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li gotti luigiLo storico avvocato dei pentiti sentito oggi al processo trattativa Stato-mafia
di Lorenzo Baldo e Aaron Pettinari
“Tra novembre 1993 ed il gennaio 1994 accompagnai il mio collega Odoardo Ascari (ex componente del collegio difensivo di Giulio Andreotti) al Ros. Mi disse che su appuntamento preso da Andreotti doveva andare dal generale Subranni per fare qualche investigazione mirata sui flussi finanziari sull'acquisto di una villa che l'ex ministro Claudio Martelli aveva fatto sull'Appia”. Così ha riferito oggi in aula l'avvocato Luigi Li Gotti, ex sottosegretario alla giustizia per il governo Prodi ed ex senatore Idv, al processo trattativa Stato-mafia. Il fatto sarebbe avvenuto quando era già notoria la richiesta di autorizzazione a procedere contro l'ex Presidente del consiglio per il reato di concorso in associazione mafiosa. “Sicuramente era già indagato per mafia – ha ricordato Li Gotti rispondendo ad una domanda del pm Nino Di Matteo (presente in aula assieme al procuratore aggiunto Vittorio Teresi) – Quelle indagini erano iniziate nel 1993 e noi siamo tra fine '93 ed il '94. L'avvocato Ascari, con cui avevo ottimi rapporti, era difensore di Andreotti, poi revocato per un problema numerico. Poi ricordo che successivamente Ascari si rivolse a Subranni anche per un altra questione, dopo un processo a Firenze (…) per circonvenzione di incapace. C'erano da recuperare dei soldi e Ascari si rivolse a Subranni per avere un eventuale aiuto sulle indagini patrimoniali all'estero su questo tale Minoli. Noi come parte civile offesa stavamo inseguendo il 'tesoretto' di questo Minoli”. A che titolo il Ros avrebbe dovuto compiere un accertamento di questo tipo, su richiesta di una parte privata, non è dato saperlo. E soprattutto resta il dubbio che in quegli incontri Ascari possa aver discusso con Subranni anche dell'inchiesta per mafia a carico dello stesso Andreotti.

Le “indagini” sul “conto protezione”
L'audizione dell'ex senatore è stata dedicata in particolare alla ricostruzione di un incarico che lo stesso aveva ricevuto tra il 1992 ed i primi mesi del 1993, in merito all'opportunità di rendere pubblica una determinata documentazione concernente il cosiddetto “conto protezione” (sul quale nel 1980-1981 il Psi ricevette sette milioni di dollari dal Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, finanziamento ottenuto grazie a Licio Gelli, noto capo della loggia massonica P2) per mettere in difficoltà l'allora Ministro della Giustizia Claudio Martelli. “Era fine luglio – ha ricordato – venni chiamato dal collega Odoardo Ascari che mi chiese di raggiungerlo a Modena per aiutarlo a studiare il fascicolo sull'archiviazione che c'era stata per l'indagine sul conto protezione... Lui gli atti li aveva ricevuti e gli erano stati fatti avere dall'onorevole Giulio Andreotti con lo specifico compito di approfondire l'esame di quegli atti con riferimento alla posizione di Claudio Martelli”. “Io mi recai a Modena a fine novembre e vi erano parecchi faldoni. Neanche feci in tempo ad iniziare il lavoro che il giorno dopo sul giornale, il Corriere della Sera, si diceva che Giorgio Pisanò aveva denunciato Martelli per la vicenda del conto protezione al che il mio lavoro diventava inutile. Ascari concordò ed io cessai di occuparmene”.
Successivamente vi furono anche delle ripercussioni politiche quando nel 1993, venne arrestato Silvano Larini. “Era un uomo molto vicino a Craxi e Martelli, era un personaggio di area socialista. Lui accusò apertamente Martelli di essere titolare del conto protezione e riferì persino la circostanza che Martelli aveva segnato il numero del conto su un pacchetto di cerini. Dopo questo nuovo elemento Martelli si dimise dal Governo”.
Di quella iniziativa di “approfondimento” della posizione di Martelli l'avvocato Li Gotti parlò anche con un amico giornalista, Giuseppe Marra, direttore dell'agenzia AdnKronos, che a sua insaputa informò Martelli. “Ci rimasi male, ma non ebbi difficoltà a riferire a Martelli quelle cose che avevo già detto a lui. Martelli mi ringraziò anche perché fino a quel momento pensava che la vicenda del “conto protezione” era venuto fuori a causa dei dissidi interni al suo partito e con Craxi e mai avrebbe pensato che la pugnalata partisse da Andreotti”. Quel racconto di Li Gotti, anche se in forma imprecisa, uscì poi in un articolo de L'Espresso e lo stesso Martelli ne parlò tanto nel processo Enimont quanto nel processo Andreotti. Anche Li Gotti venne ascoltato allora ed oggi ha ribadito l'imprecisione di alcuni dettagli riferiti dall'ex ministro della Giustizia. L'ex sottosegretario ha infatti spiegato di aver detto a Martelli “di uscire dall'angolo in cui era stato messo per quella vicenda e di ricordarsi il ruolo che aveva avuto nella lotta alla criminalità organizzata come ministro” ma senza mettere in relazione proprio la lotta alla mafia con la vicenda dello studio delle carte del “conto protezione”. Martelli, sentito al processo trattativa lo scorso giugno, aveva detto che a lui e a Scotti (Vincenzo, l’ex ministro dell’Interno non confermato al Viminale nel giugno del 1992 e sostituito da Nicola Mancino ndr) “ci volevano togliere perché avevamo esagerato con la lotta alla mafia. Ci accusavano di aver usato mezzi quasi anticostituzionali con l’introduzione del 41 bis”. Ma di queste cose Li Gotti, né con lui né con Ascari, non ne avrebbe parlato.

Dossier Processo trattativa Stato-Mafia

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