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aula bunker ucciardone4L'udienza è terminata ed è stata rinviata all'8 gennaio.


di Aaron Pettinari

L'incontro con il colonnello Mori, le richieste dell'ufficiale del Ros finalizzate alla fissazione di un incontro riservato con Vito Ciancimino, le discussioni sul 41 bis e l'analisi degli eventi stragisti del 1993. Su questo verterà l'esame di Luciano Violante, all'epoca dei fatti presidente della Commissione parlamentare antimafia, al processo trattativa Stato-mafia in corso a Palermo innanzi alla Corte d'assise presieduta da Alfredo Montalto.
Se vi è qualcosa di certo è che l'ex Presidente della Camera è uno di quegli “smemorati di Stato” che ha parlato dei fatti avvenuti in quei primi anni Novanta soltanto dopo le rivelazioni di Massimo Ciancimino sulla trattativa fra Cosa Nostra e pezzi delle istituzioni. Il figlio dell'ex sindaco aveva parlato di “garanzie politiche” chieste da suo padre al colonnello Mario Mori: “Della trattativa doveva essere informato il presidente della commissione antimafia Luciano Violante. Un altro misterioso interlocutore aveva invece detto che il ministro Mancino già sapeva”. Infatti è dopo aver letto questi dichiarazioni che lo stesso Violante aveva contattato i magistrati di Palermo, chiedendo di essere ascoltato. Così ai pm di allora spiegò che per davvero qualcuno gli chiese di incontrare “in modo riservato, a quattr'occhi” Vito Ciancimino. Una proposta che arrivò da Mario Mori subito dopo la sua nomina all'Antimafia, nel settembre 1992. Violante aveva messo a verbale di aver rifiutato qualsiasi contatto con il sindaco boss.
Nel novembre 2014, ascoltato durante il processo Borsellino quater, l'ex presidente della Camera ha dichiarato che a chiedere un incontro non fu solo Ciancimino: “Non arrivò solo la lettera di Vito Ciancimino. Anche Cutolo chiede di parlarmi quando ero ancora Presidente della Commissione Antimafia. Tempo dopo, tra il '94 ed il '96, quando ero vice presidente della Camera anche Vittorio Mangano inviò una lettera. Lo stalliere chiedeva che io andassi a parlargli. Poi vennero i suoi parenti che si incontrarono con il mio collaboratore insistendo perché avessi un colloquio ma non l'ho mai avuto”.
Ma non sono solo questi gli episodi su cui sarà ascoltato. Il deputato del Pd, però, all'epoca, proprio nella vesta di presidente della commissione antimafia aveva richiesto all’allora ministro dell’Interno Nicola Mancino (oggi imputato per falsa testimonianza) la trasmissione della relazione della Dia, del 10 agosto del 1993, sulle stragi di via Palestro a Milano e di San Giovanni a Velabro a Roma. Relazione che Mancino gli trasmise prontamente il 14 settembre, accompagnandola con una nota in cui specificava come si trattasse di materiale “Riservato” su cui vigeva il regime della “vietata divulgazione”. Una relazione che, è cosa nota, rappresenta un'analisi sul reale obbiettivo perseguito da Cosa Nostra con le stragi del 1993: l’allentamento del carcere duro, il 41 bis introdotto nel giugno del 1992.
E' altrettanto noto che, nonostante quell'allarme sull'eventuale revoca anche solo parziale dei decreti che dispongono l’applicazione dell’articolo 41 bis che avrebbe potuto rappresentare il primo concreto cedimento dello Stato, nel novembre del ’93, l’allora guardasigilli Giovanni Conso lasciò scadere più di trecento provvedimenti di carcere duro per detenuti mafiosi.
Quell'attenzione particolare di Violante sulle attività d'indagine delle stragi appariva anche tramite alcune interviste televisive rilasciate all'epoca dallo stesso in cui si allude anche ad una possibile proposta di “dissociazione” ai mafiosi.

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