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di Aaron Pettinari
Pg annunciano attività istruttorie e valutano gli atti delle udienze con la testimonianza del boss di Brancaccio
Oggi audizione del collaboratore di giustizia Pace che chiede di non diffondere propria voce

Il boss di Brancaccio, Giuseppe Graviano, potrebbe presto salire sul banco dei testimoni nel processo trattativa Stato-mafia. I sostituti procuratori generali Giuseppe Fici e Sergio Barbiera stanno valutando seriamente la possibilità, dopo aver letto i verbali di deposizione al processo 'Ndrangheta stragista dove il capomafia siciliano si trova imputato assieme a Rocco Santo Filippone come mandante degli attentati contro i carabinieri avvenuti in Calabria tra il 1993 ed il 1994.
Oggi, nel corso dell'udienza di fronte alla Corte d'assise d'appello presieduta da Angelo Pellino (a latere Vittorio Anania), l'accusa ha anticipato che vi sarà un'ulteriore attività integrativa di indagine con diversi atti e documenti al vaglio della Procura generale, su alcuni dei quali si valuta l'ostensibilità o meno. Tra questi proprio gli atti riguardanti quella lunga deposizione di Graviano nel processo calabrese, ormai prossimo alla sua conclusione in primo grado.
"Si tratta di attività istruttorie che riguardano anche - hanno detto i sostituti procuratori generali, Barbiera e Fici - un imputato di reato connesso che ha reso in altra sede processuale, come è noto, una serie di dichiarazioni. L'ufficio di procura generale si impegna a depositare entro il 15 settembre ulteriore attività istruttoria che dovremo ancora svolgere per consentire alle parti di interloquire a partire dalla ripresa prevista il 21 settembre”.
Già nel processo di primo grado, il 20 ottobre 2017, il capomafia siciliano era stato chiamato a deporre, ma al tempo scelse di avvalersi della facoltà di non rispondere. Su di lui, già condannato per le stragi del 1992 e del 1993, al tempo era aperto il fascicolo della Procura di Palermo per attentato a corpo politico dello Stato. Un procedimento che è stato archiviato dal Gip per intervenuta prescrizione.
Nel 2020 Graviano, come è noto, ha rotto il proprio silenzio al processo 'Ndrangheta stragista, offrendo una sua versione di certi dialoghi avuti tra il 2016 ed il 2017 con il suo compagno d'ora d'aria, Umberto Adinolfi, nel carcere di Ascoli Piceno.
E a Reggio Calabria ha dichiarato, tra le altre cose, di aver "incontrato Berlusconi da latitante" e di aver avuto degli affari con lui, seppur frutto di investimenti leciti originari del nonno, riguardanti i settori dell'edilizia ma anche delle televisioni Mediaset.
Il periodo di quegli incontri sarebbe stato nel 1993. “C’è una riunione preliminare con me, mio cugino e Berlusconi a Milano 3, la situazione andava regolarizzata - aveva detto intervenendo dalla videoconferenza di fronte alla Corte d'assise di Reggio Calabria -. Siccome Berlusconi aveva detto di sì, dovevamo fissare un appuntamento. C’erano anche persone che però non mi sono state presentate in quell’occasione. Penso sapesse che ero latitante. Lo ero dal 1984 e io mi sono presentato col mio nome, sapeva che ero nipote di mio nonno".
Nonostante fosse un ricercato, però, a detta di Graviano non aveva problemi di movimento: "Io facevo shopping tranquillamente in via Montenapoleone, frequentavo i ristoranti, ogni sera andavo al cinema o al teatro, una vita di divertimenti più che di latitanza. Ero latitante a Omegna dove stavo nella pace degli angeli, ma Milano per serviva per questi incontri, non avevo nessun timore, ma lo sapevo che mi stavano cercando".
Graviano aveva anche parlato dell'esistenza di una “carta privata” che accerterebbe la natura dei rapporti economici.
Ma all'udienza dell'8 febbraio 2020 aveva aggiunto anche altro. Ovvero di aver appreso, sempre per il tramite del cugino, che già nel 1992 Berlusconi avrebbe detto di "voler scendere in politica". "Forza Italia era già preparato all’epoca. Berlusconi ne parla con mio cugino Salvo, gli chiede se giù in Sicilia gli potevano dare appoggio. Mio cugino gli dice 'non c’è bisogno che ti faccio campagna elettorale, c’è questa situazione a Brancaccio, rendilo un bel quartiere - come voleva fare mio padre, che faceva lavorare tutti - e vedi che la gente ti dà i voti'. Siamo prima della strage di Capaci, era successo da poco l’omicidio Lima mi pare”.
L'udienza odierna, intanto, è stata riservata all'audizione del collaboratore di giustizia, Salvatore Pace, anch'egli già ascoltato nel processo 'Ndrangheta stragista, per riferire in merito all'uccisione dell'educatore carcerario Umberto Mormile, il primo fatto che fu rivendicato dalla sigla Falange armata. Lo stesso ha raccontato del brindisi che uomini di 'Ndrangheta ebbero a fare in occasione delle stragi e delle morti di Falcone e Borsellino. Quindi ha parlato delle sinergie strette tra le organizzazioni criminali, Con nostra, 'Ndrangheta, Camorra e Sacra Corona Unita, in nord Italia, riunite nel cosiddetto Consorzio. Prima della deposizione la Corte d'assise d'appello di Palermo ha disposto la sospensione della diffusione, da parte di Radio Radicale, dell'udienza. Dietro la decisione l'istanza presentata dallo steso Pace di procedere all'esame con l'alterazione della propria voce. La sospensione, dunque, è stata disposta per motivi di sicurezza per evitare il suo riconoscimento per non avere problemi nel proprio lavoro. Radio Radicale, dunque diffonderà in differita questa specifica udienza. "La Corte ritiene condivisibile - ha deciso il presidente Angelo Pellino, giudice a latere Vittorio Anania - le esigenze di sicurezza prospettate e sospende quindi, solo per questa udienza, l'autorizzazione alla diffusione della registrazione rilasciata a Radio Radicale, alla quale verrà consegnato successivamente un file audio con la voce del collaboratore alterata”. La Corte nominerà, giovedì 23, un tecnico che dovrà procedere all'elaborazione del file. Dopodiché il processo avrà una lunga pausa fino a settembre quando si dovrà decidere sulle nuove attività dibattimentali.

In foto: immagine d'archivio del boss mafioso Giuseppe Graviano

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