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del bene francesco togadi Lorenzo Baldo e Aaron Pettinari
Oggi si chiude la requisitoria con le richieste di pena

Ultimo giorno di requisitoria oggi al processo trattativa Stato-mafia. I pm Nino Di Matteo, Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia e Vittorio Teresi, dopo duecentodieci udienze in quasi cinque anni, si preparano a chiedere le condanne degli imputati alla corte d’Assise presieduta da Alfredo Montalto. Poi, nelle prossime udienze, toccherà alle parti civili. Quindi, agli avvocati difensori. Nella giornata odierna l’accusa ha nuovamente esposto le prove a carico dell’ex senatore Marcello Dell’Utri. "Risulta provato - ha detto il pm Del Bene - che l'incontro tra esponenti mafiosi e Marcello Dell'Utrisiano stati plurimi e ripetuti nel tempo, da collocare sia prima delle elezioni del '94 che dopo le politiche. Nel corso di questi incontri sia Graviano che Mangano hanno sollecitato Dell'Utri a intervenire a favore di Cosa nostra. In quel momento storico e politico è il linguaggio della violenza quello prediletto dai mafiosi che sulla cultura della violenza hanno costruito un sistema di potere, la loro carriera personale. E' solo con l'uso di questo linguaggio che i capi di Cosa nostra e, in particolare uomini sanguinari come Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca, pensano di potere realizzare i loro obiettivi con l'uso della violenza. E Dell'Utri non si è sottratto e si è fatto interprete degli interessi di Cosa nostra".
“Le risposte - ha aggiunto il magistrato - non sono tardate con alcuni provvedimenti legislativi che il governo di Berlusconi è stato costretto ad adottare o si preparava a varare”. Ancora una volta sono stati ricordati gli “aggiustamenti” del decreto Biondi, anche noto come “salvaladri”, che portarono il ministro Maroni a protestare ed opporsi fortemente. “In quel decreto vi era più di una normativa favorevole a Cosa nostra - ha ribadito Del Bene - e questo avviene dopo le strati del 1993, con i morti a terra. Era necessario applicare delle leggi a favore dei mafiosi? Tra i punti c’era l’arresto solo in flagranza di reato, il punto undici del papello. E in aula abbiamo ascoltato la testimonianza di Maroni che già al Tg3, nel luglio 1994, manifestava durissime critiche al decreto legge che ‘era diverso rispetto a quello approvato’. In aula ha confermato di aver avuto un colloquio con Caselli che gli aveva segnalato la norma che prevedeva l’obbligo di comunicare all’indagato di essere sottoposto a indagini. Ma in quale Paese un ministro protesta come ha fatto Maroni?”.
Del Bene ha poi evidenziato anche ulteriori interventi nel tentativo di modificare gli articoli in materia di esigenze cautelari in caso di arresto ed anche in materia di 416 bis. “Vi furono comunicati stampa - ha ricordato il sostituto procuratore nazionale antimafia - lettere per sollecitare un vertice sulla giustizia. Poi il 22 dicembre cade il governo Berlusconi e nel 1995 ce ne sarà uno nuovo ma c’è la coincidenza su quanto riferito da Cucuzza sulle parole di Mangano ed i provvedimenti che venivano discussi e che sarebbero stati presi nel gennaio 1995. E tra i testi di riforma c’era anche la norma sui termini di custodia cautelare che se approvata avrebbe fatto scarcerare numerosissimi detenuti, anche di mafia, a causa dei tempi lunghi del processo. Quindi anche l’art.22 che aboliva il reato di falsa informazione al pm. Questo non avrebbe aiutato a contrastare l’omertà di organizzazioni mafiose”.
“Aver tentato di far approvare questi provvedimenti - ha continuato Del Bene - è la prova che il messaggio di Cosa nostra è stato trasmesso al governo così condizionando l’esercizio pubblico. E Dell’Utri è riuscito a indurre Berlusconi ad assumere tali iniziative legislative per la forte influenza verso lo stesso e la prova di tale potere si era già avuta quando Dell’Utri aveva convinto Berlusconi ad entrare in politica in contrasto a Confalonieri e Letta”.

In foto: il sostituto procuratore Francesco Del Bene

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