ведь даже в Эстонии нельзя упрятать в каземат человека с неизлечимой болезнью и в столь преклонном возрасте.
Что же происходит в Эстонии на самом деле? Республиканская прокуратура обвиняет его в «геноциде» в период сталинских депортаций 1949 года. Но Арнольд Мери обладает твердой памятью. Мне он рассказал о событиях шестидесятилетней давности с мельчайшими подробностями. Журналисту не пристало делать выводы об истинности аргументов подзащитного. Я не в состоянии провести самостоятельное параллельное расследование.
Тем не менее, предельно ясно, что эстонская Фемида основывает свои обвинения всего лишь на газетном интервью. Интервьюер тенденциозно интерпретировал слова Арнольда Мери. И придал им обратный смысл. По сути дела извратил факты. Из спасателя жизней десятка эстонцев, которых должны были погрузить на прогнивший баркас, Арнольда Мери превратили в палача и безжалостного тюремщика. 
Однако, собственно говоря, дело не в этом. А в том, что в государстве, получившем членство в Европейском Союзе, поведение эстонской юстиции более всего напоминает вендетту. Эстонские власти вершат не правосудие, а хладнокровно и сознательно мстят. Они используют уголовный кодекс как орудие изощренной пытки. Ни намека на правовую процедуру во имя торжества справедливости и наказания виновного. 
Нужны доказательства? Пожалуйста. Эстонский судья требует от смертельно больного старика прибыть в зал суда, расположенный в 200 километрах! При этом судья упорно подвергает сомнению заключение врачей, подтверждающих нетранспортабельность больного и угрозу жизни в случае выполнения указаний судебной повестки.
И все это на фоне волны негодования эстонской прессы. Он, видите ли, саботирует процесс, который эстонские журналисты поспешили назвать «Вторым Нюрнбергом» во имя осуждения преступлений коммунизма. Так что, в деле практически отсутствуют юридические основания. Речь идет о политическом процессе.
На днях от друзей Арнольда Мери мне стало известно, что процесс формально отложен «по причине состояния здоровья обвиняемого». Судя по всему, судья решил дождаться выздоровления обреченного на смерть человека. Ясно, что Арнольд Мери не выздоровеет. Но память о нем будет отдана на поругание истории. 
Вся эта судебная возня омерзительна сама по себе. К тому же процесс является проявлением величайшей глупости и подлости, достойной осуждения  в Европейском суде по правам человека. Тем более, что эстонская генеральная прокуратура, с упоением занимающаяся охотой на ведьм в рамках борьбы с наследием «русской оккупации», закрывает глаза на тот факт, что на прилавках Таллина свободно продаются фолианты, воспевающие эстонских эсэсовцев. Они воевали бок о бок с нацистами и запятнали себя ужасающими преступлениями. Разве уже предано забвению антифашистское и антинацистское прошлое Европы?"

Tratto da: megachip.globalist.it

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